Riassunto di tre giorni

Il senso di questi tre giorni si può riassumere con questo estratto da Veronica Mars… Che non perdonerò mai quei mentecatti degli americani per averlo sospeso.

Non c’è nessun Babbo Natale, nessun coniglio pasquale, e nessun angelo custode che veglia su di noi. Le cose accadono così, senza un motivo. E niente ha senso.

Decisamente dev’essere così.

28-08-2010

Di nuovo solo, di nuovo per lo stesso stupido motivo… Con la differenza che non posso sparire dal mondo per un mese per riprendermi.

Sarà un settembre molto lungo

Le ferie mutilate

E fu così che siamo al giro di boa della penultima settimana.
I piani ferie sono stati mutilati a più riprese e ormai ne rimane ben poco di quello che dovevano essere.
Alla fine della fiera migrerò in quel di Napoli il 16 per una settimana in modo da poter finalmente rivedere il mare dopo quattro anni e, se non per ritemprare lo spirito, quantomeno ritemprare lo stomaco dopo ormai otto mesi di deriva gastronomica da baretto, che, tanto per aggiungere un ultimo schiaffone finale, va in vacanza da venerdì, costringendomi nuovamente a pranzare all’improbabile Autogrill del centro commerciale di fronte all’ufficio per una intera settimana.
Siccome però un PMO non si muove mai senza un piano, riporto in queste pagine il piano enograstronomico da consumarsi obbligatoriamente nella settimana di vacanze:

  • Sfogliatella riccia, da consumarsi immediatamente dopo la discesa dal treno
  • Sfogliatella riccia, da consumarsi immediatamente dopo lo sbarco a Ischia, potrebbe starcene una mentre si aspetta l’aliscafo, opzionale
  • Spaghetti allo scoglio, possibilmente rossi, possibilmente da consumarsi entro la cena di mercoledì
  • Fritto misto di calamari e altra roba tentacolare, anche questo entro la cena di mercoledì
  • La genuinissima carbonara della trattoria di fronte al castello di Ischia, seguita da una zingara, è tanto che non ne mangio una, si chiamava così mi pare, in alternativa salsiccia e friarielli.
  • Mozzarella di bufala, tanta, di oggi foggia e dimensione, fresca o fritta che sia, anche contemporaneamente, prima di una pizza magari
  • Le crepes intossicanti del baretto di Ischia porto, soprattutto quella col mascarpone, perccato non ci sia più la trasmissione dei Veri Uomini condotta da Ascanio
  • La mia PASTA E FAGLIOLI… Sarà veramente molesta quest’anno, ho in mente una versione 2.0
  • La mia amatriciana che è tanto che non la cucino
  • Freselle con pancetta e pepe
  • Freselle con pomodoro, olio e origano, da collegare alla mozzarella
  • Impepata di cozze
  • Cozze al sugo… Se si trovano, mica ho ancora capito come si chiamano laggiù

Dovrebbe essere sufficiente; sorrido all’idea che grazie all’alta velocità, per “soli” 60 euro in più, non devo alzarmi alle 5 del mattino come l’ultima volta e arriverò comunque alla stessa ora di quando mi alzavo alle 5 del mattino… Conto di riprende in mano Peace Walker durante il lungo viaggio, finire il secondovirgolacinque libro de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e poi boh.

Sono in dubbio se portare tutto l’equipaggiamento fotografico o limitarmi alla compatta… Potrei anche comprarne una, non lo so, so che mi sentirei veramente in colpa per farlo, quello si e il Mediaworld è abbastanza sguarnito sotto quel profilo, però ho un paio di giorni a Ivrea, bah, sono in dubbio anche perchè sto pimpando il comparto audio del pc, è decisamente una spesa superflua.

Ricordo che la prima volta che andai a Napoli fu durante l’anno terribile della mia vita, quest’anno non è altrettanto nero a essere onesti, ma sicuramente non sono messo tanto meglio psicologicamente.

