Ma quando ti guardi intorno, vedi i bambini povri e non solo

  

Come forse saprete, da quando ho iniziato a lavorare nella SupremaEnterpriseConsortile di Servizi, ho preso l’abitudine dalle 09.00 alle 10.00 (salvo paduli a volo radente) di farmi una piccola rassegna stampa visto che non sempre sono in grado di guardare i telegiornali che, in ogni caso, sono anno dopo anno sempre più scadenti alternando notizie di cronaca nera che ti generano disprezzo verso l’umanità tutta, a interessantissime ricerche inglesi (della serie c’avete troppi fondi per la ricerca voi) o servizi su poveri animali salvati (della serie non bastava Geo&Geo).

Oggi, sul Corriere della Sera è apparsa una interessantissima notizia.

Berlusconi sempre più ricco

Il reddito del presidente del Consiglio cresce di 9 milioni di euro. Bersani invece perde 13 mila euro

“Orca la forca!” -esclamo- mentre mi butto a leggere il breve articolo; analizziamolo assieme per decifrare la verità soggiacente.

Il reddito di Silvio Berlusconi del 2009 è stato di 23.057.981. L’anno precedente era invece di 14.532.538. Il presidente del Consiglio si conferma così il più ricco tra i parlamentari della Repubblica. Tra i beni immobili a lui intestati risultano anche 5 appartamenti a Milano, 2 box sempre a Milano, e un terreno ad Antigua. Alla voce «variazioni in aumento» compare l’acquisto di un immobile a Lesa (Novara) e la costruzione di un immobile sul terreno di Antigua. Lo rivelano le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2009, relativamente alle entrate percepite nel 2008, rese note dal Parlamento.

E fin qua… Lo sappiamo che il nostro sempreamatissimo, benedetto (nonchè unto dal Signore)  Cavaliere non ha certo problemi ad arrivare alla fine del mese.

Ma come risponderà davanti a tutta questa tracotante opulenza l’opposizione?! Il titolo già vi da un indizio, ma la parte più divertente è un’altra!

Se il leader Pdl nell’anno nero della crisi si arricchisce di 9 milioni di euro, il segretario del Pd perde circa 13 mila euro in un anno. La sua dichiarazione Irpef del 2008, segnalava infatti un reddito imponibile di 163mila 551 euro. Tra l’altro, Bersani non risulta in possesso di beni immobili.

PORCA PUPAZZA! Povero Bersani, non possiede alcun immobile! E’ un senza tetto! Ovviamente gli immobili saranno intestati altrove, magari in punti strategici del parentado in modo da spartire al meglio la ricchezza onde pagare meno tasse (tutti gli immobili al di fuori della prima casa sono sottoposti a una tassazione piuttosto pesante se sono lasciati sfitti).

Insomma, come sempre, destra o sinistra, la puzza di guano è sempre la stessa.

Personalmente, e lo dico con la morte nel cuore dopo il definitivo cadimento di coglioni, il 28 Marzo c’ho di meglio da fare…

L’origine di tutto quasto mal di vita?! Semplice!

Che c’avete 9000 euro da allungarmi? GIURO CHE VE LI RENDO ;_;

Si, ok è un motivo molto stupido, se vi sentite offesi ne avete piena ragione.

Il cerchio della vita

  
  • Lunedì: un nuovo inizio, la speranza che questa settimana sia diversa e/o migliore di quella precedente
  • Martedì: la conferma che tanto sarà una settimana come tante
  • Mercoledì: il giro di boa; l’entusiasmo per il weekend che si avvicina
  • Giovedì: il giorno infinito, così vicino eppure così lontano
  • Venerdì: WIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII~
  • Sabato: WOOOOOHOOOOOOOOOO~
  • Domenica: l’angoscia; una settimana finisce e un’altra si appresta a cominciare, il cerchio si chiude.

Considerazioni sparse

  

Questo post doveva assumere molte forme e trattare molti argomenti, come tutte le volte che rimugino su un post finirò per fare un minestrone di tante cose… Alcune verranno a galla, altre rimarranno sul fondo della marmitta; evidentemente non era loro destino venire trattate.

Iniziamo con i pensieri più vecchi.
Settimana scorsa è stata dura, molto dura.
Sono capitate diverse incombenze nel grande ufficio della GigaImpresaConsortile che ha deciso (poveri loro!) di prendermi come consulente dell’ufficio progetti, roba che mercoledì e giovedì sono tornato a casa ben oltre le 20.30, mercoledì forse anche alle 21.00 perchè mi ero fermato a far la spesa… Oh beh, finchè la paga è buona di quello non mi lamento.
Ciò di cui mi lamenterò è invece il fatto che ormai, dal lunedì al venerdì, io faccio unicamente lavoro-casa-lavoro, routine che mi sta lentamente, ma inesorabilmente, logorando.
Il problema è che, diciamocelo, a Padova proprio non riusciamo ad abituarci.
Certo, il fatto di avere si e no 3/4 ore di tempo libero al giorno, tutte concentrate di sera, non ti permettono in alcun modo di abituarti alla città, ma tante piccole cose, come ad esempio l’inconcepibilmente malato piano viario, le ZTL poco segnalate con accesso tramite piccoli ponti medievali che se imbocchi sei fottuto perchè non puoi far marcia indietro, proprio non riescono a farmela piacere, peccato perchè il centro è davvero una delizia e ho ancora in arretrato quella passeggiata fotografica che avevo programmato nei primi giorni di Gennaio.
Tutto questo per dire che più ci rimugino sopra, più voglio tornare a Milano, non solo per un fatto geografico (che tornare a Ivrea ogni weekend era una gran comodità) ma anche per il fatto che, dopo cinque/sei anni, Milano è un po’ la mia seconda casa, ho un mio giro là, che ho mollato di corsa senza nemmeno dire “ciao”, ho un sistema di mezzi pubblici che, per Dio, ti permette di essere ovunque da qualunque punto della città, e soprattutto ho delle possibilità di impiegare il mio tempo libero che non sia marcire a casa davanti al televisore, pessima abitudine che mi ha portato a sfondare quota 80 chili.
Ho immediatamente messo in atto un piano di contingenza che mi vedrà darmi al jogging non appena le condizioni climatiche lo permetteranno anche se penso che, se oggi non faccio troppo tardi, potrei già fare un tentativo oggi.
Lo scopo dell’iniziativa è duplice: innanzitutto fare un po’ di moto senza vincoli come quelli che ti impone la palestra, secondo iniziare a esplorare un po’ i dintorni e, magari, col tempo, anche il centro… Ma questi sono progetti troppo in là nel tempo, se le prime volte riuscirò a sopportare 20 minuti di corsa leggera mi definirò assolutamente soddisfatto di me stesso.
Altra cosa che mi fa rodere di Padova è che a Milano stavo iniziando a fare dei progetti di costruzione di uno spazio mio personale.
Ad Agosto lasceremo la Rocca dei Ninj4 1.5, finalmente direi.
Quella sistemazione era partita un po’ come mio purgatorio personale, sperando che una casa di studenti mi desse la spinta necessaria a concludere l’università.
Ora che l’università è finita e che non ho più bisogno di sentirmi spronato dalla produttività altrui, era tempo di muoversi verso altri lidi, peccato che con altri lidi io non intendevo Padova!
Il piano originale era trovarsi sempre con Filippo e con chiunque altro volesse aggiungersi, un trilocale nel quale potessi trovare una camera singola che sarebbe presto stata adornata dalla nerdstation che avevo assemblato a Ottobre, oppure addirittura un appartamento per i cavoli miei fuori Milano in quei paeselli che finiscono in -ate, in -ano o in -sul Naviglio… Peccato che ora come ora tutto ciò sia impraticabile… O no?
La questione che si pone ora è sul da farsi: la persona intelligente et risparmiosa, semplicemente si rassegnerebbe spostando il suo centro di interessi in Veneto, barcamenandosi con grande dispendio di benzina e autostrada per gli impegni del Katori (che fortunatamente sono tutti nel bergamasco il sabato), nell’attesa che le cose cambino.
La persona meno intelligente et meno risparmiosa, d’altro canto, cercherebbe comunque una sistemazione meneghina, facendone però la nuova Rocca dei Ninj4 2.0 e tornando ogni santo weekend nel milanese, riducendo le comparsate nel canavese a circa una al mese salvo ecceziunalità.
La questione però si tradurrebbe in un maggiore esborso economico perchè comunque sono un affitto e delle bollette da pagare (lode al GigaCapoSupremo che mi paga l’affitto a Padova) che sfrutterei unicamente otto giorni su 30 salvo ecceziunalità; non proprio il massimo dell’efficienza.
Insomma, ho tempo diciamo fino ad Agosto per pensarci su e sia mai che il GigaCapoSupremo si riveda e mi faccia rientrare di sua sponte in terre non dico migliori ma comunque più vicine alle mie sfere affettive e d’interesse, nel frattempo me la spasserò come posso a Padova dove il mio tasso alcolemico sta rapidamente ritornando ai livelli di un tempo… Questo si che mi piace del Veneto! C’è sempre una occasione per riempire il bicchiere!

