L’Angolo del Videogiocatore – Final Fantasy XIII

Finalmente l’ho finito.
Finalmente posso parlarne.
Finalmente posso dire che sono rimasto deluso a metà… Anzi, al 65%.
La recensione conterrà spoiler quindi se non volete rovinarvi niente (c’è da dire che c’è proprio poco da rovinare purtroppo) non procedete oltre.

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L’Angolo del Videogiocatore – “Mass Effect 2″

Buon lunedì a tutti.
Sono le 10.00 di un grigio lunedì padoano e, approfittando dell’anarchia generalizzata causa ferie di Unohana-taicho, posso dedicarmi, almeno per una decina di minuti, a impostare la recensione di Mass Effect 2, finito in rush giusto sabato notte.

Il primo Mass Effect mi aveva lasciato abbastanza asciutto in quanto, sebbene coniugasse magnificamente splendida grafica, splendida ambientazione (ma quando si parla di Bioware non c’è da stupirsi, semmai lo si da per assodato) e uno stile cinematografico degno di un blockbuster hollywoodiano, il primo Mass Effect peccava innanzitutto per una scarsa varietà di approccio a molte situazioni, costringendo il giocatore a cercare di capire come il gioco intendeva risolta detta situazione, un sistema di gestione degli equipaggiamenti al limite del ridicolo e una scarsa varietà del party che si suddivideva tra soldato ignorante, personaggio bilanciato e per questo mediocre in tutto e maghetto della situazione che moriva con uno sputazzo.
L’unico personaggio che si distingueva davvero, il buon Wrex, ti veniva forfettariamente ucciso a tre quarti di gioco a meno che tu, non sapendolo prima, pimpassi a manetta le tue doti carismatiche.
Ultima macchia sul curriculum del suo illustre predecessore, il fatto che Mass Effect, concepito come una trilogia, servisse meramente da battistrada per le vicende a venire e quindi aveva quel non so che di potenziale non sfruttato che sui titoli di coda mi fece un po’ storcere il lato destro della bocca.
Ma questo è il passato.
Veniamo a oggi.
Parlare della trama in un gioco dove le scelte del giocatore possono generare giochi completamente differenti è abbastanza inutile, vi basti sapere che da questo punto di vista Mass Effect 2 è, per dirla alla Blezinsky, “bigger, better and far more badass”.
Shepard, o meglio, le opzioni che ha il giocatore nel gestore le reazioni di Shepard, l’intero cast, completamente rivisto, stravolto e ampliato, la vicenda di sfondo, tutto è più grosso, più carismatico e ancora più entusiasmante, la galassia ora sa davvero di galassia, con molte più metropoli visitabili, non solo la Cittadella, e ognuna ha i suoi elementi caratterizzanti che la distinguono.
Davvero, sotto questo punto di vista, forse, Mass Effect 2 è ineccepibile, secondo solo a Dragon Age che, guardacaso viene dalla stessa casa; c’è da dire che Dragon Age non ha le pretese di creare una intera galassia quindi, sotto questo punto di vista, è avvantaggiato.
Il gameplay è stato rivisto in modo piuttosto radicale: sono state introdotte le munizioni anzichè quella fastidiosissima barra del surriscaldamento, il fucile da cecchino finalmente ha un senso d’esistere e hanno fatto il loro ingresso le armi pesanti, divertenti gingilli da centellinare nell’uso per abbattere i nemici più grossi.
E’ stato inoltre introdotto il concetto di ricerca, che permette di sbloccare nuovi potenziamenti e nuove armi al posto dell’obbrobrioso inventario del primo Mass Effect il quale dipende dalle forniture di cinque minerali che possono essere ottenuti esplorando i pianeti della galassia.
Apriamo qui il primo punto dolente del gioco, in quanto, ahimè, nemmeno questo Mass Effect 2 è perfetto.
L’esplorazione.
Se da una parte l’esplorazione della galassia è stata migliorata cancellando dalla faccia della terra l’inutile, fastiodoso e frustrante Mako, l’esplorazione ora avviene tramite scansione della superficie del pianeta.
Quando viene incontrato qualcosa di interessante, siano minerali o interferenze che sbloccheranno missioni secondarie, si potrà lanciare una sonda a investigare, e fin qua tutto normale… O NO?! No, perchè la scansione dei pianeti, almeno finchè non viene sbloccato il relativo potenziamento, è lento, e quando dico lento intendo PALLOSO, tanto che sono sicuro i giocatori meno pazienti snobberanno quasi nella sua interezza il fattore ricerca, cosa che, stando ad alcuni pareri recuperati nell’internet, non inficia sulla possibilità di finire il gioco.
Certo è che vi perdereste piccole chicche come il lanciamissili nucleari che, ahimè, non sono riuscito a sbloccare o il lanciafiamme che, sempre ahimè, non ho capito come ricercare.
I glitch.
