Se l’anno buono si vede da Gennaio…

Questo sarà un anno pessimo.
Abbiamo iniziato l’anno con una gomma a terra, fortunatamente non era bucata (pare) ma ora convivo con la paranoia della gomma posteriore sinistra.
Proseguiamo con una bella influenza che ha devastato il mio orologio biologico (mi vengono botte di sonno alle 22, poi mi passano, poi vado a letto alle 2 e nei weekend mi sveglio alle 12.30, per nulla riposato) e mi ha lasciato dei fastidiosi dolori addominali mattutini più la befana rovinata (non che avessi molto da fare), aggiungiamo che mancano due settimane alla fine di Gennaio e ancora non so dove finirò a lavorare con in più il fatto che qualsiasi sarà la destinazione non credo sarà un cambiamento in meglio.
Aggiungiamo in più una bella dose di solitudine e generale senso di inadeguatezza.
Lo so che non dovrei lamentarmi, che il 2012 sarà il vero annus orribilis del mondo del lavoro e io c’ho il culo parato fino a Dicembre 2012 dove poi potrebbe persino finire il mondo (il che mi ha fatto realizzare che io a Dicembre potrei lavorare gratis se poi il mondo finisce) peró non posso fare a meno di notare che dal punto di vista sociale la mia vita faccia schifo online e offline.
Online è inutile dire che alla fine di rapporti veri se ne sono salvati pochissimi che si contano sulle dita della mano destra e non posso nascondere il fatto di usare IRC più per abitudine che per altro, potrei usarlo una volta la settimana e l’utilità finale sarebbe la medesima tanto… Anche per i rapporti veri poi comunque devo dire che per svariate ragioni (nel senso che ormai tutti ci siamo fatti una vita per i cazzi nostri come è anche giusto che sia) manca quella continuità quotidiana di un tempo che ti faceva sentire meno solo, per dire non mi ricordo l’ultima volta che mi è stato chiesto “come va?”, lo so che rompo i coglioni con sta storia ma è un mio piccio.
Offline… Siamo al disastro.
Con sti scazzi del lavoro il Katori l’ho di nuovo mollato perché odio fare le cose a intermittenza, i miei unici contatti sono con i colleghi del lavoro visto che a Milano quelli del MASI sono praticamente spariti (oppure fanculizzati dal sottoscritto) tutti mentre in quel del Canavese il weekend ormai è diventato il weekend della famiglia o il weekend da passare con la ragazza, ergo siamo tagliati fuori anche qua salvo sporadici eventi come la mostra (ridicola) su Steve Jobs a Torino.
Stasera abbiamo fatto la cena annuale degli Scorpion e non ho potuto fare a meno di sentire come pure li non mi senta più del tutto a casa, vedo sti nuovi ragazzini tutti carichi e gasati e non sento in me un millesimo del loro entusiasmo…
Giuro che in vita mia non mi sono mai sentito così sbandato, è un periodo dove TUTTI hanno qualcuno con cui stare o comunque un obiettivo da perseguire salvo il sottoscritto, un periodo dove ho l’opprimente sensazione di alzarmi dal letto perché devo e non perché voglio…
Ah aggiungiamo pure anche che la placca del lavafari sinistro se n’è di nuovo volata via dopo una riparazione da 300 euro.
Paolo Fox dice che il 2012 per lo Scorpione è l’anno del riscatto, ma devo dire che questo mese per ora ha portato solo delusioni a raffica e tanta, tanta solitudine… Se non altro ho finito la veranda… Giusto in tempo mandare la lettera di disdetta del contratto -.-

Bah, voglio proprio vedere che succederà nelle prossime due settimane.

2011 – Impressioni finali, auguri e tutto il resto

Anche quest’anno come tutti gli anni giunge immancabile il discorso di commiato dall’anno che va finendo dove si tirano le somme, si guarda al domani e si fa qualche riflessione prima dei deliri natalizi e di fine anno dove, se già prima non si postava nulla, pensate un po’ quali possano essere le possibilità di un aggiornamento.

E’ un po’ di tempo che  penso su che cosa si possa scrivere: certo, c’è sempre la cronistoria del viaggio da completare, ma non sono dell’umore giusto. Ci sono aggiornamenti circa la fine dei lavori in veranda, ma non sono ancora davvero finiti e riservare a una stanza più di un post mi pare un po’ scemo. Si potrebbe scrivere d’attualità, ma c’è da dire che l’attualità ultimamente è noiosissima, diciamo pure che da quando è morto Steve Jobs non trovo nell’attualità qualcosa di interessante su cui scrivere, magari l’avvento dell’iPad 3 potrebbe rivelarsi degno di opinionismo e, no, l’attualità non è più degna della mia opinione, ho deciso che tutti questi avvenimenti non sono altro che il sottofondo al mio risveglio raccontati dalla solita voce fastidiosissima dell’edizione mattutina del TG5 e basta… Facebook mi ha tolto ogni voglia di provare a instaurare un ragionamento sensato, tanto dubito che qualcuno lo apprezzerebbe, dopotutto non so nemmeno più se questo sito è visitato, il cpanel dice di si, ma potrebbero essere benissimo dei bot o salamadonna.

Il tema del post di fine anno quest’anno ho deciso alla fine della fiera che è la precarietà, oddio in questo modo potrebbe venire fuori un post d’attualità, di conseguenza parlerò della precarietà del consulente.
Già, il consulente, questo bellissimo animale da ufficio, nessuno lo ama ma tutti ne vogliono uno, disprezzato da tutti i dipendenti ma ricercato come l’oasi nel deserto, voi penserete che il metalmeccanico della FIAT è precario, che il disegnatore freelance è precarissssssimo, che… Boh. Insomma voi pensate di essere precari perchè c’avete i contratti a termine o boh, ma nessuno, ho deciso in modo assolutamente unilaterale, nessuno è più precario del consulente. Sentiteaqquà.