Speriamo di passarcela bene… Certo è che venerdì vado a Milano molto presto per svuotare la mia camera… uhmmm… passare da FNAC… uhmmm… uhmmmmm… Male, male, pensieri dispendiosi fuori dalla mia testa!

L’Angolo del Videogiocatore – Final Fantasy XIII

Finalmente l’ho finito.
Finalmente posso parlarne.
Finalmente posso dire che sono rimasto deluso a metà… Anzi, al 65%.
La recensione conterrà spoiler quindi se non volete rovinarvi niente (c’è da dire che c’è proprio poco da rovinare purtroppo) non procedete oltre.

(more…)

La cigliegina sulla torta

Le ferie estive, come avevo preannunciato, già si accennavano a essere piuttosto misere (eufemismo), ad oggi posso tranquillamente dire che saranno anoressiche (eufemismo), il tutto grazie alla bellissima mail che è arrivata un paio d’ore fa e di cui posto qua sotto il contenuto:

Al rientro dalle ferie (eccerto siete andati tutti in vacanza oggi fino a fine agosto, mica come me cretino ndG) ci troveremo in #nomeazienda per un percorso di formazione di cinque giorni!

Lo scopo non è solo quello di approfondire tematiche utili per la tua esperienza come PMO, ma anche quello di condividere esperienze e progetti di successo che il nostro #nomezienda ha realizzato in questi anni (nonchè per dare il colpo di grazia alle vacanze di Gara).

Di seguito riportiamo l’agenda del piano di formazione (che troverai dettagliata nel documento allegato):

· 25 agosto – > Progetti #nomeazienda (Esperienze e casi di successo)

· 26 agosto – > Gestione Processi Bancari

· 27 agosto – > Gestione dell’Informazione e Banche Dati

· 30 agosto – > Project Management – 1

· 31 agosto – > Project Management – 2

Ti preghiamo di rispondere a questa mail indicando quale delle date sopra riportate risultano compatibili con i tuoi impegni presso il cliente e indicandoci quindi la tua presenza o meno.
(in caso contrario potresti svegliarti con una testa di cavallo nel letto ndG)

Grazie e buone ferie! (fottiti ndG)

A presto

Ora la cosa divertente sarà capire dove dormirò la sera, visto che settimana prossima provvederò allo svuotamento della casa di Milano… Si si, proprio una bella estate!
Se non altro ho Starcraft 2… Del quale ho dimenticato il disco a Padova e che sto scaricando in digital download (grande Blizzard per averci pensato integrandolo in Battle.Net) da questa mattina; dopotutto sette giga sono sette giga e l’ADSL qua è quello che è.
In tutto questo ho finito Final Fantasy XIII del quale parlerò la prossima settimana e ho iniziato Bayonetta.
CHE ESTATE RAGAZZI!