Ora, io qua mi devo incazzare, e tanto, perchè comunque ho cagato fuori quasi 80 euro per l’edizione da collezione e in ogni caso il consumatore medio caccera fuori una somma oscillante tra i 50 e i 70 euro a seconda se comprerà l’edizione per PC o per 360 e dove la comprerà.
Insomma, porca di quella puttana, ma il beta testing chi cazzo l’ha fatto? IBM India? No perchè TUTTO il gioco è inficiato da una serie di glitch grafici che vanno dal fastidioso all’esasperante.
Inziamo con il clipping delle palpebre presente in un abbondante 70% dei personaggi, alcuni anche importanti, che ogni volta che chiudono gli occhi scappa semrpe qualche pixel bianco dell’occhio.
Passiamo poi, sempre nella zona occhi, dell’evidente strabismo di cui godono alcuni personaggi, in primis Ashley che compare in un cameo (ma sono sicuro non sia l’ultima volta che la vedremo) e ha la pupilla destra sinistra completamente bloccata mentre quella destra segue Shepard rovinando così un momento che vorrebbe anche essere piuttosto emotivo.
Continuiamo poi con i personaggi che spariscono, si spostano, scattano in varie direzioni e posizioni durante i dialoghi e terminiamo con, somma ira funesta, L’AUDIO CHE SPARISCE IN DUE CUTSCENE DI CUI UNA IL MOMENTO CLIMATICO DI UNA QUEST!!!!! PORCA! DI! QUELLA! TROIA! CHI! CAZZO! HA! FATTO! IL! QC! FUUUUUUUUUUUUUUUUUUCK!
No, davvero, non avete idea di quanto sia frustrante.
Davvero.
L’ho sofferta.
E la cosa che mi fa ancora di più rosicare è che sicuramente il problema verrà fixato via patch su PC mentre per console ce lo terremo così com’è e in culo a tutti; non che io sia uno che rigioca i giochi per, sinceramente, un gioco che punta tutto sulla forza e il carisma delle scene e poi viene rovinato da queste CAZZATE merita tutto il mio nerdraging. Soprattutto quando mi è costato quasi 80 euro.
Non parliamo poi del doppiaggio italiano in alcuni momenti (rarissimi a onor del vero) assolutamente fuori sincrono ma per quello basta non fare la cazzata che ho fatto io e comprare la versione inglese che sfoggia nel cast talenti quali Martin Sheen nel ruolo de L’Uomo Misterioso (sigh), Carrie Anne Moss e Seth Green (Joker, pilota della Normandy).
Ultimo appunto va per lo sviluppo dei personaggi che è stato estremamente semplificato in questa edizione, forse troppo a mio avviso rendendolo praticamente residuale ma Mass Effect 2 non vuole essere un gioco di ruolo quanto più un’avventura d’azione dove la narrazione svolge un ruolo cardine quindi non glielo si può molto imputare come difetto anche perchè il cast è sufficientemente variegato da garantire approcci estremamente vari al gioco anche senza un complesso sistema di assegnazione dell’esperienza.
Mass Effect 2 è infatti un gioco di scelte, scelte che porteranno a un finale sensibilmente diverso (influenzato addirittura anche da quanti upgrade farete alla nave!) a seconda di come tratterete la vostra squadra, quanto la ingrandirete, e alcune addirittura avranno impatti in Mass Effect 3!
Che giochiate da eroe o da malvagio, o un mix dei due a seconda di come vi gira, state sicuri che, in un modo o nell’altro, raccoglierete ciò che avete seminato e, questo, è sicuramente una delle cose più belle che si sia inventata Bioware tanto che, confontandomi con altri miei amici che hanno giocato il gioco assieme a me, loro, facendo scelte diametralmente diverse dalle mie, hanno praticamente giocato un gioco completamente diverso!
Chiudo questa recensione anche perchè, sinceramente, parlare ancora di un gioco che, pur con tutti i suoi difetti riesce comunque a risultare eccelso, mi sembra inutile; un ultimo appunto che voglio muovere a Bioware è che, siccome il 70% del gioco è costituito da quest personali che sviluppano le sottotrame dei membri della Normandy, avrei preferito un po’ più di profondità in queste in quanto non proprio tutte brillano per coinvolgimento e cura ma, mi rendo conto, in un gioco così complesso, fare tutto giusto al primo colpo sia impossibile e già son contento che nelle cutscene il gioco non scatti più come nel primo episodio.
Faccio solo più un preambolo al voto (ma a qualcuno frega poi?).
Il voto è un voto punitivo, in quanto non tollero un betatesting così mediocre in un gioco di tale rilevanza e spessore che, comunque, DEVE essere giocato (come il suo predecessore) da ogni videogiocatore che si vuole definire tale.
Chi non lo gioca brucerà per sempre all’inferno. Punto.
Anzi, ottima idea, spezzerò il voto in due: tecnica, dove verranno pesati grafica, sonoro e gameplay e coinvolgimento, dove verranno pesati fattori emotivi come narrazione e quella voglia di arrivare alla fine che ogni buon gioco dovrebbe possedere.