A Novembre dell’altr’anno sono tornato a Milano dopo il mio lungo esilio padovano che era culminato in una spirale di depressione dalla quale avevo perso 5 chili e rotti e insomma proprio proprio bene non stavo iniziando una collaborazione con il Sommo Impero del Male, collaborazione che è durata pochissimo, purtroppo in parte per colpa mia, e mi sono ritrovato di punto in bianco a lavorare per una tale società di assicurazioni dell’est Italia, dopo averne dribblata un’altra (di quelle grosse grosse) che mi avrebbe nuovamente esiliato nel lontano est Italia con un gesto al limite del suicida (questo termine è ricorso parecchio ultimamente vabbeh) di quelli che vi arrivano gli SMS del capo all’ora di pranzo “raggiungimi che dobbiamo parlare” e, credetemi, se succede non è mai una cosa bella.
L’esperienza è durata due giorni, dopodichè questi stavano con le pezze ar culo di bruttissimo e sembrava fossi messo in ferie forzate fino a data da destinarsi…

Succede invece che vengo mi faccio quasi un mese in sede e vabbeh… Tralasciamo l’esperienza da semicall-center che è meglio.

Arrivo poi ad essere rivenduto ad un’altra società di consulenza che mi rivende a certe persone che ultimamente sono state definite come “gli unici in Italia too big too fail”, robba grossa, progetto sfidante, ambiente internazionale, capi progetto completamente lesi in testa che si vendono le soluzioni prima di verificarne la fattibilità e tu a rincorrere, roba folle davvero, folle però che alla fine visto in retrospettiva è stato forse al momento l’apogeo della mia vita professionale, e insomma inizi a sentirti davvero a casa, i colleghi (italiani) sono cool, il capo è lamentone ma si gestisce, fai gli aperitivi fuori, te la conti in sala mensa  e boh insomma va tutto bene fino a qualche settimana fa.
Si perchè questi signori saranno “too big too fail” però insomma, c’hanno un po’ le pezze al culo (certo quando strapaghi manager incompetenti che cambiano i perimetri di progetto come ogni volta che scorreggio…) e succede che la prima cosa che tagliano sono i consulenti, dopotutto strapagano un esercito di dipendenti per non fare un cazzo dalle 9.00 alle 17.00, purtroppo prima o poi se ne dovevano accorgere.

Comunque insomma, i miei clienti iniziano a muoversi e salta fuori una opzione Bergamo.
E qua già fioccano le bestemmie al pensiero del viaggio.
Contemporaneamente, siccome a Dicembre scadeva la mia commessa con i miei attuali clienti, succede che anche i miei datori di lavoro si muovono e mi trovano un potenziale nuovo cliente ad Arese (suona un campanellino?).
Qua fioccano comunque le bestemmie perchè Milano-Arese è un bel viaggetto comunque e la cornice non è delle più allegre, insomma tu finisci che da una parte continui a lavorare in un posto dove sai che presto smetterai (quindi immaginate la motivazione quanto sia alta) e contemporaneamente non sai dove finirai: sarà Bergamo o Arese?
Aggiungiamo inoltre la dimensione sociale perchè, mentre i tuoi clienti ti vogliono tenere e tu stai al gioco, contemporaneamente hai il tuo datore di lavoro che vuole ricollocarti e quindi giù di facce da culo, e voi sapere che a Gara fare la faccia da culo scoccia in fretta.

MA NON E FINITA QUA.

Arriva il 23 Dicembre, oggi,  e insomma tu sei già lì scazzatello perchè il tuo budget regaloso quest’anno è stato bruciato in VESTITI (ma quando ti si strappano i Jeans sulle palle… checcivuoi fare?), non hai comprato la pipa di capodanno, il tuo shopping compulsivo da FNAC s’è limitato in Porco Rosso (bellissimissimo) e Mimi wo Sumaseba (meh) perchè non c’è più nessuno che ti stimoli la compulsività, e quindi sei lì un po’ così che dici “vabbeh dai ci facciamo le ferie, poi tutto ricomincia” mentre attendi che qualcuno decida di te che ti arriva una telefonata: “si perchè sai mi ha richiamato quello di Arese che sei piaciuto però non su Arese ma su TORINO”.

Momento di gelo.

Cazzo un altro trasloco? E allora inizi un po’ a tergiversare blabli a vuoto, si vabbeh poi vediamo, blabli che poi alla fine pure il commerciale ti dice che comunque è ancora tutto da vedere e ti terrà aggiornato, alla fine di tutto la mia espressione era O___O che può essere riassunta come “e mo che cazzo faccio?”
E decolla tutto il flash che a Torino potresti avere una vera vita sociale, a Milano alla fine della fiera non ce l’hai, però mollare la poca gente che conosci a Milano e brutto e poi porca puttana la veranda, e qui e la e su e giù, botta tremenda, e poi c’è sempre l’incognita Bergamo… Si farà o no? Ma poi è meglio sbattersi su e giù o meglio Torino? MAH

Comunque poi che succede? Succede che arriva il manager dei tuoi clienti e ti prende da parte e ti spiega che a Bergamo non è che hai fatto sta bella impressione l’ultima volta che sei andato ma che non devi prendertela perchè quello non è la prima volta che ci fa sto scherzo, è un pirla, la prova è che comunque qua si, ok, ci sono stati dei problemi, ma hai saputo tenere botta, magari dovresti essere un po’ meno esuberante a volte non so come sia andata là però comunque non devi preoccuparti però ora dobbiamo vedere, perchè io comunque vorrei cercare di collocarti su qualche attività qua però boh non si sa, vediamo, comunque magari a Gennaio rimani qua a prescindere perchè hai delle giornate da recuperare… Insomma altro delirio.
E Torino si avvicina.

Insomma alla fine di tutto questo capite?

Che progetti può fare un consulente? Uno che con i progetti ci campa e porta la pagnotta a casa?

NESSUNO

Oggi servi a Milano, domani servi a Mogliano, ah no, non è vero, servi a Trieste, ah no BALLE, resti a Milano sei contento no? Però ora abbiamo questa occasione a Bergamo… Poffarbacco ce n’è pure una ad Arese… Ma no! E’ Torino! E poi a Bergamo non hai fatto colpo… Uno come può solo pensare ad oltre tre mesi di come sistemarsi? Una casa non la puoi avere perchè da un giorno all’altro potresti essere a 200km di distanza, se ce l’hai e provi a sistemartela saranno soldi buttati e l’avete appena visto, insomma è vita questa? Io dico di no… E’ divertente il primo anno se va bene e se hai qualcuno che ti sostiene e ti da la forza di andare avanti, a farlo da soli non fai che essere attanagliato da un opprimente senso di solitudine, di non-appartenenza a nessun luogo perchè potresti essere ovunque da un giorno all’altro… Io questa la chiamo precarietà nella sua quint’essenza.