Risalendo la china temporale dei pensieri, sempre settimana scorsa, ho avuto la spiacevole idea di rileggermi TUTTI i miei vecchi blog per via del fatto che mi sono chiesto “ma ci saranno ancora?”.
Ebbene… Rileggendo pensieri ormai vecchi di sei anni (i più vecchi sono datati 2004) non ho potuto fare a meno di alzare un sopracciglio in segno di perplessità… O perplimenza… Fate voi.
L’aspetto più interessante è di come la mia vita si possa spaccare in ante-Yamato Daisakusen e post-Yamato Daisakusen.
Da dopo il viaggio in Giappone il mio rapporto con la vita, o quantomeno con il blog, è cambiato radicalmente: da quaderno di lamentele e piagnistei su quanto fosse brutto il mondo, su quanto mi trovassi male, è diventata una pagina di pensieri in libertà sulla quale si può dissertare un po’ di tutto.
Certamente, i momenti brutti non sono mancati, ma a questi sono stati accostati anche momenti belli, descrivendo un quadro se vogliamo più veritiero di quello che è il mio mondo fuori dall’Internet; in questo posso decisamente dire di essere diventata una persona migliore, non c’è dubbio.
Certo è che nel 2004 ero proprio un figurino :(

Arrivando a cose praticamente di ieri (notate come la cosa sta descrivendo una parabola crescente) finalmente, come l’osservatore più attento avrà notato a inizio post, mi sono dotato della mia prima Detolf, mitico simbolo del collezionista che abbisogna di una vetrinetta di bell’aspetto senza spendere un capitale.
Giovedì mi sono recato all’Ikea, ormai luogo che conosco a menadito e del quale sono diventato maestro, riuscendo ad aggirare la perfida area espositiva e addirittura tagliando tutto il serpentone dell’area mercato arrivando direttamente nella zona mobili!
Davanti a me stava la pila di scatoloni di Detolf, quanto potrà mai pesare? Mi avvicino e, con non curanza, afferro lo scatolone, o almeno ci provo in quanto è praticamente inamovibile.
Provo a prenderlo da più parti ma niente, resiste a tutti i miei sforzi di sollevamento.
Dunque, se fallisce la forza, riesce l’ingegno: con un tutte le mie forze riesco a sollevarlo quel poco che basta per farlo sporgere a bordo carrello, dopodichè, per il principio del piano inclinato, lo faccio scivolare delicatamente dentro, trasformandolo in una specie di rostro da speronamento.
Carrello sbagliato; maledetta Ikea.
Fortunatamente vicino a me c’era un carrello di quelli enormi completamente abbandonato a se stesso sul quale ho fatto tosto trasferimento dello scatolone.
Anche caricarlo in macchina è stata una impresa e ringrazio che la Civic innanzitutto ha il bagagliaio a portellone e inoltre è sufficientemente bassa da avermi permesso di nuovo di far scivolare lo scatolone dentro, una volta oltre la metà mi è bastato farlo basculare all’interno del bagagliaio… Fottuti svedesi del cazzo, voi e le vostre scatole da 40 chili… Ora mi chiedo… Ma quelli che si portano a casa la cucina dell’Ikea… COME DIAVOLO FANNO?!
Il montaggio mi ha portato via oltre un’ora e mezza con l’aiuto di mio padre, soprattutto per via delle pesanti lastre di vetro da posizionare con attenzione; ora finalmente il mio esercito di Lupi Siderali, prossimo a completamento, ha un suo posto in bella mostra.
Il primo piano è stato occupato da Kureha, Nanoha e Fate che erano posizionate su un comodino che prima stava lì e ora è stato spostato nell’angolo al posto dell’osceno attaccapanni ormai completamente privo di raison d’etre.
Il problema è che le miniature di Warhammer 40000 sono troppo grosse e, con un calcolo veloce, ho già capito che i restanti tre piani verranno occupati dalla divisone corazzata del mio branco di Lupi, lasciando i poveri Alti Elfi del fantasy privi di una casa… Presto ci si dovrà nuovamente confrontare con la potenza scandinava.

Sono le 11.17, penso di essermi fatto a sufficienza i cazzi miei ed è ora di andare a disturbare qualcuno, fortunatamente di oggi ci sono poche cose da fare quindi può addirittura darsi che esca prima delle 18… Incrociamo le dita.

Eppure sono sicuro che ancora qualcosa la dovevo dire… Oh beh, sarà per la prossima volta, il tempo da sprecare in ufficio, fortunatamente, non manca.

La fortuna è cieca…

  

…ma la sfiga ci vede benissimo.