La parola del mese

marginale

marginale agg. [der. di margine]. – 1. Del margine, che è al margine, che costituisce un margine: zona, area, spazio marginale. In partic.: a. Che è segnato sul margine di una pagina stampata o manoscritta: disegni, fregi m.; glosse m.; numeri m.; note m., in un libro, note stampate sui margini laterali (destro nella pagina dispari, sinistro nella pagina pari), non a piè di pagina. b. In ottica, raggi m., i raggi luminosi che, in relazione a un certo sistema ottico centrato, non si possono considerare come raggi parassiali (v. parassiale). c. In statistica, distribuzioni m., le distribuzioni delle frequenze di due caratteri associati, considerati separatamente, così dette perché, in una tabella nelle cui caselle siano riportate le frequenze dei due caratteri, le frequenze riguardanti le distribuzioni marginali si trovano ai margini. d. Nelle costruzioni navali in metallo, lamiera m. (o, assol., la marginale s. f.), lamiera longitudinale che delimita lateralmente il doppio fondo della nave collegandosi, in corrispondenza dei ginocchi e lungo ciascun fianco dello scafo, alla murata. 2. fig. a. Di cosa o fatto che, in un maggior complesso di cose o fatti, non ha peso o valore essenziale o determinante, ma accessorio, secondario: un episodio m. o d’importanza m.; questi sono aspetti m. della questione; fare delle osservazioni, delle considerazioni m.; nell’organizzazione generale dell’impresa, il suo contributo è soltanto marginale. b. Nelle scienze sociali, condizione m., quella di chi, vivendo in società industriali avanzate, specialmente nelle grandi aree urbane, e subendo gli effetti di fenomeni (detti appunto di emarginazione o di marginalizzazione) dovuti a cause diverse ma in generale connessi con le modalità dello sviluppo economico e industriale, si trova escluso dal mercato del lavoro e, quindi, dai livelli generalizzati dei consumi, con conseguente impoverimento della sua vita culturale e sociale. In antropologia culturale, gruppi m., popolazioni m., gruppi nomadi, prevalentemente di cacciatori e raccoglitori (pigmei, boscimani, aborigeni australiani), di esigua consistenza demografica, stanziati in territorî isolati e inospitali per sottrarsi al dominio dei popoli sedentarî; per analogia, nelle società industriali, gruppi di zingari nomadi che, pur vivendo in simbiosi con le popolazioni locali, preferiscono lo stanziamento temporaneo. 3. In economia, relativo a variazioni infinitesime, che s’ispira al principio marginalistico: analisi m., metodo d’indagine teorica dei fenomeni economici basato sulla considerazione delle variazioni infinitesime subite da variabili dipendenti in corrispondenza di variazioni infinitesime delle variabili indipendenti da cui dipendono (è usata soprattutto nello studio dell’equilibrio del consumatore, dei costi e della costituzione ottima delle imprese, della formazione del prezzo nelle varie forme di mercato); costo m. (v. costo1); produttività m. (v. produttività); ricavo m. (v. ricavo); spesa m. (v. spesa, n. 3 a); utilità m. (v. utilità). Con sign. diverso, impresa m., l’impresa il cui costo variabile medio minimo è uguale al prezzo di mercato e che sarebbe pertanto costretta a rinunciare a produrre qualora il prezzo diminuisse anche di poco. ◆ Avv. marginalménte, a margine, in margine: note segnate marginalmente; usato soprattutto in senso fig., in via secondaria, in modo accessorio: sono fatti, o questioni, che m’interessano solo marginalmente.

Dove siamo andati a finire

Il titolo è meno ispirato di molti altri che l’hanno preceduto ma stasera non me n’è venuto in mente nessuno di migliore quindi cerchiamo di compensare il tutto con un po’ di contenuto.

Dove siamo finiti? Cerchiamo di pensarci su, mancano ancora cinquanta minuti a mezzanotte e il gggiovane che è in me si rifiuta di andare a letto.
Da quando mi sono trasferito (da quando sono stato trasferito diciamo), di cose degne di nota ne sono successe pochissime e di tutte ho avuto cura di far menzione quindi si, dovrebbe essere chiaro, la mia vita trascorre nel piattume più completo.
Un weekend sono a casa, un weekend sono a Padova, un altro weekend (non) sono a Milano.
Questo si traduce in un continuo fare spizzichi di cose che alla fine si traducono in un niente e non fanno che aquire la sensazione di “sradicamento” che provo da quando è finito l’effetto “wow” dato dal mio ingresso ufficiale nel mondo del lavoro vero e proprio. L’effetto “wow” è finito a Febbraio per intenderci.

La speranza che ci teneva su di morale era quella di poter farsi un viaggio da qualche parte dopo ben due anni di “non-vacanze” passate a preparare esami di cui non mi interessava assolutamente niente ma, come si sa, non c’è due senza tre, quindi mi ritrovo di nuovo a improvvisare soluzioni pindariche che generalmente falliscono entro quarantott’ore.
Questo ha portato ad accettare con rassegnazione lo stato delle cose e quindi di darmi alle spese folli sperperando quei quattro soldi che avevo da parte.