Si ok, lo so, siete già pronti con i moralismi: non puoi permetterti di lamentarti, c’è gente che un lavoro nemmeno ce l’ha, a te ti pagano pure tanto (parliamone) etc etc etc

Però alla luce di quanto sopra, onestamente, il gioco vale la candela?

E con tutto questo forse Torino è ancora davvero Il Male Minore con tutte le maiuscole all’inizio perchè comunque ho la fortuna di avere là tutti i miei amici e sarebbe un nuovo capitolo potenzialmente muy interesante… Ma la paura di girare così tanto pagine è forte e alla fine poi comunque nel 2013 potrei essere in un altro posto ancora e quindi mollare di nuovo la casa ed andare in un altro posto ancora piantando pure gli amici, pensa te che bello.
Quello che la gente non capisce è che Milano da questo punto di vista è perfetta perchè non è troppo lontana, ha tutto quello che serve, è veramente completa, insomma, ok, non è il massimo però è un ottimo compromesso, forse il migliore, e invece ora… pepem! Tutto su per il retto!

Tornando allo spirito del post di fine anno, come commenti conclusivi abbiamo che il 2011 s’è dimostrato quello che già sarebbe stato a Gennaio: un anno di transizione nella suo complesso piatto con diversi bassi e pochissimi alti, dove abbiamo cercato di rifarci una nuova vita dalle ceneri di quella vecchia e direi che non ci siamo ancora riusciti… Adesso fermiamo le bocce, andiamo in vacanza che il 2 Gennaio ci sono le macerie da spalare dei “too big too fail”, poi si vedrà.

Voi che abbiate un lavoro, che non ce l’abbiate, che stiate ancora studiando, che stiate finendo di studiare, passatemi un buon Natale e possa essere il vostro Capodanno esplosivo; il mio lo sarà sicuramente, prepareremo un casino di pasta e fagioli.

Almost 27

Ehhhhhhhhhhh pensavate che lo mancassi? Tsk tsk, le vecchie tradizioni si onorano sempre, al contrario di tutti voi fecciosi che solo perchè avete una vita bellissima e appagantissima avete abbandonato la nobile arte del blogging alla vecchia maniera… Come? Tumblr? Facebook? Twitter? BULLSHIT!

A 30 minuti dal compiere 27 anni che posso dire?
Se compiere 26 anni mi era sembrato insulso… Cazzo, provate a compierne 27, il limbo del limbo, forse con i 28 inizierò a preoccuparmi.
Per il resto, che dire, come anno è stato importante, insomma, mi sono comprato una moto e ho fatto Ivrea-Taranto-Ivrea e sono sopravvissuto per raccontarlo, seppur in maniera incompleta, già solo questo dovrebbe rendere quest’anno degno di essere vissuto ma… Boh, i problemi che mi hanno lasciato i 25 sono ancora lì e non accennano ad andarsene, penso proprio che se non succederà qualcosa di *veramente grosso* me li porterò avanti anche per i 27.
Tra l’altro stupendo come il mio regalo di compleanno dei miei genitori verrà impiegato per pagare le tasse, l’assurdo dell’assurdo, ormai non ci sono nemmeno più i regali, tanto per sottolineare come invecchiare stia diventando insulso.
On a side note, la Rocca dei Ninj4 2.0 (credo di averle dato il 2.0 visto che le precedenti sistemazioni non erano propriamente Rocche… Mah) compie 1 anno e dopo un anno la veranda è quasi pronta, stralol, mo speriamo solo di non essere mandati a Timbuctù come regalo di buon 2012…

Ci vorrebbe proprio una bella svolta va, anzi, no, non una svolta, una inversione a U

Interludio

Il terzo (e ultimo) episodio della picaresca discesa e risalita dell’Italia in moto arriverà penso tra qualche settimana, dipende come gira in ufficio e ultimamente gira difficile per cui non c’è mai la voglia di mettersi a scrivere…

Ciò di cui scrivo oggi sorseggiando una tazza di tisana riguarda di come trovo che da quando esistono i social network il mondo è diventato estremamente più serio, anche troppo.
Sono sempre tutti pronti a levare gli scudi alla minima folata di vento, a seguire le indignazioni del primo capo rione che passa, a manifestare il proprio dissenso o a commuoversi per la dipartita di qualcuno di cui non si conosceva l’esistenza prima che l’amico dell’amico dell’amico ve ne mettesse a parte con una sequela di condivisioni.
Ovviamente sto generalizzando (il solo fatto che lo debba specificare dovrebbe essere un campanello d’allarme circa quanto sto dicendo) e ci sono persone che sanno vita, morte e miracoli del defunto del momento e ne sono intimamente toccate, come anche ci sono persone che hanno fatto dell’indignazione pubblica la loro raison-d’etre e la loro indignazione è genuina e documentabile ma sono gocce in un mare e, in ogni caso, sono SEMPRE serissimi, come se dovessero costantemente dimostrare all’orbe terraqueo il loro impegno sociale a discapito di qualsiasi cosa…
Io sarà che sono diventato un po’ cinico, sarà che ho già troppe preoccupazioni per la testa, sarà per tantissime altre cose che ora non mi vengono in mente, osservo invece il mondo da lontano; non fraintendetemi, non voglio atteggiarmi a figo.
Dicevo, osservo il mondo da lontano e faccio veramente fatica a capire certi atteggiamenti soprattutto quelle persone che difendono la libertà di pensiero e poi ti condannano se la pensi differentemente…
Davvero non riesco a capire.
Perché ora tutti dobbiamo gonfiare i muscoli?
Cosa otteniamo in cambio?
Da parte mia so che ad atteggiarmi non faró colpo su nessuna ragazza, difficilmente sembrerò più intelligente e in generale non riesco a vederne proprio la ragione, soprattutto perché penso che se una persona dimostra tanto impegno a urlare il suo dissenso dovrebbe anche fare qualcosa di concreto per opporsi allo status quo…
Io, può sembrare inquietante, non trovo particolari ragioni.
Il mondo è sempre perfettibile, ma questo lo capisci a Microeconomia, la Pareto-efficienza è una chimera, siamo in troppi per massimizzare tutte le funzioni di utilità.
Dal canto mio, dicevo, ho un lavoro che, sebbene in modo perverso (un po’) mi appassiona anche se mi fa smadonnare, ma penso che se uno sul lavoro non smadonnare allora è perché di quello che fa gliene frega poco; è ben retribuito e soprattutto ho una casa con la veranda… forse è per questo che non sono così arrabbiato col mondo, che mi permetto di prenderlo un po’ in giro… Forse basta ragionare per piccoli passi, scomporre i problemi nella loro struttura atomica, iniziamo a curare il nostro giardino prima delle praterie fuori casa, poi allora potremo andare in giro a giudicare il prossimo… In alternativa potrei anche starmene zitto, da un punto di vista sistemico è la soluzione più facile, certo è che in un mondo che passa le giornate a urlare la propria opinione (sia questa richiesta o meno) a tutti è una strada difficile da percorrere.
Nel dubbio, me ne vado a letto, tanto sapete che per un motivo o per un altro vi odio tutti no?