TECNICA: 6,5
COINVOLGIMENTO: 9

L’Angolo del Videogiocatore – Final Fantasy XIII

Quando ormai sei consapevole che stai giocando la stessa cosa da dieci anni.
Quando tutte le speranze di avere qualcosa di anche solo vagamente diverso dal solito vacillano
Quando attendi Mass Effect 2 con più impazienza di qualsiasi cosa prodotta nel Sol Levante…

…Sai che, alla fine, di Final Fantasy puoi sempre fidarti.
Perchè Final Fantasy è Final Fantasy.

L’Angolo del Videogiocatore – “Batman Arkham Asylum”

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E’ passato parecchio tempo dall’ultima recensione che ho fatto di un videogioco.
Questo è anche dovuto al fatto che sempre meno i videogiochi riescono ad esaltarmi come un tempo, quando per certe scene io rompevo i coglioni a destra e a manca per mesi narrando anche a persone che non gliene fregava chiaramente nulla di quanto era figo quel dato personaggio quando faceva quella data cosa.
Questo è dovuto fondamentalmente al passaggio dal single player alla modalità multiplayer cooperativa, vero e proprio leit motiv dei blockbuster di questa ormai non più next-gen.
A fronte di un ampliamento delle possibilità che offre il gioco, si assiste a un massiccio impoverimento della modalità singola che diventa, giocata senza un compagno in carne ed ossa affianco, niente più che un mero tutorial, una lunghissima demo di quello che è in grado di offrire il gioco una volta che si va online.
Questo può andare bene per giochi nati per il multiplayer come i vari Call of Duty ma quando giochi che una volta erano il simbolo della giocata in solitaria, dove proprio l’essere DA SOLI era fonte di valore aggiunto, si piegano a questa vera e propria moda dilagante… Beh, cazzo, è un bel problema.
Ma queste sono considerazioni personali per difficilmente trovano sostenitori, veniamo a cose più pregnanti e “in-topic”.
Batman Arham Asylum.
Un titolo importante, un titolo… “molto serio”, citando l’opera letteraria da cui prende, impropriamente, il titolo e la trama di fondo, il capolavoro di Morrison e McKean che, ad oggi, assieme a Anno Uno e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller, rappresenta una delle storie più rappresentative della lunga, lunghissima (sono infatti ormai sessant’anni) vita dell’uomo pipistrello.
Il gioco riuscirà quindi a sopportare la fama che si porta dietro un titolo così altisonante?
Ovviamente no.
Quel che è buono, però, è che non ci prova nemmeno.
Di Arkham Asylum, infatti, vi è solo la trama di fondo, ovvero Joker che riesce a prendere controllo del manicomio criminale di Arkham, la prigione in cui sono intrappolati tutti i nemici di Batman, riuscendo a intrappolarvi all’interno, per tutta la notte, anche il Cavaliere Oscuro.
Con questo pretesto, Eidos riesce a sfornare un più che convincente picchiaduro/platform che fa eccellente uso dell’Unreal Engine di fatto producendo quello che si può considerare come il miglior gioco su Batman mai prodotto (ok che non ci vuole una scienza).
Punto forte del gioco è riuscire a creare nel giocatore l’idea di essere veramente il GODDAMN BATMAN, l’uomo che Superman ha definito come “l’uomo più pericoloso del pianeta”, una macchina da guerra mossa sostanzialmente da un profondissimo trauma emotivo e dotata dei migliori gadget che la tecnologia può offrirgli assieme il tutto condito da profondo addestramento marziale.
E su questo Eidos ci ha davvero marciato.