Nel giro di pochi mesi devo dire di aver fatto degli acquisti molto interessanti tra cui si annoverano la PSP con Metal Gear Solid Peacewalker, che sta prendendo polvere dopo nemmeno cinque giorni di gioco a causa dell’osceno sistema di controlli e del fatto che, ultimamente, manco voglia di giocare c’ho.
Si, ho le palle a terra e per questo ho ripiegato sui fumetti, complice un paio di mesi davvero interessanti.
Segnalo Young Doctor Strage, bell’idea italica di reinterpretare uno dei supereroi più importanti della cosmogonia marvelliana in chiave adolescenziale, e il ritorno di Sandman in edizione cartonata nelle fumetterie.
Il problema ora però è riuscire a comprarlo Sandman visto che da Lunedì (si ok oggi è solo Martedì… Minchia…) esco continuamente alle 19.30.
L’assenza di orari certi è quello che più odio del mio lavoro assieme al costante concetto che il consulente dovrebbe stare in giacca e cravatta apparentemente anche in mezzo alla Valle della Morte perchè altrimenti… Altrimenti boh… Mi hanno dato delle spiegazioni davvero ridicole, tant’è che appunto io da quando le temperature hanno abbondantemente sfondato il tetto dei 25° sfoggio abbigliamento sportivo a manica corta ma sempre con buon gusto ed eleganza e il fatto che spesso risulti più elegante di molti consulenti incravattati la dice lunga su quanto sia stupida st’etichetta.

Tornando agli orari, i miei timori si erano rivelati fondati, e il fatto che una persona che di applicativi bancari fondamentalmente non sappia UN CAZZO abbia capito a Febbraio che sta migrazione non sarebbe andata liscia la divrebbe dire lunga su che sveglioni siano questi qua.
Oltre al fatto che trovo folle fondere una banca (che si porta dietro un’altra banca fusa o una cosa del genere mica l’ho ancora capito…) con un’altra banca e usare quest’ultima come cavia per questo nuovo applicativo di gestione dei finanziamenti, il tutto in sei mesi scarsi di lavoro con un ambiente assolutamente sottostaffato, mo è sono emersi dei bachi di analisi che, in confronto, il programmino che seguivo nell’altra Disperata Società era un capolavoro di analisi funzionale.
Qua si sono COMPLETAMENTE dimenticati di cercare di capire le differenze di operatività tra la capogruppo e l’acqusita preferendo arzigogolare su altro, cosa sia questo altro io non l’ho ancora capito visto che è da Maggio che non funziona una bega.

A tutto questo si aggiunge che, da tipo tre settimane, è scattato qualcosa del quale io sono ancora all’oscuro, forse qualche megadirettore ha deciso che era tempo di tirare le fila di questa splendida idea, probabilmente è legato al fatto che mo sto applicativo verrà attivato su un’altra banca del gruppo e qua ancora non funziona una ceppola, si da il caso, che il pacifico, logorroico e ansioso omino che sovrintende lato banca il tutto si è svegliato dal suo torpore trascinandoci tutti in un vortice di orrore e follia.

Questo vortice di orrore e follia è rappresentato dal fatto che se metti assieme quattro consulenti di tre diverse aziende di cui uno ha una esperienza di project management di circa sette mesi, l’entropia non può che aumentare.
E così abbiamo un bellissimo cast di personaggi composto da:

  • Il capo dell’ufficio progetti che si è inserito di prepotenza per motivi che non mi sono ancora ben chiari ma che dovrebbero essere legati al fatto che quella dei progetti che prima seguiva il progetto ha avuto la ideona brillante di andare in ferie
  • La consulente personale del capo dell’ufficio progetti: una trent’enne sarda di bell’aspetto che pensa che, essere la miglior figa del bigonzo della sua azienda di consulenza presso il cliente nonchè l’assistente personale del capo dell’ufficio progetti le dia il permesso di dare ordini a tutti, persino a consulenti che non fanno parte della sua stessa azienda (io).
  • Un consulente della stessa azienda dell’arpia di cui sopra che stava placidamente percorrendo i corridoi quando qualcuno più in alto di lui ha detto “ascolta tu devi assistere Lei perchè Lei è troppo figa per fare questo lavoro umile da sola e noi non ci possiamo permettere una simile figura, quindi va, e assisti”
  • Un consulente (io) che ormai aveva i suoi ritmi, lavorava a mezzo servizio anche presso altre due aree, curava tutto benissimo o quasi in autonomia e ora è assalito da tutta sta gente che vuole risultati e li vuole subito… E poi la gente si chiede perchè i consulenti stanno sul culo a tutti
  • La consulente (o qualsiasi cosa sia) degli sviluppatori, buon’anima, metodica come poche, ogni tanto mi cazia perchè mi perdo delle mail, ma c’ha ragione e poi comunque mi cazia sempre con grande dignità e rispetto.
  • Tutto il gruppo finanziamenti che al momento è composto da una specie di cinquant’enne figlia dei fiori a giudicare dall’aspetto e da una più che cinquantenne (mi auguro perchè altrimenti li porta malissimo) che è malata un mese si e l’altro pure
  • Gli sviluppatori che bene o male fanno il loro sporco lavoro, the few, the proud.
  • La mia capa che è chiaramente sull’orlo di una crisi isterica
  • Il PM degli sviluppatori che, senza dire un cazzo a nessuno se non al suo capo che non l’ha detto alla mia capa, è andato in ferie… Immaginate com’era contenta la mia capa quando l’ha saputo. Da me. Alle 18.30. Del giorno stesso.
  • La PM in seconda che è una idiota che non riesco a capire se ci è o ci fa, ormai manca poco prima che la mia capa le stacchi la testa e ne beva il sangue, è più disordinata di me e state tranquilli che se le chiedi delle stime te le darà, si, il giorno dopo il quale tu ne avevi bisogno… Meno male che siamo tutti sulla stessa barca, così affonderà prima.

Insomma la situazione non è per niente felice, aggiungiamo che oggi, probabilmente abbiamo raschiato il fondo.