Semper fidelis

1955 – 2011, 56 anni di follia

56 anni fa, poco più di mezzo secolo, tanto è bastato a Steve Jobs per rivoluzionare il mondo, e non sono retorico.
Si dice che bisogna capitare nel posto giusto al momento giusto ed effettivamente poche volte la coincidenza è stata più fortuita e particolare, una persona, nemmeno laureata, con giusto dei corsi di semiotica alle spalle, che entra nel più grande tempio della tecnologia del mondo (Silicon Valley) e riesce a stravolgere ogni paradigma e l’ha fatto per tutta la durata della sua vita.
Senza Steve Jobs non avremmo computer con interfacce grafiche (anche se questa non è stata tutta farina del suo sacco), senza Steve Jobs non avremmo avuto il mouse, senza Steve Jobs non avremmo avuto il concetto che il PC può, anzi DEVE, essere facile e alla portata di tutti, non solo strumento di produttività per pochi, ma imprescindibile oggetto che permea tutta la quotidianitàm senza Steve Jobs non avremmo wordprocessor con font selezionabili… Certo questo ha portato alla creazione del Comic Sans ma equivarrebbe a dire che tutte le persone uccise da una Colt sono morte per mano del signor Colt…
Non pago di questo ha continuato a tracciare nuove strade, i cartoni animati 3d di oggi sono anche in parte figli suoi (vide nella Pixar un potenziale che al tempo nessun’altro fu in grado di vedere), fornendo al mercato dell’informatica una alternativa a Windows, una alternativa che diventa di giorno in giorno più credibile e che, con le innovazioni che ha introdotto in ogni singola release di MacOS, ha contemporaneamente contribuito allo sviluppo anche di Windows che molto spesso ha “rubato” tantissimi accorgimenti che prima erano solo appannaggio degli utenti Mac.
E’ stato estromesso dall’azienda che egli stesso creò solo per tornare salvandola da un fallimento che pareva ormai certo.
Già solo questo basterebbe a riempire la vita di una persona “normale”, ma Steve Jobs era tutto fuorchè una persona comune, nel bene e nel male.
Attraverso difficoltà apparentemente insormontabili come può essere un cancro al Pancreas con lui quale è riuscito a convivere per anni quando altre persone muoiono nel giro di poche settimane; certo molti diranno “eh perchè c’aveva i soldi per pagarsi le meglio cure”, ma mentre questa persona combatteva con la peggiore malattia che una persona possa contrarre contemporaneamente è riuscito a imprimere al mondo dell’informatica una terza rivoluzione che probabilmente giungerà a compimento solo tra un decennio, introducendo prima l’iPhone che ha cambiato il modo di concepire il cellulare, e l’iPad, pietra angolare di una nuova generazione di dispositivi mobili.
Alcuni diranno “ma il cellulare deve solo chiamare e mandare messaggi” e “ma l’iPad non serve a niente” eppure quante persone comprano ogni giorno un iPhone o un iPad, fosse solo un oggetto trandy lo comprerebbero e poi dopo pochi giorni lo lascerebbero a prender polvere, e invece continuano a usarlo!
E non ho neppure parlato di come l’iPod ha rivoluzionato l’industria discografica…

Steve lascia alle sue spalle una compagnia che ha una capitalizzazione superiore a quella del tesoro degli Stati Uniti che ha fatto dell’innovazione radicale il suo dogma e un mondo che grazie a lui è sempre più interconnesso a una nuova generazione di pionieri del digitale, vedremo come queste persone raccoglieranno la sua eredità e porteranno avanti la fiaccola, sono sicuro che Apple ha ancora tantissimo da dare e soprattutto, con un po’ di cinismo, ha ancora tanto di che vivere di rendita, infatti mi piace pensare che Steve, prima di andarsene dal suo ufficio per l’ultima volta, abbia lasciato dietro una specie di roadmap per le innovazioni future, l’ultimo lascito di una persona che, citando il telegramma di condoglianze inviato da Obama alla famiglia di Steve “è stato abbastanza coraggioso da pensare sempre in modo diverso, abbastanza coraggioso da pensare di poter cambiare il mondo e abbastanza dotato da poterlo fare”.

La morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della vita. E’ l’agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Il vostro tempo è limitato quindi non lo sprecate a vivere la vita di qualcun’altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone, non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E la cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e le vostre intuizioni. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario
Steve Jobs, discorso ai laureati della Stanford University

On the Road, the Spaghetti Version – “Chi va piano va sano, va lontano e non sbaglia eccessivamente strada”

Ci eravamo lasciati con la moto azzoppata, il morale sotto le scarpe e Jack che aveva creato il peto ninja.
L’alba ci ritrova reduci da una notte tormentata e con la necessità di capire di che morta bisognava morire.
Nel mentre che gli altri ancora sonnecchiavano, il sottoscritto impugna il cellulare e per prima cosa chiama il carroattrezzi.
Alle 9, che prima voglio fare colazione.
Jack non approva, ma la colazione è il pasto più importante della giornata, tanto se il cambio è rotto le 8.30 valgono come le 9.00; per inciso fanno 100 euro, senza Mastercard, più una abberrante tariffa chilometrica di tipo 90 centesimi ogni chilometro oltre il cinquantesimo… E al momento l’officina che ero riuscito a trovare più vicina a Urbino (che per inciso digiamolo, non brilla per dotazioni di servizi) era a mezz’ora di macchina quindi ero pronto a essere munto nel peggiore dei modi.