Il sistema di combattimenti si basa su due/tre pulsanti: X per picchiare, Y per contrattaccare e il trigger destro assieme a Y per mettere definitivamente a K.O. i nemici storditi, il resto è tutto spettacolo.
Seriamente, vedere Batman picchiare con inaudita cattiveria gli sgherri del Joker è una delle cose più appaganti del gioco.
Ma non la più appagante.
Eidos, infatti, non si è limitata a realizzare un becerissimo action a scorrimento in alta definizione in quanto nemmeno il Cavaliere Oscuro in persona è a prova di proiettile e davanti alle armi da fuoco è solo un uomo profondamente turbato che va in giro con un costume da pipistrello all’interno di un manicomio.
Davanti a nemici armati, il gioco costringe il giocatore a un approccio più stealth che prevede il riuscire a isolare i nemici neutralizzandoli alle spalle uno a uno nei modi più stravaganti: si può ricorrere al bat-gel esplosivo per far esplodere muri pericolanti in faccia al malcapitato, gli si può piombare in testa appendendolo a una gargolla, gli si può planare in faccia con i bat-stivali o, molto più semplicemente li si può aggredire alle spalle stordendoli a cazzottoni o con un batarang in faccia da dietro un angolo.
Le possibilità sono infinite e, sebbene ogni stanza abbia una strategia d’approccio prevalente, sta al giocatore decidere qual’è il migliore approccio per lui.
Ad esempio io adoravo appendere a testa in giù la gente alle gargolle trasformando le stanze nella fiera dell’appeso.
Inoltre è bellissimo vedere come i nemici, mano a mano che rimangono in pochi, sotto gli attacchi invisibili di Batman, diventano sempre più terrorizzati, passando da formazioni di pattuglia pseudo militari, a poveracci in preda al panico che abbandonano i propri compagni al grido di ognuno per se.
Il vero fan di Batman non può non nascondere un ghigno di compiacimento nel diffondere la paura nei criminali perchè Batman è soprattutto questo, paura.
Sebbene alla lunga le situazioni risultino ripetitive il gioco non diventa mai noioso (complice anche il fatto che non dura più di 12 ore a patto di non mettersi a cercare di risolvere tutti gli enigmi sparsi dall’Enigmista per tutto il manicomio) e nel giocatore non si spegne mai il desiderio di sapere cosa succede dopo, una dote che recentemente scarseggia nei giochi che ho giocato ultimamente.
Il fan di Batman non potrà non gioire nel giocare questo splendido prodotto che, nella versione italiana, porta con se tutto lo splendido cast di doppiatori del cartone animato, mentre il neofita del personaggio (ma davvero qualcuno può considerarsi neofita di Batman?) si potrà beare delle appaganti meccaniche di gioco che Eidos ha escogitato.
Personalmente avrei gradito una maggiore cura della trama che risulta piuttosto pretestuosa, si poteva fare molto più leva sulle profonde contraddizioni che Batman porta con se ma, tra una trama che cerca di essere introspettiva e fallisce miserrimamente e una trama che potrebbe essere degna di uno dei film pre-Nolan (facciamo finta che Batman e Robin non sia mai esistito) preferisco sicuramente la seconda.
Il finale potrebbe far pensare a un possibile seguito ma personalmente preferirei che questo gioco rimanesse una perla isolata anzichè dare vita a un franchise che alla lunga finirebbe solo per generare giochi fotocopia.
Assolutamente da comprare se si trova a un prezzo compreso tra i 40 e 50 euro. Sopra questa soglia solo il fan del Cavaliere Oscuro è tenuto a sborsare il contante.