E’ conclamato che la mia vita segue dei periodi altalenanti: ci sono dei momenti di culo estremo e momenti di sfiga estrema, questi ultimi generalmente quando arrivano durano sulla settimana circa, ultimamente non capisco se stanno stabilendo un nuovo record, o sono io che me la creo la sfiga.
La settimana appena conclusa è stata una settimana davvero tosta, che mi ha visto zompettare tra un tavolo e l’altro a raccogliere informazioni.
Inizio a capire quello che diceva Sampietro al master: iniziare come project manager è una cazzata.
Fortunatamente se io sono un project manager, Unohana-taicho è Dio in terra, diciamo che io mi occupo di aspetti circoscritti al controllo dei progetti, e già così è un casino, diecimila cose da ricordare, diecimila cose di cui non sai un cavolo e di cui l’internet è avara di informazioni (dopotutto Banca d’Italia non sente il bisogno di fare un portale sugli applicativi di gestione dei finanziamenti o su come interagiscono questi con gli applicativi di segnalazione delle normative anti-riciclaggio e anti-usura).
Questo barcamenarsi in mondi sconosciuti, dove tutti sono troppo impegnati per te (anche perchè gli fa sicuramente noia essere controllati sulle scadenze in modo che si scopra che a fine mese, se va bene, ne hanno rispettate un decimo) e soprattutto dove costantemente fai la figura del pirla che parla a pappagallo.
Io lo sapevo che a lavorare con le banche erano solo guai, ma per ora mi accontento di quello che ho, rassegnato al fatto che Padova sarà la mia casa fino al 2011 (chissà che invece non me la stia gufando).
A tutto questo si aggiungono le piogge torrenziali di giovedì e venerdì (si, sono meteopatico) e… LE GRANDI OPERE.

Succede infatti che il coinquilino universitario, ovvero il padrone di casa, decide di cambiare la caldaia, anche perchè eravamo un po’ stufi della doccia che faceva le transizioni caldo-freddo-caldo, alle terme per cinque minuti sono divertenti e tonificanti, ma se vuoi lavarti sono solo una rottura di palle.
Fatto sta che arrivo a casa un giorno e sembra che sia esplosa una bomba.
I pensili della cucina completamente spariti, polvere ovunque, il cibo nella credenza tutto sul tavolo, il divano completamente ingombro.
Era arrivata la caldaia nuova.
Con aplomb del tutto zen, sopporto pensando che il giorno dopo si sistemerà tutto.
Sbagliato.
Tre giorni.
Tre giorni per sistemare una caldaia e tre pensili.
Il tutto per risparmiare sulla mano d’opera, cosa di cui sono ormai abituato con mio padre, con la differenza che mio padre generalmente riesce a venire a capo della situazione e ha un parco attrezzi immenso, mentre lui ha fatto tutto da solo, con competenze limitate e attrezzature ancora più limitate.
Il che si traduce nel fatto che alla sera del secondo giorno era entrato in quello stato d’animo che ha chi si è dato al bricolage e si è reso conto di aver fatto una cazzata: autocommiserazione, sospiri e bestemmie.
Immaginate questo quanto renda contento una persona che torna da un ufficio che alle 16 diventa irrespirabile (non vedo l’ora parta l’aria condizionata) e non vuole più avere a che fare con i problemi.
Tremendo.
Ora la situazione è tornata quasi alla normalità, resta da pulire un po’ il piano cucina che penso sistemerò più tardi e il bagno, che è quasi in emergenza sanitaria.
Insomma, è stata una settimana molto molto pesante dal punto di vista psicologico con in più lo schiaffo finale di uscire stanchissimo il venerdì sotto la pioggia torrenziale alle 19.00 (quando normalmente il venerdì la gente inizia a scappare alle 16.00, non scherzo) e dire “nah, a Milano ci andiamo domani”.
Il risultato? Erica inizia a cantare Ohayoo Ohayoo BONGIUUUUUUUR alle 9.00 e viene prontamente zittita.
Mi sveglio alle 10.00 (ora alla quale sarei dovuto essere ormai dopo Brescia) ma il mio corpo si rifiuta di muoversi.
Inutile scontrarsi con la natura, il weekend milanese salta e con esso la prima lezione di katori dopo… dopo dicembre.
CHEMMERDA.

Cercando di riprendermi almeno un briciolo di dignità, ed essendo il coinquilino ancora completando le grandi opere, mi decido finalmente a chiamare Daria che rivedo dopo, pare, cinque anni.
Pazzesco.
Beh devo dire che finalmente però che ci siamo divertiti, s’è finalmente visto il centro e si è fatto quattro chiacchiere sul tempo che è passato, dai tempi dei grandi raduni mangaitalioti, a quelli di #mirthegreat e più avanti fino a comporre quella parabola discendente (numerica non qualitativa), che ci ha portati a #encanta.

Di tempo ne è passato davvero tanto, troppo da quando, a quattordici anni mi ero iscritto, su Mangaeco, ebbro dei primi manga che non fossero Dragonball che compravo verocemente dal fumettaro di Ivrea (sempre del cuore).
Mangaeco… FFMD… #mirthegreat… I raduni bolognesi… AD… #lifeinsanity… ffrpg poi seventh sigil… il relativo takeover… #ffrpg… #suca… e ora #encanta.
Ne sono successe davvero tantissime, persone sono arrivate, altre se ne sono andate, altre ogni tanto fanno fugaci ritorni per poi sparire di nuovo, l’internet è un enorme mare con le sue maree che vanno e vengono e purtroppo rimane una seconda vita che subisce inevitabilmente i cambiamenti che si verificano in quella principale, quella reale, con la quale ci confrontiamo tutti i giorni e con la quale dobbiamo sempre riuscire a conciliare tutto; anche perchè a 14 anni potevi dire che non uscivi (tanto comunque non potevi) perchè c’era il torneo di Starcraft, ora se dici che non esci perchè c’è Dynamis Xarcabard fai un po’ ridere e quindi allora via a riservare cantucci e scampoli di vita, ricordandoci sempre che il tempo che di notte giochiamo è tempo che non dormiamo e la sveglia suonerà sempre, inevitabilmente alla stessa ora.
I mezzi per ridurre le distanze aumentano ma contemporaneamente si riducono i momenti in cui utilizzarli, che ironia.

CHIUDIAMO QUESTO MOMENTO NOSTALGIA CHE MI HA GIA ROTTO PER PASSARE A UN MOMENTO ATTUALITA ASSOLUTAMENTE OFF-TOPIC.

(more…)

Una mela al giorno…

  

Repubblica oggi ha pubblicato un’interessante intervista a Guy Kawasaki, ex Apple ai tempi del Macintosh, quando i prodotti Apple non erano in, non erano fescion, e non servivano come complemento d’arredo o per intonarlo alla borsa di Vuitton in università.

Non mi dilungo troppo per due motivi: ho poco tempo (ovvero quello che impiegherà Unohana-taicho ad uscire dal bagno) e soprattutto si spiega da se, delineando un futuro probabile e tuttosommato verosimile nel lungo termine. Enjoy.

La Apple rischia di sperperare il capitale di credibilità che si è costruita e di allontanare proprio i consumatori che la sostengono con maggiore forza. E ancora: Google sembra la divisione MacIntosh di Apple. Quello del social networking è un mondo in rapida evoluzione ma non diverso dagli altri fenomeni che l’hanno preceduto e resta ancora da provare che possa generare profitti. L’iPad potrebbe rivoluzionare il mondo dei media e dell’intrattenitmento ma è stato pensato troppo in fretta. Troppo. Guy Kawasaki, 55 anni, americano di chiare origini giapponesi nato a Honolulu, autore di How to Change the World (Come Cambiare il Mondo), ora blogger affermato, è stato un veterano di Apple ed è considerato il regista del successo commerciale del Macintosh computer.