(more…)

On the Road, the Spaghetti Version – Episodio 1 “Nessun piano resiste al primo svincolo autostradale”

Molto bene signori, abbiamo fatto il preambolo, abbiamo fatto la premessa, ora non ci resta altro che tuffarci nella narrazione.

Era il 3 di Agosto quando il mio sonno molestato da un letto non mio e dall’afa di Torino viene interrotto da una suoneria che più di una suoneria sembrava la colonna sonora di un film porno.
La sveglia di Jack.
Prudentemente avevamo deciso di partire direttamente da Torino in modo da guadagnare ore di sonno e poter partire prima, l’appuntamento con Vandal era fissato per le 8.30 all’autogrill di Nichelino sebbene il viggile avesse già posticipato di 10 minuti l’incontro, ormai eravamo sicuri che prima delle 9.00 non avremmo messo le moto in direzione di Urbino, la nostra prima meta.

Il viaggio era stato programmato in ogni minimo dettaglio: il primo giorno tappa a Urbino, da raggiungere entro le 19.00 (ora aperitivo) passando da Predappio perchè Jack doveva farsi immortalare davanti alla tomba del Duce con il pugno alzato.
Conscio del pericolo non ero riuscito a dissuaderlo dall’infame gesto e con la consapevolezza che probabilmente per le 15.00 staremmo fuggendo da un’orda irata di nostalgici del Ventennio, davamo fuoco alle polveri lasciando la casa di Jack.

La tangenziale di Torino era già zeppa di traffico ma nonostante le borse zigzaghiamo attorno le macchine e i camion incolonnati fino a che il traffico non si snellisce e ci troviamo in direzione Nichelino; avevamo 10 minuti di ritardo causa Jack che aveva tribolato più del previsto ad assicurare lo zaino alla sella e tutt’ora lo zaino sembrava stare su più per grazia ricevuta che per altro ma fortunatamente la cosa non rappresenta un rischio fintanto che la strada è tutta dritta, quello che più mi preoccupava era che eravamo perfettamente puntuali sul ritardo di Vandal, il primo rinfaccio era già dietro l’angolo…

…E in effetti lo era.
La Breva procedeva placida a una velocità compresa tra gli 80 e i 100km/h quando negli specchietti noto comparire una sagoma verde smeraldo.
Possibile?
Nah, mi sarò sbagliato.
E invece no.
L’inconfondibile sagoma della R45 di Vandal mi supera portandosi tra me il Monster di Jack proprio poco prima dello svincolo per l’autogrill; che momento signori, che momento, davvero è stato esaltante, i tre avventurieri che si incontrano perfettamente lungo la strada, mancava giusto una colonna sonora epica e che le tre moto procedessero affiancate occupando tutta la carreggiata… Purtroppo (per fortuna?) non eravamo i Chips e purtroppo non era la highway americana con le corsie larghe chilometri, il traffico della settimana ci sfrecciava a destra, a sinistra, ovunque.
Svoltiamo all’autogrill di Nichelino e la prima cosa che sento appena spento il motore della Breva è “tu già cominci male”.
Vandal aveva emesso il suo giudizio sulle borse laterali (penso).

Un pessimo caffè, una mediocre briosche e un paio di sigarette (non fumate da me) più tardi ci infiliamo in autostrada… DIREZIONE PREDAPPIO! EIA EIA ALALA!

*inserire musichetta da cinegiornale fasista*

E passiamo ora a questo gruppo di giovani che, novelli pellegrini dell’epoca moderna, con motociclette al posto di cavalli, si recano in religioso viaggio verso il luogo che diede i natali al Duce mostrando quanto di meglio le industrie meccaniche motociclistiche hanno da offrire oggi a cittadino dell’Impero, sia esso alla ricerca di prestazioni sportive, con il mirabile bicilindrico a L con trasmissione desmodromica del Ducati Monster, stilema di segmento per tutto l’orbe terracqueo motociclistico, o il più classico e inossidabile bicilindrico a V di novanta gradi della Moto Guzzi Breva, la cui aquila che svetta in campo rosso sul serbatoio, non nasconde le romane e littorie origini del motoveicolo, assemblato negli stabilimenti di Mandello del Lario da orgogliosi operai metalmeccanici italiani.
Completa il quadro, simbolo dell’amicizia tra l’Italia e la Germania, la BMW R45 con lo stoico ed indistruttibile motore a due cilindri longitudinali e moto contrapposto noto come Pugile (boxer), mirabile capolavoro di perizia meccanica teutonica.

Dopo breve sosta a bordo strada i nostri moderni centauri ripartono alla volta del forlivese ma Jack, inebriato dalle sensazioni del potente motore emiliano si lancia in una solitaria fuga dal gruppo che si separa, ulteriormente distanziati a causa di necessità di rifornimento e si continua il viaggio ma ecco la sorpresa!
Il cartello “Bologna ->” sfila sotto le teste dei nostri che anzichè procedere verso la meta deviano verso… BRESCIA!
Ci vorranno 45′ prima che Jack, ormai resosi conto dell’errore fermi la colonna rivelando i suoi veri colori di agente bolscevico, ebbro di quel falso ideale che gli uomini sono tutti uguali quando la Storia stessa insegna che per diritto divino una singola civiltà è degna di svettare su tutte le altre: quella italiana, romana, littoria E FASISTA! EIA EIA ALALA!!! BOIA CHI MOLLA E OLIO DI RICINO PER IL ROSSO!!!!

*fine del cinegiornale*

Si, insomma, tagliando corto, Jack aveva clamorosamente sbagliato strada.
In principio, rimembrando le mie esperienze padovane, pensavo volesse piegare su Modena prendendo lo svincolo dopo Brescia ma quando mi rendo conto che lo svincolo per Modena-Brennero non è dopo Bresca MA DOPO DESENZANO DEL GARDA (ah, l’ironia), iPhone in una mano e atlante stradale nell’altra (strumento imprescindibile) prendiamo la decisione di uscire al primo casello e di proseguire diritti per Urbino saltando Predappio… Il Duce capirà.