VOTO: 7/8

L’Angolo del Videogiocatore – “Mass Effect”

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Mass Effect è stato per me un classico caso di eccesso di hype: pensavo di trovarmi davanti l’espressione ultima del videogioco occidentale e, invece, mi sino trovato un gioco spettacolare, appassionante ma ricco di falle e problemi.

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L’Angolo del Videogiocatore – Metal Gear Solid 4

Ci sono momenti chiave, nella vita di una persona.
Questo è uno di questi.
Un’avventura lunga dieci anni distruibuita su quattro piattaforme videoludiche oggi è finita.
Finire Metal Gear Solid 4 è un’esperienza che ti segna, se sei fan della saga, perchè, ammettiamolo, è un gioco fatto PER FAN, sono 18 maledette ore di purissimo fanservice.
Il gioco, alla fine, è un pretesto, gli elementi fondanti di MGS sono tutti lì sebbene, come sempre, ci siano leggeri aggiunstamenti che non rendono l’esperienza ripetitiva o che sanno di zuppa riscaldata, il gioco alla base è sempre lo stesso e solo i boss fight alla fine sono il vero elemento nuovo del gioco.
Il resto, come ho detto, è un pretesto per chiudere definitivamente il cerchio, per dire tutto quello che non era stato detto o che, nella visione originale di Kojima, doveva rimanere silenzioso perchè non necessario alla veicolazione del messaggio di Metal Gear.
Con questo ultimo titolo Metal Gear conclude, definitivamente, l’avventura di Solid Snake iniziata negli anni 90 su PSX, forse, al tempo, Kojima era all’oscuro della tempesta che avrebbe scatenato il suo titolo nel mondo videoludico introducendo elementi spiccatamente cinemaografici all’interno di un videogioco, prima di Metal Gear nessuno si sarebbe sognato di inserire in un videogioco d’azione dei dialoghi di oltre un quarto d’ora e, se si pensa che su PSX i dialoghi erano quasi sempre tra due ritratti verdi su schermo nero, beh, questo fa capire come la chiave di volta stesse nei personaggi, nel pathos che riuscivano e trasmettere e nell’epicità di fondo della vicenda.
Metal Gear 4, come dicevo prima, è un prodotto esclusivamente per fan, giocarlo senza aver giocato gli altri tre titoli precedenti è pura follia, non si capirebbe il 75% della trama che, dovendo dire tutto quello che si può dire per mettere il punto conclusivo sulla storia, non presenterà riassunti di sorta, inoltre non aspettatevi nemmeno un tutorial iniziale, le sequenze introduttive vi faranno prendere familiarità con il sistema di controllo, leggermente modificato e migliorato, sulla vostra stessa pelle, senza insegnarvi nulla perchè non c’è nulla da insegnare, se state giocando questo gioco avete finito MGS 1, 2 e 3 quindi non serve assolutamente che qualcuno vi spieghi il sistema di gioco del 4… Se proprio volete c’è comunque un manuale in-game e una sezione practice dove sperimentare con le nuove mosse di Snake.
Snake…
…Kojima è stato decisamente poco gentile con Snake: ce lo consegna vecchio, malato, MORENTE.
Eppure, è sempre Snake, il soldato perfetto, l’ultima speranza che ha l’umanità per liberarsi dalle catene dei Patriots, l’unico uomo veramente dotato di libero arbitrio in un mondo dove il libero arbitrio è solo un’illusione data da un sistema artificiale che permea ogni tessuto della società, in eterna competizione con suo fratello Liquid che in realtà non è altro che il suo doppio oscuro, animato dai medesimi ideali ma che li persegue in modi violenti e distruttivi.
In tutto questo il videogioco è solo un pretesto (parlarne oltre sarebbe inutile nonchè impossibile senza rovinare l’esperienza a coloro che lo devono ancora giocare) un intervallo tra una cutscene e l’altra, sempre più lunghe e cariche di avvenimenti, animate da una regia attenta ed esperta che attinge a tutto l’immaginario dei migliori film d’azione e accompagnata da un commento sonoro di prim’ordine con una citazione finale tutta italiana che non potrà far altro che commuovere alle lacrime un già commosso giocatore, conscio di aver assistito all’ultima cavalcata videludica di Snake che lo conferma come uno dei personaggi videoludici più importanti, se non IL più importante, degli ultimi dieci anni.
In definitiva, emettere un giudizio su Metal Gear 4 è impossibile: come gioco non va oltre il mediocre in quanto non fa che sviluppare un impianto di gioco collaudato in oltre dieci anni di iterazioni con ben pochi elementi nuovi e comunque non incisivi come si voleva far credere nei trailer di presentazione.
Come esperienza videoludica complessiva, invece, siamo su standard di perfezione totale, difficilmente eguagliabile in futuro, ma che appunto può essere apprezzata solo da coloro i quali hanno già finito i tre titoli precedenti e che si sono appassionati alle vicende di Snake e famiglia.
Sicuramente, nel bene e nel male, siamo di fronte a una pietra miliare del videogioco e io sono assolutamente orgoglioso e fiero di esserne arrivato alla fine, consapevole del fatto che difficilmente un’altra serie di videogiochi sarà dotata di una tale forza narrativa.
Ora, però, caro Kojima, non hai più scuse: tira fuori Zone of the Enders 3