Dicevamo che ieri sono uscito alle 19.30, non sono riuscito a comprare Sandman, ma era per una buona ragione: preparare i supporti per la discussione dello stato avanzamento lavori, cosa che doveva essere fatta dal servo di Lei che però non c’era.
Chi lo fa quindi? Lei? MA NO! Lei è troppo figa, è troppo senior per lavorare su un powerpoint.
“Lo fai tu”.
Generalmente l’imperativo con me lo usa il mio cliente e non una consulente che, per quanto ne sa di me, io potrei essere il meglio figo del bigonzo che la schiaccia tra le dita… Ma temo che la mia apparenza umile mi tradisca.
Comunque, ok, mettiamolo sulla pila delle cose da fare.
Ah, ve l’ho detto che ha una voce terribilmente nasale? No? Beh ora lo sapete.
Comunque passo la giornata a fare quello che dovevo fare, ovvero tenere aggiornato il dannato excellone che ormai pesa un mega. Zippato. Tabelle pivot del cazzo…
COMUNQUE
Arriviamo a un momento di relativa quiete dove nessuno stressa nessuno quindi mi metto a sistemare il ppt che era già stato preparato dal Servo di Lei quindi mi aspettavo che, siccome siete i meglio fighi del bigonzo della consulenza, dovessi solo integrare poca roba.
Sistemo qua, aggiungo là, sfilo di lì, aggiorno il grafichino qua… taaaaac. Belle che pronta.
Sottopongo il tutto a Lei che controlla, nota delle imprecisioni estetiche (donne), io correggo, riguarda, pare andare tutto bene, oh, io mi fido, sei quella con la seniority della madonna (30 anni c’hai, ma smettila di fare quella con la patata d’oro).
Comunque ci diamo appuntamento a domani alle 8.30 e io me ne vado a casa.
Alle 8.31 il sottoscritto è presente, mentre degli altri non se n’è vede traccia, soprattutto di Lei.
Alle 09.00 siamo tutti seduti, io stampo il supporto e iniziamo a fare il punto.
Già la mia capa pesca due errori, cose che sono cambiate nel frattempo e che io manco mi ero sognato di controllare.
Seguono altri due.
Un altro.
Sento il rumore di vanga che scava fosse.
Il capo dell’ufficio progetti sbotta, la mia capa sbuffa.
E’ male, è molto male.
Poi arriva la fatality: LEI MI SCARICA IL BARILE.
GIA PERCHE LA PRESENTAZIONE L’AVREI FATTA IO.
E CHI AVEVA DETTO CHE ANDAVA BENE?!
CHI AVEVA DETTO CHE SI POTEVA CONDIVIDERE?!
Io lì per lì vacillo un po’, dopotutto sono cose che mi dovevano effettivamente venire in mente di controllare PRIMA ma tant’è.
Si fa la telefonata con la banca, si smarca qui, si lima là, si pianifica questo, si ripianifica quello… In 30 minuti riattacchiamo il telefono.
Il capo ufficio progetti con tono vagamente conciliatorio fa notare l’abberrante mancanza di coordinazione e se ne va.
Se ne vanno tutti.
Lei sbotta dicendo “non siamo andati affatto bene”. MAVVUA! CAPITAN OVVIO E SCESO TRA NOI!!!!
E continua a farmi notare che la presentazione non è aggiornata.
A quel punto sbrocco (educatamente) e traccio la linea “ora. va bene tutto, ma capiamo chi deve fare cosa”.
Viene fuori che al ppt ci pensano loro, ma vedi un po’ te.
LAMMINCHIA due consulenti per un Powerpoint… Sigh… Mondo marcio…
La cosa buona è che il Servo mi sa molto di Servus Callidus e ha capito bene il problema sottostante e in questo mi supporta.
La cosa cattiva è che domani è un altro giorno e vedremo quali nuove infamie Lei partorirà.
Lavorare con donne in carriera è veramente un palo nel culo, sappiatelo.

Ma alla fine, dove siamo andati a finire?
Ah, si, a casa, senza Sandman.
Domani alle 12.00 scappo in fumetteria.

Si raccoglie quel che si semina

Cioè, ora, dopo avermi mandato a puttane il piano A e il piano B per l’estate mi mandate a puttane anche lo scandalosamente raffazzonato piano C d’emergenza?
Cazzo non vedo l’ora che mi chiediate il più piccolo dei favori, ho già pronta la fattura con su scritto il vostro nome.
Non volete pagare i 90 euro al giorno più spese? Cazzi vostri, vi risolverete i problemi da soli.
Dopo la pazienza è finita anche la gentilezza e la disponibilità.

Avete rotto i coglioni

Voi che sono tre giorni che spammate merda perchè non sono venuto alla vostra grigliata perchè GUARDACASO ho preso impegni altrove qualche mese prima e MI SPIACE se non sono giovane come voi che avete il mondo in pugno e siete fighissimi per quanto potrei stilare una lista di infamia chilometrica di ciascuno di voi… AVETE ROTTO I COGLIONI

Voi che non leggete le e-mail e poi venite da me per avere informazioni quando le avete già o in rete locale o nella vostra casella di posta… AVETE ROTTO I COGLIONI

Tu che decidi così dal nulla di andare in vacanza per un mese senza chiedere se magari PER SBAGLIO questo sparire via un mese quando puoi tranquillamente andare in vacanza quando vuoi perchè sei in PENSIONE e per questo mi mandi a puttane TUTTA L’ESTATE (che invece a me che lavoro dura due settimane), SI, SOPRATTUTTO TU, HAI ROTTO I COGLIONI

Signori, la pazienza e soprattutto le bestemmie sono finite.
Regolatevi, perchè ne ho veramente le palle piene di stare a novanta, sapete, la schiena, non è più quella di quando avevo 15 anni.