Il viaggio procede in modo abbastanza monotono, l’autostrada è davvero la morte della moto, non c’è niente di peggio che rimanere col culo fermo a cavalcioni in un eterno rettilineo dove la moto costantemente borbotta ai 110km/h (si poteva andare di più ma la R45 di Vandal non era in grado di sopportare sforzi del genere per tempi prolungati), tant’è che Jack decide proditoriamente di uscire a Cesena dove ci fermiamo a prendere un caffè e a chiedere indicazioni circa come raggiungere Urbino per strade più… strade.
Il bello di essere motociclisti in una regione dove non dico che il motociclismo sia nato (perchè comunque Moto Guzzi detiene il blasone di marchio italiano più antico) ma dove sicuramente è sentito in modo decisamente più marcato che in tante altre parti d’Italia, è che la gente ti tratta veramente bene e soprattutto è sempre disposta a scambiare due chiacchiere così abbiamo fatto la conoscenza con il successore di Andrea Roncato (giuro, parlava uguale) che scoprendo la nostra destinazione dice qualcosa tipo “Soccmell a Urbino l’è pieno di universitarie, va che stasera si tromba” muovendo il braccio a mimare il pistone, e un vecchio reincarnazione di Vittorio Emanuele II.

No giuro, era una figura veramente emblematica: polo maniche corte, pantalonicino bermuda in cotone, BAFFI ALLA VITTORIO EMANUELE, occhiale da sole, casco jet, Lambretta originale bianco perla con porta pacchi a valigetta in legno.
Una icona.
Comunque il simpatico signore si offre di accompagnarsi e, in sella alla sua Lambretta conduce la colonna per le campagne emiliane fino a metterci sulla strada per San Marino e, in ultima battuta Urbino.

Ci salutiamo a uno svincolo e proseguiamo la strada: l’emilia (e anche la romagna) devo ammettere che per il motociclista principiante è una manna dal cielo in quanto ha ottime strade con curve facili e tendenzialmente veloci, il tornantino è sempre in agguato ma sono sparute minoranze.
Il tutto inoltre è immerso in uno splendido paesaggio collinare dove sull’orizzone svettano piccoli borghi medievali arroccati sulle colline.
Per un momento consideriamo di attraversare San Marino, di cui si vedevano le possenti mura in lontananza, ma l’ora ci fa desistere e proseguiamo in direzione Urbino dove arriviamo all’imbrunire, perfettamente in orario.

Parcheggiamo dopo aver attraversato svariati paeselli tra cui un certo AUDITORE in una piazzetta nella periferia di Urbino e chiamiamo la signora del , incantevole bed and breakfast immerso nella campagna urbinate accessibile attraverso uno sterrato FACILMENTE PERCORRIBILE.

Otteniamo a voce indicazioni stradali e ci rimettiamo in strada, davanti alle mura di Urbino chiediamo ancora indicazioni (iPhone 1 – Chiedere alle persone 3, questo meme continuerà per tutto il viaggio) e, mentre gli altri mi staccano dei classici 10 minuti, io arrivo all’inizio del FACILMENTE PERCORRIBILE STERRATO.

Lo STERRATO FACILMENTE PERCORRIBILE in realtà si rivela essere una striscia di un chilometro e mezzo di mulattiera in discesa con terreno decisamente poco grippante costellato di ghiaia, ghiaietta e ghiaiccio e tutte quelle cose che non sono consigliabili mettere sotto le ruote di una moto stradale.
Nei primi 100 metri sento già che la mia aderenza alla strada è RIDICOLA e vado avanti controllando a stento la moto lungo la discesa fino a giungere a un preoccupante curvone all’uscita del quale, in perfetta traiettoria con le mie ruote, c’era una buca degna di un’esplosione.

Ora, per capire quanto sta per accadere bisogna tenere in conto diversi fattori:
1. Fattore stanchezza, dopo una intera giornata in moto non sei fresco come una rosa e quando non sei fresco come una rosa fai cazzate
2. Fattore niubbezza, quando sei niubbo ignori ancora le principali logiche di funzionamento della moto perchè, tendenzialmente, mentre vai in moto ti caghi sotto e non hai il sangue freddo di reagire logicamente, questo è anche il motivo per cui giro praticamente sempre con la tuta di pelle integrale, il paraschiena e i guanti con paranocche a costo di essere preso per il culo da tutti.
3. Fattore sfiga, se la buca non era lì…

In pratica, dopo aver notato che la minima apertura di gas provocava preoccupanti scodamenti della moto, decido in scendere affidandomi alla forza di gravità, commettendo l’errore, anzichè affidarmi al freno motore e al fino all’allora sconosciuto (nel senso che non l’avevo mai usato non che ne ignorassi l’esistenza) freno posteriore, controllavo la discesa con il freno anteriore.
Dovete capire che il manubrio è un perno attorno al quale, di fatto, la moto ruota, spinto dalla ruota posteriore, dovete quindi capire che, se la ruota anteriore si blocca, il manubrio si scatenta in tutta la sua pernosità sospinto dalla ruota posteriore, e questo generalmente provoca la seguente situazione:

Sul giungere della curva devo aver inavvertitamente esagerato col freno anteriore, probabilmente nell’inconscio tentativo di fermare la moto DENTRO la buca per poi ripartire con più tranquillità controllando meglio la situazione, questo ha generato un blocco del manubrio con conseguente impiccagione di quest’ultimo e la moto che, da sotto il mio culo scivola via con un potente rombo del motore che gira a vuoto per poi finire coricata sul fianco mentre il sottoscritto viene sbalzato via.

Il tutto è accaduto tipo ai 20 km/h se non meno quindi di fatto ho a malapena sentito l’impatto col terreno, troppo impegnato a bestemmiare e correre vicino alla moto per constatare ti danni.
Uno dei principali vizi della Breva è infatti quello di avere le frecce anteriori più larghe della linea del paramotore per cui, tutte le volte che sono caduto (da fermo) si è sempre spaccato il vetro della freccia, cosa davvero brutta a vedersi.
La prima cosa che constato è che, però, le frecce sono tutte intere. Gaudio e giubilo per le borse che devono aver deviato la traiettoria con la loro larghezza.
La seconda cosa che constato è che la leva della frizione è spaccata e questo non è bello.
La terza cosa che constato, una volta tornato in sella è che il motore si accende perfettamente quindi finisco la mia discesa a mo di bambino sul triciclo arrivando così al B&B dove Vandal e Jack mi aspettano con la signora nel cortile della cascina.