Here’s to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!

L’Angolo del Videogiocatore “Un paradigma in crisi”

Ho realizzato l’esigenza di buttare giù queste righe nel mentre che, dopo due settimane non consecutive di permanenza a casa ho realizzato di non avere il minimo interesse a giocare Persona 3 FES, l’espansione di Persona 3 che dovrebbe fornire una conclusione definitiva al gioco (non che il finale di P3 fosse deludente, tutt’altro).

Non è per la grafica della PS2 è che… Inizio ad averne le palle piene dei JRPG.

E detto da me, stento a credere alle mie stesse parole…

Probabilmente, non avessimo vissuto una delle annate videoludiche più entusiasmanti da qui a molto tempo, questo pensiero non mi sarebbe nemmeno passato per la mente ma l’annata 2007-08 ci ha regalato titoli come Bioshock, Gears of War, Mass Effect, Assassin’s Creed… Tutti grandi giochi (su Mass Effect mi fido della parola) che avevano un comune denominatore: fare qualcosa che normalmente in altri giochi non fai.

In Bioshock vieni immerso in una distopia sottomarina anni 30 con un’efficacia che non si vedeva da anni, forse decadi, ma non voglio sbilanciarmi troppo

In Gears of War combatti epiche battaglie dove ogni metro che guadagni lo guadagni facendoti strada tra mostri che escono dal terreno, nascondendoti dietro ogni riparo, infilando una motosega nel corpo del nemico o facendogli saltare la testa con un colpo ben piazzato di fucile a pompa in ambientazioni che sono davvero in odore di nuova generazione

In Assassin’s Creed ti arrampichi ovunque e salti da un tetto all’altro con una semplicità tale che ti divertirai comunque seppure il gioco sia tremendamente ripetitivo.