Autore di svariati best sellers, tra cui The Macintosh Way, un libro che fu considerato a lungo il Libretto Rosso di Apple, Kawasaki negli anni ‘80 è stato il primo a parlare di “evangelismo tecnologico”, ovvero della dottrina che spingeva gli impiegati della Apple a trasformarsi in promotori dei prodotti della casa di Cupertino cercando di convincere programmatori e ingegneri elettronici a sviluppare programmi, hardware e applicazioni per il mondo Mac. Successivamente il concetto è stato adottato da altre ditte dell’hi-tech: Vinton Cerf, inventore dell’interent è per esempio l’evangelista capo di Google mentre Bill Gates, oltre che fondatore, è stato per anni chief software evangelist di Microsoft.

Congedatosi da Apple verso la fine degli 80′ Kawasaki è anche capitalista di ventura con la Garage Technology Venture nella Silicon Valley e creatore di Alltop, un aggregatore internet di notizie tecnologiche. Lo abbiamo raggiunto a San Francisco durante il MacWorld 2010, il maggiore incontro annuale degli appassionati dei prodotti della Apple. Il primo, dal 1985, senza la partecipazione dell’azienda di Cupertino.

Cominciamo con il MacWorld senza la presenza di Apple.
“Mi pare che sia un successone. Non c’è stato l’esodo che si temeva dopo l’abbandono dell’azienda di Cupertino. Le cifre rese note dalla IDG, l’azienda di Boston che gestisce l’evento, parlano di appena 600 partecipanti in meno rispetto all’anno scorso. Un’inezia considerando il fatto che siamo nel pieno d’una fortissima recessione. La Apple dovrà trarre le dovute conclusioni da questi risultati”.

Lei pensa che Jobs abbia commesso un errore ad abbandonare questa kermesse?
“Purtroppo Apple ogni giorno che passa diventa sempre più simile alla Microsoft di un tempo, alla Microsoft che era odiata da tutti e che non mancava mai di prevaricare sia i consumatori che il resto dell’industria. In molti sensi è diventata simile alle aziende che soleva criticare. E’ diventata una compagnia affamata di soldi e di potere”.

Cosa ne pensa dei suoi prodotti, della loro affidabilità. Qual è il suo giudizio?
“I suoi prodotti sono ancora tra i migliori che si possano trovare sul mercato ma non certo i meno costosi.  Il rapporto tra Apple e il pubblico si sta indebolendo, anche considerando le decine di migliaia di sostenitori che – a dispetto dell’assenza di Jobs – sono calati su San Francisco al MacWorld. A questo punto la Apple ha le mani in pasta in così tante torte che è difficile dire quali e quante siano. La Apple deve imparare a prestare attenzione ai suoi consumatori soprattutto perché sta crescendo in ambiti di mercato, dalla telefonia ai computer, nei quali sono disponibili prodotti simili che costano di meno e sono di ottima qualità.  Oggi Apple vende più brani di musica digitale di tutti gli altri siti musicali messi assieme, produce la piattaforma mobile (l’iPhone) più veloce e più richiesta del mondo e ha messo radici nell’ambito educativo, però allo stesso tempo sembra aver perso la capacità di trattare i consumatori con la considerazione e il rispetto che gli sono dovuti”.

Crede che Google ne stia prendendo il posto?
“Se non sul versante dell’industria hi-tech e musicale, di sicuro su quello della vanità. L’atmosfera che si respira oggi a Google mi rammenta moltissimo quella che si respirava ai tempi miei alla divisione Mac di Apple che, oltre ai talenti offriva un concentrato di megalomania senza pari”.

Tra Apple e Google si arriverà a un battaglia senza esclusioni di colpi?
“La convergenza dei contenuti sulla piattaforma mobile, l’avvento dell’internet mobile per intenderci, li pone necessariamente in rotta di collisione, non solo sul versante della telefonia mobile e della distribuzione della musica e dei video ma anche del software. E’ inevitabile che si calpestino i piedi, con quale esito è difficile dire a questo punto, però lei ha ragione c’è stata una accelerazione delle dinamiche di scontro”.

Veniamo al social networking. Che cosa ne pensa?
“Non sono un esperto ma a Facebook e MySpace preferisco Twitter. E questo perché mi offre la possibilità di proiettare la mia presenza nel web in profondità. Gli altri mi paiono più  un modo di aggiornarsi con gli amici e la famiglia che altro. Di tenersi insomma in contatto con il proprio circolo di relazioni piuttosto che per fare un discorso diretto al mondo intero dell’internet. Io ho bisogno di far circolare le mie idee. Con Twitter riesco a contattare con un solo click oltre 250 mila persone. Inoltre Twitter mi pare l’unico che può generare entrate che non siano esclusivamente pubblicitarie”.

Che intende dire?
“Che io per utilizzare Twitter finirei anche col pagare, non farei lo stesso per nessuno degli altri social network”.

Nemmeno per Buzz, ultima creatura social di Google?
“Buzz proprio non lo capisco. Mi pare un coacervo di tutto quello che s’è già visto. Un po’ di Facebook, MySpace e Orkut messi assieme e il gioco è fatto. Ma come faccio a contattare qualche centinaio di migliaia di persone premendo un solo tasto?”

Facebook ha quasi 400 milioni di utenti sparsi per il mondo, non le pare che abbia un peso  maggiore di Twitter?
“Ma quanti di questi 400 milioni lei riesce a contattare con un solo click? Solo quelli che fanno parte della sua cerchia di amici oppure quelli di qualche gruppo, ma non certo tutti. Inoltre Buzz potrebbe presentare dei problemi seri di privacy. Non mi fraintenda, però, sono anche io dell’idea che il social networking è la via del futuro ma le iperboli mi sembrano fuori posto. Facebook, Twitter, MySapce e pure Buzz potrebbero fare la fine di tanti servizi  del passato, di aziende che prima hano dominato il web e poi sono sparite lasciando solo un vago ricordo di sé. E’ probabile che il social network in grado di dominare il mercato lo devono ancora inventare. Come niente lo costruirà qualche ragazzino lavorando in qualche sottoscala di Palo Alto”.

Come vede l’iPad?
“Potrebbe essere interessante ma che non è stato pensato abbastanza. Dal punto vista dell’hardware lascia a desiderare. Non ha una camera, non ha telefonia e non ha porte Usb. Anche la durata della batteria mi preoccupa”.

Dieci ore di uso continuato e un mese in stand-by non le sembrano abbastanza?
“Quando la Apple dice 10 ore bisogna leggere 5 nella realtà e poi chi ce lo lascia un computer in stand-by per un mese. Ma insomma cosa stavano pensando quando hanno sviluppato questo nuovo gadget? Non certo ad produrre un oggetto che doveva dare vita ad un nuovo segmento di mercato”.

Lo considera un fallimento?
“No, piuttosto un work in progress. E’ probabile che la versione che arriverà sul mercato tra un paio di mesi sarà dotata di camera fotografica e forse anche di porte Usb. Ma a prescindere da tutto l’iPad segna l’avvento di una nuova era nel mondo dell’intrattenimento personale e dell’immagazzinamento dei libri e dei periodici. I personal reader, o per meglio dire i centri di intrattenimento multimediale portatili, diventeranno una realtà diffusa come quella degli mp3 adesso. E’ solo questione di tempo”.