Rassicuro tutti e chiedo a Jack di darmi una mano con il cavalletto che, nella caduta, si è leggermente piegato nell’incavo dove incastri il tallone per buttarlo giù, fortunatamente la moto è ancora tutta intera, frizione a parte, una botta di culo davvero finchè…

“Ma la leva del cambio è sempre stata così?”

Io sbianco. Letteralmente.
La leva del cambio, da un perfetto angolo di 90°, si è trasformato in un angolo piatto.
Bestemmie, bestemmie e ancora bestemmie, mentre Jack cerca di rassicurarmi, dicendo che è un danno da poco, io continuo a bestemmiare pensando a cambi distrutti, viaggi finiti eccetera eccetera, cristono tanto che a un certo punto la signora del B&B si fa da parte, si aggiunge pure mia madre che telefona e a sapere della cosa cerca invano di rassicurarmi con l’unico risultato di farmi incazzare ancora di più.
Nel frattempo Jack e Vandal tentano a forza di raddrizzare la leva del cambio dandogli una parvenza di normalità ma, apparentemente le marce non entrano… C’è da dire che il cambio della Guzzi, una volta che l’olio si raffredda, diventa praticamente un immobile monolite tant’è che ho dovuto sviluppare un metodo personale per mettere la prima a freddo pena trovarsi al semaforo in folle ogni volta che non hai il motore bello caldo.
Dopo però l’accaduto l’incubo è quello di un vero e proprio problema al cambio per cui a furia di rimaneggiare con la leva, finiamo per spaccare il predellino.
Bon, a quel punto il mio morale tocca la suola delle scarpe ma dobbiamo affrontare la realtà, ovvero la necessità di mangiare.
Con la morte nel cuore salgo sul Monster di Jack che a furia di sculate risale IL FACILMENTE PERCORRIBILE STERRATO e mi porta a Urbino facendomi conoscere angoli di piega fin’ora sconosciuti al sottoscritto e accellerazioni violente e brutali di cui solo il bicilindrico Testastretta di Borgo Panigale è capace (balle, il V2 Guzzi è altrettanto coppioso solo che, si, insomma, ho 150cc di meno e, si, insomma, qualche decina di cavalli di meno, ma vabbeh I CAVALLI NON SONO TUTTO ECCO).

La serata a Urbino passa all’insegna della mestizia più nera, non servono a nulla le rassicurazioni di Jack, le rassicurazioni telefoniche di Baran e le vessazioni di Vandal, l’umore è sotto le scarpe ma sotto sotto, l’unica certezza è che nell’indomani chiameremo un carro attrezzi e si spererà nella fortuna e nell’abilità di qualche sconosciuto meccanico.
Non serve a nulla nemmeno la mediocre cena che, con lo stomaco chiuso che avevo nemmeno mi sono goduto.
Passeggiamo comunque per Urbino scoprendo una città magnifica, arroccata su un montarozzo, circondata da mura per l’epoca immagino praticamente inespugnabili.
Passando vicino Via Volta della Morte (mai vista una via del genere, sotto la foto) raggiungiamo la cima del colle una bellissima chiesa in stile… boh… con la facciata frontale adornata da colossali statue che ammoniscono con severità i passanti.

Ci fermiamo ancora per un po’ a un pub dove trovo una eccellente birra rossa belga che risolleva un po’ il morale tanto che mi lancio in qualche goliardata con Padre Jack che mi assolve dai miei peccati di niubbo e un Trompy’s Seal of Approval sul bicchiere di birra.

Terminato il giro turistico torniamo all’agriturismo.
IL FACILMENTE PERICORRIBILE STERRATO viene da me coperto a piedi, di moto ne abbiamo già danneggiata una e ci ritiriamo mestamente a letto consapevoli che l’indomani sarà una giornata campale.
Le ultime ore di veglia vengono condite dal peto ninja di Jack e da Vandal che conia una delle più grandi perle di sempre “se esiste un buco non vedo per quale motivo non debba essere profanato”.

QUALE SARA IL DESTINO DI SILBERFALKEN?
Ovviamente lo sapete già visto che sono tornato a casa ma lo scoprirete nei prossimi giorni.

Interludio

siamo solo due che si sono presi un impegno e sudano e lottano ogni giorno per ottenere quel briciolo di felicità che ci manda avanti. le coppie perfette non esistono, esistono solo le coppie che lottano per un interesse comune sacrificando interessi personali

E tutto il resto è noia.

On the Road, the Spaghetti Version – Episodio 0.1 “Considerazioni Sparse dopo il Ritorno”

Rieccoci qua a scrivere dopo che ci eravamo lasciati in modo piuttosto gnugnoso… Non che ora non lo sia, insomma, alla fine Agosto è il mese delle fini, finiscono le vacanze (e il lavoro langue), finisce il sonno tranquillo che torna a essere interrotto dalla sveglia e da una canicola insopportabile, finiscono le distrazioni dal fatto che, ridendo e scherzando, è un anno che siamo a spasso con noi stessi, in un certo senso mi viene da dire solo un anno ma davvero mi sembra passata un’eternità… Vabbeh non è di questo che si voleva parlare.

Insomma, come già annunciato precedentemente la decisione era stata presa: le vacanze estive quest’anno sarebbero state sotto forma di viaggio in moto dalle verdi e “fresche” colline canavesane alla calda, selvaggia e multiforme Puglia, in un susseguirsi di tappe per un totale di tre giorni di viaggio all’andata e tre giorni al ritorno attraverso la penisola.

Prima di iniziare la cronistoria vera e propria mi viene da fare qualche considerazione sparsa su quello che è stato il viaggio da un punto di vista motociclistico e personale: innanzitutto mi spiace dirlo ma i miei amici avevano ragione, 3130km (chilometro più chilometro meno) non sono uno scherzo per un neopatentato quindi, se sei un neopatentato motociclista che arde della fiamma della follia e del coraggio e delle splendide emozioni che ti regala la strada, ascolta Gara: lascia passare un po’ più di tempo, ti cagherai meno in mano e ti godrai molto di più la strada.