In Persona 3, per l’ennesima volta, controlliamo un personaggio adolescente con poteri soprannaturali che, assieme a un gruppo di amici salverà il mondo dall’apocalisse portata da una potentissima e semidivina entità spirituale; ok, l’ambientazione scolastica, i personaggi, le musiche, la vicenda tutto era narrato bene e c’era lo stimolo ad andare avanti e i Social Link davano quel pizzico di divertissment in più che non guastava.

In FES non c’è nulla di tutto questo: c’è semplicemente il paradigma dell’RPG nipponico messo a nudo: farsi strada tra una moltitudine di dungeon diventando sempre più forti, assistendo all’evolversi della trama e, alla fine, forse, salvare il mondo. Per l’ennesima volta. Con il solito sistema a turni.

Mancando tutte le peculiarità dell’episodio originatore, FES è, almeno per me che non sono un amante del genere dungeon crawling, privo di ogni possibile appettibilità. A questo sommo i trailer di tre nuovi prodotti della Square-Enix: Star Ocean 4, Last Remnant, Infinite Unidscovery; vedere i tre trailer di fila mi ha mostrato quanto il genere sia agghiacciantemente (si può dire?) uguale a se stesso: nei trailer c’è sempre un ragazzo e una ragazza, accompagnati da un gruppo più o meno eterogeneo che sicuramente si troveranno a dover salvare il mondo perchè la ragazza ha una qualche strana e misteriosa peculiarità che interessa ai cattivi, quindi, per l’ennesima volta, ci troveremo ad affrontare una serie di dungeon intervallati da cut-scene. Per l’ennesima volta. Con il solito (chissà) sistema a turni.

Ora probabilmente voi vi starete chiedendo il senso di questa bloggata, se questa sia o meno una invettiva contro il gioco di ruolo nell’accezione nipponica del termine. Niente di più sbagliato, non rinnego le mie origini di giocatore di RPG, Final Fantasy VI e VII mi hanno entusiasmato, l’VIII mi ha tutto sommato divertito, il X mi ha commosso con il suo finale (mannaggia a X-2), Xenogears e Xenosaga sono praticamente i migliori RPG che una persona potrà mai giocare, Wild Arms 3 è stato semplicemente epico, ma alla fine tutti si riducono a un comune denominatore: se cade la componente narrativa le meccaniche sono sempre uguali, ripetitive e, alla lunga, noiose.

Tutto questo mi fa pensare cosa riserverà il futuro e le nuove tecnologie all’RPG giapponese, se il genere verrà portato avanti in un’ottica incrementale, infilando solo personaggi più fighi, cut-scene più belle e combattimenti esteticamente sorprendenti senza cambiare la radice di fondo, oppure se si cercheranno nuove vie a costo di non far sembrare più l’RPG giapponese un RPG giapponese.

In tutto questo credo che archivierò FES, un po’ a malincuore, e appena finito Metal Gear Solid 4, credo mi butterò su Mass Effect… In seguito potrei ritornare sul mio genere classico con Star Ocean 4 che dei tre giochi summenzionati è sicuramente il più promettente, nella speranza che, se proprio nulla deve cambiare, almeno la storia sia almeno accattivante ed epica come quelle che la Square di un tempo sapeva fare.

Tornerò credo sull’argomento al termine di Metal Gear Solid 4, Kojima come persona sarà pure uno stronzo che non ha voluto incontrare i suoi fan, ma è un game designer che ha sempre in un modo o nell’altro tirare fuori iterazioni dello stesso gioco simili ma differenziandole quel tanto che basta per non far annoiare mai il giocatore, complice anche una trama della madonna certo, ma infiltrarsi a Shadow Moses, in seguito sulla Big Shell e poi ancora nelle foreste della russia sovietica, sebbene le meccaniche di fondo non cambiassero è sempre stato qualcosa di maledettamente coinvolgente… Speriamo bene.

L’Angolo del Videogiocatore – Bioshock

C’era una volta System Shock

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L’Angolo del Videogiocatore – Wii e Wii Fit

Sul Wii se ne sono dette di tutti i colori e non mi pare il caso di mettersi a disquisire per ore sull’approccio completamente in controtendenza scelto da Nintendo per la sua console di “nuova generazione” (in questo caso le virgolette ritengo siano d’obbligo in quanto l’hardware è tutto di vecchia generazione).