Statistiche

  

Non c’è nulla di peggio di un giorno di stanca in ufficio: complice l’assenza combinata della capa (d’ora in avanti Unohana-taicho, per i suoi modi di fare affabili che nascondono un’indole pericolosa) e di un’altra responsabile d’area che assisto, assolti i miei compiti giornalieri rimango con un nulla in mano, a parte l’impossibile macro di Excel che dovrei realzizare a tempo perso ma non so da che lato approcciare… Credo che finirò per pagare da bere a vita a Zitta di questo passo, in alternativa potrei cercare un libro serio sull’automatizzazione di Excel… O imparare il VBA… Boh.
Fattostà che sono oscenamente annoiato, ho già divorato tutto Google News e, sebbene potrei lanciarmi in una articolata filippica sul caso Bertolaso, scandalo-bolla di sapone del mese, e sul mio ormai totale convincimento delle indagini a orologeria, non mi pare il caso di annoiare tanto la platea con questi moralismi, per cui vi fornirò con qualcosa di molto più divertente! LE STATISTICHE DI NINJ4′S DEN!

Il sito è stato visitato dai seguenti paesi:

  • Italia (ma va?)
  • Francia (ulalà!)
  • Stati Uniti (FUCK YEAH!)
  • Polonia (wat-)
  • Germania (SIEG HEIL!)
  • Chile (llama llama duck)
  • Canada (BLAME CANADA!)
  • Olanda
  • Messico (got beans?)
  • Spagna (carramba!)
  • Brasile (non sono ancora abbastanza importante per conoscere travoni)
  • Irlanda
  • Gran Bretagna (God save the Queen)
  • Thailandia (questa mi perplime al pari di Chile e Polonia)
  • Australia (lulzland)
  • Austra (bratwurstel ftw!)
  • Indonesia (e___e)
  • Giappone (BANZAI!)
  • Slovacchia (non mi risulta di avere amanti slave…)
  • Ungheria (esiste internet in Ungheria?)
  • Grecia (GIIIIZAH!)
  • Bulgaria (non potevano restare indietro rispetto all’Ungheria)
  • Romania (tutti a bordo del bandwagon!)
  • Venezuela (hmmmm)
  • Repubblica Dominicana (ESISTONO PC IN REPUBBLICA DOMINICANA?!)
  • not set (questi sono i marziani negri comunisti, dico io)
  • Finlandia
  • Taiwan

Il 54,47% dei visitatori non visita nuovamente questo blog, segno che non gliene frega un cazzo di quello che c’è scritto… E va bene così, ma ben il 16,84% dell’utenza è tornata per più di DUECENTO VOLTE! Ammiro la vostra perseveranza.

L’83,68% dei visitatori abbandona il sito entro 10 secondi, evidentemente cercavano le tecniche segrete del ninjutsu, sfiga.

Le hotkeys che puntano a Ninj4’s Den sono 83, elencarle tutte sarebbe troppo lungo, rimango sulle più lollose.

  • forum jobcrawler mckinsey (pensavate che potessi introdurvi a McKinsey? (aahahah folli)
  • Nazinga Pizzardone (un classico senzatempo)
  • Modelli Cn22 – Cn23 (non so nemmeno che siano)
  • A scuola con gli antichi egizi
  • autelsionista compulsivi (no, non sono emo)
  • che vuol dire giubilo? (ma ti sembro un vocabolario?!)
  • cosa vuol dire pupupupupupu (questo ha ascoltato la canzone di Mokona)
  • diminuire circonferenza pancia (al massimo ti insegno ad aumentarla)
  • dragon ball fumetti porno (ANCORA?! Siamo nel 2010 cazzo)
  • pantaloni antitaglio low cost (ma ti sembro un cinese del cazzo?)
  • porno mezzolara (questo mi riservo di ricercarlo a casa)
  • psicologia gestuale nel sesso (si si sono proprio un espertone io)
  • quand’è il compleanno dell’imperatore giapponese (chiedilo a lui!)
  • succhia l’uccello (no.)
  • superobor concimi (mah)
  • vendita doujinshi italia (potrei iniziare un business)

E con questo si sono fatte le 12.26… Tra mezz’ora andrò a pranzo, chi mi vuole dare una mano con la macro di excel può scrivermi al mio indirizzo di posta, tanto penso che se sai come fare una macro di Excel sai come trovare qua dentro il mio indirizzo di posta.

Spero vi siate divertiti tanto quanto mi sono divertito io… E il fatto che mi ci sia divertito è sintomo di quanto mi stia annoiando, se continua così finirò per tornare a leggere Softairmania.

Una vita da troll

  

Entrare in una routine lavorativa da ufficio, che riduce la tua giornata in intervalli ben definiti e prevedibili, ti porta a fare scelte di qualità.
Il tempo si riduce in modo palpabile tanto che a volte senti come un sequestro di tempo quella mezz’oretta che passi sotto la doccia quando arrivi a casa e che pensi “magari potrei usare quel tempo in un altro modo”; stesso discorso per altri momenti che la vita si prende a forza del tuo tempo libero come mangiare, lavare, rassettare etc. il tempo TUO va solo dalle 18.00 (a volte anche le 17.30 ma è raro) alle 00.30 quando inizi a darti del coglione per non essere a letto, certo che la pagherai con gli interessi la privazione di sonno per tutta la settimana… Con incrementi esponenziali.
Questa necessità di efficientamento del proprio tempo mi ha portato recentemente a fare un paio di considerazioni sul fenomeno del trolling, traducibile in italiano con “perculare per il gusto di farlo”, pratica che nell’internet è paragonabile a comprare il pane dal panettiere nel mondo reale. Una necessità.
Spessamente mi sono trovato a ridere perdendo un 15 minuti a leggere un post dove, con fare eccessivamente sarcastico veniva demolito il cacatone dell’ultimo minuto fosse questo un film, un libro, un videogioco, quello che volete. Se esiste è trollabile. Anche voi siete trollabili, dovreste saperlo e sicuramente siete già stati trollati.
Si, mi divertiva, prima di approdare nelle terre padoane, dove l’internet mi è precluso per buona parte dalle 9 alle 18.00 e il resto del tempo si deve distribuire tra mangiare, dormire, lavarsi, andare a fare la spesa e, se rimane del tempo, farsi i cazzi propri (per altro mi sono appena reso conto di aver dimenticato le camicie da portare in lavanderia a casa, questo mi costerà abbondanti 30 minuti tra tornare a casa, prenderle, tornare in lavanderia, posarle, tornare a casa di nuovo; immaginate quanto questo mi renda felice, ma sticazzi oggi è venerdì).
Leggendo oggi i troll provo solo una sconfinata pena, un pochino di invidia e una discreta dose di rabbia.
Analizziamole una per una.
Pena. Perchè pena? Innanzitutto partiamo dal presupposto che, facciamo l’esempio più facile, quello dei libri, leggere un libro che non piace può succedere.
Comprare sistematicamente libri fantasy scritti da autori adolescenti è masochismo.
Leggerli fino in fondo è chiaro segno che non sai cosa fare delle tue ossa.
Ripetere sistematicamente il procedimento è la dimostrazione che sei un mentecatto.
Qua non si tratta di prendersi la sonora inculata che a tutti capita su base regolare con libri, fumetti, videogiochi e salcazzo, si tratta proprio di andarsele a cercare, come andare in giro per Harlem vestito con la divisa del Ku Klux Klan e poi scrivere un articolo su quanto è violenta la comunità nera.
Non sono violenti, sei tu coglione che te la sei andata a cercare quindi prima di prendertela con loro prenditela con te stesso.
Calandoci di nuovo nel mondo dei libri la cazzata è duplice: non solo hai letto un libro che già sapevi era brutto (andiamo, cosa volete che scriva un Paolini a caso? Guerra e Pace? Delitto e Castigo? No scriverà quello che ogni quattordicenne nerd scriverebbe, la sua visione del Signore degli Anelli infarcito di altro stereotipamen derivante da altre sue passioni perchè gli sembra figo, ma di questo ne parliamo dopo), MA HAI PURE SPESO DEI SOLDI! HAI FINANZIATO IL SUDDETTO PAOLINI DI TURNO! L’HAI INCENTIVATO A PROSEGUIRE NEL SUO CAMMINO DI SCRITTORE, GRULLO CHE NON SEI ALTRO!
E tutto questo per cosa? Per passare un paio d’ore a scrivere un articolo sarcastico (che non ti porterà profitto alcuno) per il tuo personale autocompiacimento, la tua frustrata autostima e il tuo fandom di cretini che ti vedono come il successore di Ghezzi.
Peccato che Ghezzi ha inventato Blob, tu invece hai solo un blog del cazzo. Sfiga eh?