PERO SO CHE NON MI ASCOLTERAI

Lo so perchè nemmeno io ho ascoltato gli altri, perchè la moto almeno ora che c’è il fascino della novità è la cosa più bella che ci sia, è la cura per tutti i mali, è la consapevolezza di avere sotto il culo cavalli sufficienti ad ammazzarti e nessuna elettronica a compensare per le tue cazzate, è la libertà di poter dire “prendiamo quella strada” anzichè seguire una lunga linea dritta in autostrada, è il gusto per un oggetto che nell’essere completamente meccanico (fatto salvo per la centralina dell’inieziezione ok) è quasi vivo, quasi dotato di una propria volontà (a meno che tu non ti sia comprato una giapponese, tsk) con la quale dovrai trovare un accordo per vivere sereno, è la consapevolezza che se ti metti a pensare alle tue gnugne non ti accorgerai di quella curva che improvvisamente chiude e ti stamperai contro il guardrail o l’albero più vicino e quindi non puoi e non devi pensare a niente mentre guidi, devi solo stare ad ascoltare il motore e le sospensioni che ti raccontano la storia della strada che c’è sotto di te.

E COSI HAI DECISO DI PARTIRE

E cosa porterai con te?

Te lo dico io, porterai troppe cose.

Puoi fare le cose in tre modi: le puoi fare bene, le puoi fare male e le puoi fare come Vandal che è un modo peggiore di fare male le cose ma che fatte da lui diventano fatte bene, ci riesce solo lui quindi non provare a imitarlo, faresti delle bruttissime figure e la cresta da mohicano sicuramente non ti donerebbe.

Quindi cosa ci si può portare in un viaggio di 3130km?

Innanzitutto il bagaglio: io ho deciso di partire con una borsa serbatoio (che diventa zainetto) in cui mettere tutto il triviale e le cose di rapido accesso rappresentate da:

  • macchina fotografica
  • G.R.R. Martin – Il Regno dei Lupi
  • poncho anti pioggia (in modo che non ci sia mai e così farà per sempre la muffa lì dentro)
  • Atlante Stradale d’Italia (imprescindibile)
  • iPhone (il GPS è stato utilissimo)
  • caricabatterie per tutto ciò che è elettronico
  • pipa e accessori
  • tabacco
  • tre sigari cubani
  • blocco note con penna
  • nastro americano
Il blocco note serve per appuntare rapidamente l’itinerario in modo che mentre sarete per strada sarete rapidamente al corrente della giusta sequenza di paesi che dovrete attraversare che, soprattutto nel centro italia, saranno MOLTI.
Il nastro americano è imprescindibile, il perchè lo capirete più avanti.
A tutto questo dovreste aggiungere due cose: grasso spray per la catena se avete ovviamente una moto a catena e una corda.
Perchè una corda? Semplice: come diceva Sam ne Il Signore degli Anelli, se non portate con voi della corda ne avrete irrimediabilmente bisogno.
Più realisticamente potrebbe servirvi nello sventurato caso non abbiate abbastanza forza per sollevare da terra la vostra moto con le vostre forze in modo da ottenere una leva migliore, io fortunatamente ho scoperto di essere in grado di tirarla su con le forze mie e delle mie bestemmie.
Alla borsa serbatoio si affiancano due borse laterali morbide: costano relativamente poco e tengono anche troppo, come poi ho scoperto lungo la strada, prendete i vestiti che portate con voi per le classiche due settimane di viaggio e portate con voi solo la metà, il resto è solo peso superfluo e inutilume che vi costringerà inutilmente a ravanare nelle borse.
Inoltre le borse laterali hanno un’eccellente secondo ruolo: difendono i fianchi della vostra moto in caso di caduta, soprattutto i terminali, vedete solo di fare in modo che siano montate ad almeno quattro dita di distanza dagli scarichi E CHE CI RESTINO, la cosa migliore sono due bei ganci elastici che passano sopra la sella, sono poco estetici ma sono una garanzia, per Dio non perdetevi in cazzate estetiche perchè altrimenti la pagherete.

Passiamo ora al discorso vestiario: per quanto mi riguarda, soprattutto visto che sono un niubbo che sta parlando ai niubbi, la risposta è NESSUN COMPROMESSO.

Si viaggia integrali: casco integrale, giacca e pantaloni di quelli che si legano tra di loro via cerniera, stivale, paraschiena, guanti con paranocche e un foulard, vi sentirete dei palombari, suderete come fontane (bevete tanto! è fondamentale) ma dovesse mai capitare l’imprevisto ve la caverete e non rimetterete i pantaloni buoni che vi piacciono tanto.
Inoltre vi coprirà tutto dal sole e non arriverete con le mani viola come ha fatto una certa persona (Vandal), che non è salutare.
Conoscerete nuove frontiere di sudorazione ma tanto quando andate l’aria vi terrà freschi e l’immancabile maglietta tecnica che separa la vostra pelle dalla giacca non vi farà sentire troppo umidi.
Ah di casco consiglio uno di quelli con visierina da sole interna, è una vera manna dal cielo, soprattutto al tramonto.

Ultima cosa sulla quale mi sono pentito grandemente: le gomme.
Probabilmente avete comprato una moto usata quindi magari avete delle gomme che non sono nuovissime.
Se hanno più di tre anni, datemi retta, cambiatele, io ho fatto 3000 e rotti chilometri con gomme vecchie di sette anni e in molte situazioni non mi sono sentito per niente a mio agio, sicuramente il fattore inesperienza gioca una percentuale molto più importante ma avere sull’asfalto un bel paio di gomme nuove e prestanti, non troppo dure che mordono l’asfalto e vi fanno sentire bene incollati anzichè in continua preghiera che quei pochi centimetri di gomma resistino a contatto con l’asfalto di nuovo vi faranno affrontare la strada con maggiore tranquillità.

Per il resto non serve altro che fare un bel respiro, saltare in sella e schiacciare il pulsante dello starter e tenere occhi e orecchie bene aperti, se andate piano fregatevene, se siete con amici molto più esperti molto facilmente vi lasceranno indietro, voi strafregatevene, strafacendo vi stancherete solamente e da stanchi si commettono più cazzate e la moto le cazzate non le perdona.

Godetevi la strada e il panorama perchè è questa la differenza che c’è tra un viaggio in moto e uno in auto.

E ora sedetevi e rilassatevi che lo spettacolo sta per cominciare.

Stay tuned.

Interludio notturno

Tanto alla fine fai mille progetti ma poi si torna sempre a pensare a quello che c’era e non c’è più, a guardare la metà vuota del letto consapevole che resterà così ancora per molto tempo e tutto quello che fai lo fai solo per distrarti.
Schifo.

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