EDIT CVD mi ha appena scritto uno che bastava leggesse la mia mail di ieri sera per avere ogni dubbio fugato… E sempre come immaginavo aver scritto questo post non mi fa stare affatto meglio.
Fanculo, fanculo a tutti!

Teatrino

Ultimamente mi dolgo di scrivere veramente poco di mia penna, lasciando a scrittori ben più capaci il compito (ingrato) di veicolare le mie idee.
In questo giorno funestato da un pessimo tempo, una pessima sequela di eventi negativi ma che presto verrà irradiato della luce di Sigmar (ottava edizione di WHFB in arrivo tra meno di 3 minuti), trovo, per caso, in una rubrica della Gazzetta segnalatami da Google News, l’ennesima dimostrazione che la nostra sia la politica degli ignavi, delle bandieruole, di facili populismi alimentati dalla necessità morbosa di aprire bocca e fare spettacolo.
Mai come in questi tempi all’Italia manca una profondità storica e, in caso non mancasse, ben ci curiamo di voltarci dall’altra parte, dimenticandoci di passati per molti scomodi perchè, se non si stava meglio quando si stava peggio, per lo meno si avevano il coraggio delle proprie azioni, delle proprie idee.

Al di là del fatto che il rispetto dell’inno nazionale sia sacrosanto, e che quindi la Lega s’è spalmata la solita figura da contadini e minatori prestati malamente alla politica, i buffoni che tuonano contro questi altri buffoni (chi sia peggio sinceramente mi fa fatica dirlo, e non posso nemmeno andare a simpatia tabagica visto che sia Bersani che Bossi ci piace il Toscano) non si ricordano che, una volta, erano proprio loro che contestavano l’idea di “stringersi a coorte” e ai quali non piaceva molto “l’elmo di scipio”.

Quando la sinistra snobbava MameliJACOPO IACOBONI PER LA STAMPA

Ammettiamolo, non è che l’Inno di Mameli abbia sempre avuto tutti i difensori di queste ore, anzi. È stato sopportato, vissuto come uno stanco rituale, a volte apertamente osteggiato, talora irriso. Anche a sinistra.
All’ultimo congresso del Pci – marzo 1989, segretario Occhetto, presidente della Camera Nilde Iotti – per disattenzione stava per essere cancellata la norma che prescriveva di aprire ogni congresso con l’Inno, e solo dopo l’Internazionale e Bandiera rossa. E sapete chi salvò Mameli? Un dirigente dimenticato: «Su richiesta del critico musicale Luigi Pestalozza, è stata poi mantenuta nello statuto la vecchia norma (assente nella proposta fatta dalla commissione) che prescrive l’Inno di Mameli, l’Internazionale, l’Inno del lavoro e Bandiera rossa per le manifestazioni ufficiali del Pci».

«La verità è che l’Inno a sinistra, anche nel Pci, non appassionava nessuno», ricorda Goffredo Fofi. «Noi dei gruppi extraparlamentari ci sentivamo una retorica patriottarda, era usato nei film militareschi e parafascisti del dopoguerra… Cantavamo altro». Nel ’71 alcuni militanti gli chiesero se poteva aiutarli a riscrivere le parole dell’Internazionale di Franco Fortini. Come andò a finire l’ha narrato Cesare Bermani in Non più servi, non più signori: Fofi girò «su un foglietto rosa» il testo di Fortini a Luigi Manconi. Manconi lo riscrisse da capo, con gli slogan di Lotta continua. Oggi dice: «Non ricordo discussioni particolari su Fratelli d’Italia». Certo quella generazione, in piazza, non ci pensava minimamente a cantare Mameli. Le eccezioni erano poche. Luigi Pintor, per esempio, annotò nella Signora Kirchgessner: «Goffredo Mameli ha scritto un inno che dura da centocinquant’anni e non è poco. Aveva un viso triste e una grande barba, per sua fortuna non ha avuto biografi». Ma fischiatori sì. Valentino Parlato ora dice: «La verità è che gli inni sono tutti brutti, e parlarne nasconde i veri problemi dell’Italia. Noi del manifesto abbiamo sempre preferito Bella Ciao. Oggi se proprio devo scegliere preferisco Zaia a La Russa».