L’invidia.
Beh, questa è semplice, se hai tempo da buttare prestamene no? Devo ancora finire Dragon Age e giocare non necessariamente nell’ordine: Bayonetta, Mass Effect 2 e il mese prossimo Final Fantasy XIII il tutto per oltre un centinaio di ore di gioco senza contare quelle che mi rimangono di Dragon Age. Detto tutto.
Il weekend poi è una tortura perchè è un continuo gioco di costo-opportunità. Se monti miniature non giochi a Dragon Age, se giochi a Dragon Age non sfoltisci la pila di DVD, se sfoltisci la pila di DVD non expi su FFXI, se expi su FFXI non esci con gli amici. Da spararsi.

La rabbia.
Diciamocelo, troller caro, tu non sei niente di meno che un bullo dell’internet, con la differenza che prima o poi i bulli trovano quello che pensano sia un nerd sfigato mentre invece è cintura nera di pizze in faccia e lo gonfia come una zampogna, il troller bulleggia il prossimo dalla sicurezza inviolabile della sua camera, protetto dall’anonimato che garantisce (sempre meno) il web.
E chi bulleggi?
Della gente che comunque ha si prodotto qualcosa di scadente, nessuno qua sta facendo apologia di Paolini e compagnia cantante, ma l’ha fatto sicuramente con uno spirito onesto e spendendoci sopra tempo e fatica e magari soldi che sicuramente non gli ritorneranno perchè pochissimi casi a parte dubito seriamente che un libro fantasy di quart’ordine che non è altro che la scopiazzatura di qualche altra opera fantasy riesca a raggiungere il punto di pareggio, figuriamoci il profitto, sono scommesse che suppongo un editore fa perchè comunque c’è la famiglia benestante del ragazzo in questione che finanzia in parte la pubblicazione, o così mi piace pensare, dopotutto non sono organi di beneficienza, sono imprese che puntano al profitto.
Ciò detto, dunque, mi sembra il caso di trattare i suddetti autori, almeno nella piazza pubblica, con un po’ più di rispetto in quanto possono essere stroncati con sicuramente più professionalità, poi nella riservatezza della vostra casa, con il vostro gruppo di amici snobboni, potrete prenderli per il culo quanto volete mentre fumate il vostro Partagas Serie 2 preferito sorseggiando un Passito di Pantelleria che non vi verrà più sottratto da una cicciona alcolista del cazzo perchè l’avete lasciato a raffreddarsi sulla finestra e lei passava di lì.
Penso che anche il nerdino liceale che ha avuto la botta di culo immane di riuscire a pubblicare il suo polpettone fantasy meriti almeno questo, se pensate di poter fare di meglio, se pensate di essere la reincarnazione di Jordan (morirete comunque di nuovo prima di finire la vostra epopea prolissi del cazzo) o se Martin vi è apparso in sogno indicandovi la via per la rinascita del fantasy, prego, la carta, la penna e l’inchiostro costano poco e sono alla portata di tutti, perchè non ci provate un po’ voi?
Sarò ben lieto di leggere dalla prima all’ultima pagina del vostro prodotto e successivamente scrivere una recensione carica di sarcasmo, foto di roditori e priva del giusto arisotcratico distacco che una persona dovrebbe avere nel valutare il lavoro di un altro PUBBLICAMENTE.

Ci siamo capiti Gamberi Fantasy?

Un post in due parti

  

Continuiamo questa cavalcata di aggiornamenti, consci che non durerà per sempre.
Diciamoci la verità, il lavoro del PMO è un lavoro di alti e di bassi, di giornate piene e di giornate incredibilmente vuote a seconda di quale che sia la fase del progetto in corso.
Questa è una delle fasi in cui le mie expertise (ahahahah) non sono particolarmente richieste per cui esco alle 17, faccio i fatti miei su quel poco di internet che riesco a browsare da questa LAN bloccatissima (almeno i forum su warhammer potevate lasciarmeli, stronzi), specialmente i siti dei quotidiani.

Ah, dimenticavo, questo sarà un post in due parti: la prima parte parlerà di una cosa che ho letto pochi minuti fa e mi ha lasciato basito, la seconda è il solito noiosissimo post sull’avvendo della Tavola della Legge da ieri nota come iPad… Mancava solo la buon anima di Charlton Heston vestito da Mosè ieri, davvero.

Torniamo alla prima parte.
Come stavo dicendo, pochi minuti fa (anche se quando leggerete questo post sarà sicuramente sera tarda perchè non riesco a fare l’upload delle immagini da qua) sono tornato alla lettura di uno dei miei trafiletti preferiti: il Buongiorno di Massimo Gramellini sulla Stampa.
Per moltissimo tempo è stata l’unica parte di un quotidiano che abbia mai letto, la sua abilità di dare in pochissime righe e con un cipiglio sempre fresco e ironico importanti riflessioni sull’attualità è una dote davvero rara.
Molti lo imitano, nessuno ci riesce.
Fattostà che oggi leggevo un paio di trafiletti con gran gusto rimembrano gli antichi fasti di quando dirigevo la redazione del giornalino del liceo e passavo il tempo a prendere il sole in cortile quando ho letto questo articolo che mi ha lasciato basito.
Non lo commento in modo approfondito perchè si commenta da se (inoltre io il libro non l’ho mai letto, cough): una fotografia a colori di quanto siamo diventati ignobilmente perbenisti, ipocriti e bigotti.

Il divano di Anna Frank

Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente.

Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano. Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno.

A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.

E ora passiamo al giorno dell’avvento, che da ieri non è più l’8 di Dicembre ma il 27 di Gennaio, perchè Egli giunse, e rivelò al mondo La Tavola.