Personalmente ritengo il Wii più che una console da videogioco, una console “da festa”, ben pochi al momento sono i videogiochi che solleticano il mio palato di videogiocatore, ma oltre a questi pochi titoli (No More Heroes su tutti) esiste una galassia di giochini più o meno idioti che però giocati in due o più persone garantiscono ore e ore di divertimento, siano i minigiochi di Wii Sport oppure il sempreverde Mario Kart (spero di prossima adozione).

Quello che però è realmente interessante, è la tecnologia alla base del Wii che pare permetta illimitate applicazioni, la più interessante è al momento la panca Wii Balance Board.

La Wii Balance Board, alimentata da 4 pile AA, è un piccolo concentrato di tecnologia e precisione.
Si collega al Wii tramite wireless e appena lanciato il disco Wii Fit vi farà creare il vostro profilo e inizierà a misurarvi.
Le uniche misure che dovete inserire di vostro solo l’altezza e la data di nascita, lui provvederà a rilevare il vostro baricentro in base alla distribuzione del peso sui piedi e il vostro peso calcolando così l’indice di massa corporea.
Divertitevi a vedere ingrassare il vostro Mii in base a quanto siete in sovrappeso!
Una volta determinato l’IMC, vi farà qualche test sull’equilibrio e al termine calcolerà la vostra età Wii Fit sulla falsa riga dei vari giochi “terapeutici” usciti fin’ora.
Se avete sopportato l’umiliazione di vedere il vostro Mii ingrassare e l’età Wii Fit, potrete settare il vostro obbiettivo da raggiungere e in quanto tempo raggiungerlo, fatto questo siete pronti per iniziare a sperimentare la sovrannaturale sensazione di sudare e fare sforzo fisico davanti a una console.
Wii Fit mette a disposizione quattro categorie di “esercizi”: Yoga, esercizi muscolari, aerobici e di equilibrio, man mano che vi esercitate in queste macrocategorie vi verranno dati dei punti Fit che vi permetteranno di sbloccare nuovi esercizi.
Dopo due giorni di pratica devo dire che è veramente divertente come giochino e la sua utilità benefica è avvallata dall’esperienza più che ventennale di mio padre nel settore della preparazione atletica, insomma la Nintendo si dimostra come sempre una vera e propria first mover dell’intrattenimento elettronico (ho evitato il termine videogioco perchè non lo trovo consono a Wii Fit).
Se non vi va di passare ore in palestra attorniati da energumeni grugnenti che sollevano pesi, sicuramente Wii Fit è un valido strumento per tenersi in forma e i vari giochini di equilibrio e di esercizio aerobico sapranno certamente intrattenervi anche al di là dell’effetto sorpresa che genera il primo approccio con il prodotto poi è chiaro che la longevità del titolo è proporzionale all’impegno e alla determinazione di una persona a tenersi o rimettersi in forma.
In estrema sintesi se cercate qualcosa di davvero divertente guardate altrove verso cose come No More Heroes, Mario Kart o Super Smash Bros Brawl in uscita il 27 Giugno, però, se volete un valido strumento per fare quei 30 minuti al giorno di attività fisica in modo divertente e nella tranquillità di casa vostra, la Wii Balance Board e Wii Fit saranno 80 euro molto ben spesi.

L’Angolo del Videogiocatore – Recensioni sparse

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Ed eccomi tornare a fare una cosa che non facevo da moltissimo tempo: recensire i videogiochi della mia collezione che, ultimamente, si sta ingrandendo a un ottimo ritmo con mia grande soddisfazione merito soprattutto del grande anno che l’industria videoludica sta vivendo con tantissimi ottimi titoli per la next-gen usciti e in uscita e altre piccole perle della ormai old-gen che mostrano come, alla fin fine, si poteva aspettare ancora qualche annetto prima di pensionare la buona Playstation 2…

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