Fu Carlo Azeglio Ciampi, dal capodanno del duemila in poi, a iniziare una vera campagna per Riscoprire la patria (come racconta nel suo libro omonimo Paolo Peluffo). L’allora presidente rimase male quando, il 7 dicembre ‘99, Muti evitò – per «problemi tecnici», dirà – di suonare Mameli alla Scala. Così convinse Giuseppe Sinopoli a eseguire l’Inno alla fine del concerto di capodanno, dopo la Nona di Beethoven, l’1 gennaio del duemila. Fu un’apoteosi. Il Colle aveva commissionato due sondaggi riservati dai quali veniva fuori questo: l’80 per cento degli italiani apprezzava l’Inno; e nessuno accettava l’idea di sostituirlo. Musica odiata dagli snob, ma il popolo l’amava.
Uno studioso del movimento operaio come Marco Revelli conferma: «Se ce l’avessero chiesto a scuola, Mameli non l’avremmo cantato. In piazza lo contestavamo da sinistra in nome dell’internazionalismo. Non sapevamo neanche che era stato un eroe, e pure radicale, della repubblica romana…». Tuttavia anche la sinistra ortodossa non è che si «stringesse a coorte». Nel febbraio del ’97 Massimo D’Alema – caldeggiando “Un canto”, la nuova composizione regalata da Ennio Morricone al congresso del Pds – disse che l’antica norma nello statuto del Pci sull’Inno era solo «un’indicazione, un consiglio. Poi anche questo è caduto. Oggi diciamo che c’è maggiore libertà di esecuzione di musiche». Insomma, una canzone valeva l’altra. Il Pd di Veltroni suonerà invece Mameli alla fine di tutte le 110 tappe della campagna elettorale 2008. Ma all’epoca dei mondiali del 2002 L’Unità diretta da Furio Colombo scriveva nelle pagine culturali applaudendo i calciatori che omettevano di cantarlo. E nel correntone c’era chi (Gloria Buffo) sbuffava contro Mameli «usato come una clava».

Gli intellettuali storcevano il naso. Nel ’90 Va’, pensiero venne suggerito al posto di Mameli dal socialista Craxi, ma anche dal musicista radical Luciano Berio, dal filosofo Emanuele Severino, dallo scrittore Rigoni Stern, o dal sindacalista riformista Sergio Cofferati. Alcuni invece berciavano. Ancora nel 2003 i verdi (con Paolo Cento) e Rifondazione (con Luisa Morgantini) sono andati al Quirinale a fischiare l’Inno con la scusa di una manifestazione contro la guerra.

Non ci si può adesso lamentare solo della Lega. Giulio Andreotti raccontò che dopo il referendum sulla repubblica occorreva formalizzare l’Inno come «inno nazionale». Non se ne fece nulla. Il divo Giulio nel 2002 confesserà: «Io lo sopprimerei immediatamente, l’Inno. Quell’“elmo di Scipio”, quel “s’è cinta la testa”. Retorica insopportabile. Meglio il Nabucco». Non si sa chi l’aveva tolto dalla Carta, ma nella seduta più lunga della storia parlamentare – quella del 18 marzo ’49 per l’adesione alla Nato – alla fine volarono insulti. Gli stenografi annotarono: «All’Internazionale intonata dai banchi comunisti si contrappone l’Inno di Mameli». Come se fossero musiche di partito. Da questo veniamo. Fazioni. Bossi è arrivato molto, molto dopo tutto questo. -

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