(more…)

Sceneggiata Napoletana

  

No, non mi sto riferendo all’omonimo pornazzo con Selen, sto parlando del teatrino che in questi giorni sta coinvolgendo il mercato dell’automobile in Italia.
C’è poco da fare, siamo a uno stallo: Marchionne minaccia di chiudere la maggior parte degli stabilimenti italiani perchè inefficenti, perchè produrre le macchine in Polonia, persino in Messico, secondo l’italo-canadese, e commercializzarle in Italia, costa meno che produrle in Sicilia (magia delle economie di scala!), mandando culo a terra qualche decina di migliaia di famiglie, dall’altra il governo aumenta la stretta sui testicoli del gruppo torinese minacciando di ritirare la seconda ondata di incentivi, trascinando ulteriormente nel baratro le vendite automobilistiche.
Oggi FIAT Group ha annunciato lo stop di tutti gli stabilimenti fino a Marzo a causa del crollo degli ordinativi che rende inutile proseguire nella produzione di altri modelli, nel frattempo, in tv ci martellano con l’edizione Nine della MiTo propinandoci il solito stereotipo dell’italiano mediterraneo ardente amatore pizza e mandolino unito a un auto che vale meno di quello che effettivamente costa; semplicemente irritante.
La situazione in tutto questo è quantomai controversa in quanto non vanno considerati unicamente gli stabilimenti di assemblaggio delle macchine, ma anche l’intero indotto, in quanto se si fermano le catene di montaggio si fermano anche le piccole aziende che producono tutte le componenti della macchina, dagli specchietti ai fanali.
E’ quindi auspicabile imporre le regole del libero mercato a FIAT, condannandola sulla via del risanamento più rapido e più facile, ovvero il trasferimento oltre oceano dove potrà sfruttare le fabbriche Chrysler e sfruttare la bolla verde introducendo in america il concetto di city car?
Se possedete un cospicuo numero di azioni FIAT la risposta è si.
Assecondando le mire espansionistiche ed efficientiste (e a mio avviso anche un tantino deliranti) di Marchionne, FIAT nel giro di qualche anno vedrebbe quasi sicuramente una nuova giovinezza collocandosi fermamente nel segmento medio-basso dove propone macchine tuttosommato affidabili, con ottimi motori (montati per altro su molti altri marchi concorrenti ma non ditelo in giro!) a prezzi accesibili (gamma Punto su tutte) mandando però al creatore altri marchi storici come Lancia, dove dopo l’uscita della nuova Delta (ma non potevano chiamarla diversamente? Dov’è la Delta in quella macchina?) non sono più stati fatti investimenti e solo ora, dopo l’operazione Chrysler, si sta vociferando di una berlinona di rappresentanza che potrebbe essere prodotta con il marchio sciccoso del gruppo.
Ma forse no.
Perchè in FIAT non c’è solo Lancia a fare la parte del terzo incomodo c’è anche un marchio dotato di grande forza, soprattutto oltre oceano dove gode di un fandom indiscutibile e una larga base di nostalgici nel Bel Paese: sto parlando di Alfa Romeo.
Il marchio, un tempo sinonimo di sportività e tamarrume, ora è sinonimo di inaffidabilità e problemi meccanici, e non basta l’iniezione di stile che è stata infusa nel nuovo corso aperto dalla MiTo e che verrà proseguito dalla futura Giulietta (anche qua, ma che c’azzecca? Va bene fare le operazioni nostalgia ma potrebbero scegliere meglio), l’acquisto di un’Alfa, se non si è nostalgici è un acquisto da fare con la mano ben ferma sulle palle sperando che non ti si rompa il cambio dopo 50000 chilometri o dio solo sa cosa.
Anche qua l’operazione Chrysler e la sua applicazione futura pedissequa potrebbe salvare sulal carta il marchio del biscione proponendo modelli nuovi su pianale Chrysler assemblati oltreoceano e dallo spiccato cipiglio sportivo mentre ora non sono ne più ne meno che delle FIAT taroccate.
Ma il fio da pagare? Ovviamente la chiusura degli stabilimenti storici, quelli di Arese (dove rimane ben poco) su tutti e un futuro dove il biscione non sarebbe ne più ne meno che un simbolo.
E’ successo a Lamborghini dopo l’acquisizione da parte di Volkswagen è, bisogna dirlo, ha funzionato, ma parliamo di altri segmenti, difficilmente vedremo più una Alfa a trazione posteriore per molto molto molto tempo. Diciamo pure mai.
Però i conti sarebbero salvi e comprare azioni FIAT oggi potrebbe significare, tra cinque anni, trovarsi con un bel plusvalore in portafoglio, un plusvalore costruitò però sulla disgrazia di decine di migliaia di famiglie.
Ritorniamo al che fare dunque…
Sicuramente il mantenimento degli stabilimenti in patria è oltremodo oneroso e l’attuale congiuntura economica non aiuta in un mercato già saturo come quello dell’auto dove le automobili vengono vendute a botte di incentivi governativi che ormai hanno assuefatto la popolazione che senza l’incentivo non compra.
Incentivi che comunque gravano sulle spalle dei contribuenti in ultima istanza, e non tutti i contribuenti interessa comprare FIAT, tipo me, prima di comprare una FIAT ne dovrà passare di acqua sotto i ponti e la prova ne è stata questa estate.
Prendiamo la FIAT Bravo: punta di diamante del segmento medio.
Ci sono salito, ho toccato i materiali, giocato con il cruscotto.
La sensazione è quella di una macchina costruita per apparire, non per essere, e in questo senso il Be Italian tanto urlato in queste settimane c’è tutto: le plastiche sembrano quelle dei Gundam che ho in casa, il picchiettare sulla plancia produce un tac che sa di risparmio anzichè un toc bello pieno che fa pensare solidità e qualità, il tutto a fronte di un prezzo che gravita tra i 18000 e i 20000 euro per gli allestimenti più corposi.
Saliamo sulla Civic (anche se avrei preferito compararla a una Auris, che però non ho provato) e, a fronte di una spesa simile, sembra di essere su un altro pianeta: le plastiche sono belle piene e foderate, il volante ti da il feeling di essere su una macchina di alta gamma e non su una utilitaria, il cambio si innesta con sicurezza e, per Dio, ho pure la pedaliera in alluminio che accontenta il tamarro che è in me.
E potremmo fare lo stesso discorso sulla MiTo che costa anche più della Bravo, e non provino a giustificarmela perchè c’ha il cuore sportivo e il manettino di derivazione Ferrari (ahahahahahahaah) che rimappa la centralina, quello è solo un giocattolo per sgasare al semaforo ammiccando alle tipe.
In sintesi far gravare la ristrutturazione della FIAT, a queste condizioni, sulle spalle dei contribuenti è una scelta che io personalmente non condivido, già che ci siamo perchè non calmieriamo le importazioni come fece l’america per salvare il suo indotto automobilistico negli anni 70 quando sbarcarono sul loro mercato le giapponesi mi chiedo…
Forse, se Marchionne capisse che FIAT non ha solo responsabilità economiche, ma anche tremende responsabilità sociali, si potrebbe parlare di riconversione e perchè no, anche di ridimensionamento del gruppo: dopotutto la Bravo e la futura Giulietta sono prodotti che si cannibalizzano tra di loro, perchè non cedere Alfa Romeo a qualche investitore straniero che restituisca al biscione la sua raison d’etre?
Un gruppo meno monolitico sarebbe anche più snello e si potrebbe contemporaneamente parlare di riconversione degli stabilimenti italiani secondo logiche di efficientamento e contenimento dei costi, va bene che l’operaio italiano costa di più, ma se la linea stessa non permette di generare volumi sostenibili è chiaro che alla lunga il costo fisso della mano d’opera si impenna.
Con soli due marchi popolari (lasciamo perdere Ferrari e Maserati), FIAT potrebbe mettere sotto il suo marchio il segmento popolare di fascia medio-bassa e restituire a Lancia il suo posto nel segmento medio-alto ridandole quella berlina di rappresentaza che attualmente manca (la Delta Executive come concetto fa ridere) e rivaleggiando sul segmento C con marchi come Mini.
Chiaro che una scelta simile si porrebbe in aperto contrasto con gli attuali trend che vedono il mercato globale dell’auto tendere all’accentramento verso tre titanici gruppi che gestiscono una moltitudine di marchi, oltre il fatto che gli azionisti non sarebbero molto contenti.
Che fare dunque? Torniamo sempre qua.
Forse per FIAT in Italia è ormai troppo tardi, un po’ come per Alitalia, forse il Marchionne sarebbe dovuto arrivare dieci anni prima, forse non sarebbe dovuto proprio arrivare e sarebbe stato memglio smembrare l’impero del Lingotto.
La risposta giusta è quantomai difficile da dare e, temo, non esista.

Just my two cents

Il ritorno dei bamboccioni

  

Niente da fare, la politica, come l’internet, è fatta di meme, e come ogni meme serio, non muore mai.
Smaltita l’ubriacatura mediatica dell’aggressione al Silvio nazionale, smaltito il periodo di falsa concordia e volemosse bbbene, tutto quello che rimane è sempre il solito fondo incrostato sul pentolone della politica italiana.
Certo, c’è il ribaltone storico della figura di Craxi oggi a tenere le scene, c’è il principio di insanabile spaccatura definitiva tra Fini e Silvio che sempre più acquisisce le dimensioni delle romane Idi di Marzo, ma sono cose di cui non mi interessa parlare.
La prima perchè non ho vissuto il periodo e, da bravo studente italiano, ignoro qualsiasi cosa successa dopo la Seconda Guerra Mondiale in quanto abbiamo perso troppo tempo dietro antichi egizi, etruschi e cazzi e mazzi di cui non fotte una sega a nessuno, forse, si perdesse tempo a scuola a parlare di fatti più recenti si assistirebbe a una rinascita della coscienza politica nelle giovani generazioni ma mi rendo conto di quanto sia difficile parlare in tono oggettivo di fatti ancora così freschi e di professori che fanno propaganda, sinceramente, ce ne sono già troppi così com’è.
Circa la seconda questione non ho voglia di parlare perchè tanto sarebbe come parlare della trama di Beautiful.
Cosa rimane? Rimangono i deliri dello hobbit, un poveretto ormai ebbro di potere che, sebbene abbia un compito davvero nobile e nel quale stia ottenendo risultati interessanti e abbia idee che condivido, spesso, forse per abuso di sostanze psicotrope, forse semplicemente perchè le telecamere gli danno alla testa, fa delle sparate degne del peggior avventore del Bar Sport.
L’ultima sparata, come mi auguro chi legge queste pagine sia a conoscenza, riguarda il meme dei bamboccioni, ormai lontano ricordo dell’agonizzante governo Prodi, Dio lo abbia in gloria e soprattutto se lo tenga.
Una legge per mandare fuori di casa i ciovani a 18 anni.
Ora, già da una sparata del genere, si capisce il calibro della sanità mentale dell’uomo in questione.
Se il ciovane in questione a 18 anni abita ad esempio a Milano e vuole studiare, giustamente, a Milano perchè ci sono ottime università, cosa fa? I genitori gli comprano la casa? Se la compra? Gliene affittano una? Se ne prende una in affitto lavorando la notte come barman?
Il time paradox è quantomai evidente.
Generalizziamo però il discorso grattando al di sotto delle parole di una persona che non è chiaramente avvezza a parlare a un pubblico diverso da un branco di studenti universitari terrorizzati dal suo divino potere di professore ordinario (o associato o salcazzo).
Che in Italia ci sia una anomalia, per altro condivisa in altre culture pare, ad esempio quella cinese (sorpresa!), è lapalissiano se comparato ad altre nazioni europee, nessuno lo mette in dubbio, vivere in casa dei propri genitori facendosi mantenere a improbabili corsi di studio o facendo un lavoretto lì e un lavoretto là per pagarsi i pantaloni di Cavalli da mettersi il sabato sera al The Club è indegno e chiunque lo fa dovrebbe farsi un serio esame di coscienza.
Dall’altro peso della bilancia va posto però che in alcune città prendere una casa in affitto è una impresa titanica e ultimamente il lavoro non viene dato a mo di frumentationes.
Che fare dunque?
Il problema, come è ovvio, non è di facile soluzione ma voglio porre comunque una provocatoria riflessione.
La casa di famiglia, il suo ambiente, ci fanno sentire al sicuro, sicuramente nessuno di noi vive in brutte case e ha, più o meno ogni proprio bisogno soddisfatto.
Abbandonare il nido chiaramente significa rinunciare a queste comodità, traducendosi, in termini di psicologia sociale, in una regressione sulla scala dei bisogni di maslowiana memoria ed è una cosa che va QUASI contro il proprio istinto naturare di autoconservazione, dopotutto viviamo in una società emancipata, i genitori non sono i dittatori di una volta e l’unico inconveniente di vivere a casa dei genitori oltre una certa età è che la tua ragazza non deve fare la scimmia urlatrice mentre la trombi (ma anche qua io mi vergognerei a chiavare con i miei che dormono nella stessa casa).
Insomma, diciamocelo, ci piace vivere comodi, nessuno lo neghi, costringersi all’emancipazione anche sfidando l’indigenza economica vorrebbe dire lasciare la propria cameretta per probabilmente un fetido monolocale in qualche zona periferica o frazione o paese lontano dalla grande città che ci costringerebbe a lunghi tempi di commutazione con tutti i problemi che il pendolarismo cela.
Quanti di voi lo farebbero avessero la scelta? Io no, infatti la mia prima casa a Milano era a 10 minuti a piedi dall’università, e spostandomi fuori ero comunque sulle due principali linee di superfice verso il centro e con la seconda più grande metropolitana della città sotto casa.
Questo mi è stato permesso perchè i miei genitori hanno coperto completamente tutte le mie spese anche oltre ciò che era lecito aspettarsi e richiedere, ma il fatto che io abbia vissuto in una città lontana (nemmeno troppo) dalla mia città natale, in una casa diversa dalla mia casa natale però pagata completamente dai miei genitori (quindi, de facto, una depandance privata della mia residenza eporediese) mi rende meno bamboccione di un trentenne che lavora ma vive a casa dei genitori perchè non ha voglia di trasferirsi nel lontano paesello di provincia dove potrà pagarsi un modesto alloggio?
La risposta non è affatto semplice e il rischio di generalizzare, come abbiamo visto, è altissimo, presente e palpabile, sicuramente un passo importante verso l’abbattimento del problema dei bamboccioni è la creazione di infrastrutture e di un clima sociale che attenui l’inevitabile retrocessione sulla suddetta scala.

Just my two cents

Next Page »