FSK Y00

Gara si sveglia la mattina, una mattina di Novembre, e avverte una strana sensazione; quella sensazione di silenzioso, ovattato, una sensazione che a Milano a meno che tu non abbia gli infissi megagalattici con triplo vetro da 1cm a lastra non puoi provare.
Allora Gara si alza dal letto, infila le ciabatte e gli occhiali e si reca verso la tapparella.
Dalla tapparella filtra una luce grigio chiaro, diversa dal solito grigio cemento che caratterizza le mattinate invernali milanesi.
Con la mano Gara afferra la corda dell’avvolgibile e inizia tirare, scoprendo una città completamente imbiancata dalla neve che continua a cadere copiosamente.
In tutto questo Gara fa una serie di cose: dice “cazzo” perchè iniziare la mattina senza imprecare è una cosa che un adepto di Disprezzology non dovrebbe mai fare.
Realizza che oggi dovrebbe tornare a casa e aggiunge un “vaffanculo”.
Pensa che siamo a fine Novembre e a Milano, oltre che per tutta la settimana ci si è gelati le chiappe, ci sarà almeno un centimetro di neve tutto e pensa ai catastrofisti rompicoglioni che invocano l’apocalisse per mezzo dell’effetto serra e pensa “fsk y00″.

L’Angolo del Videogiocatore – Metal Gear Solid 4

Ci sono momenti chiave, nella vita di una persona.
Questo è uno di questi.
Un’avventura lunga dieci anni distruibuita su quattro piattaforme videoludiche oggi è finita.
Finire Metal Gear Solid 4 è un’esperienza che ti segna, se sei fan della saga, perchè, ammettiamolo, è un gioco fatto PER FAN, sono 18 maledette ore di purissimo fanservice.
Il gioco, alla fine, è un pretesto, gli elementi fondanti di MGS sono tutti lì sebbene, come sempre, ci siano leggeri aggiunstamenti che non rendono l’esperienza ripetitiva o che sanno di zuppa riscaldata, il gioco alla base è sempre lo stesso e solo i boss fight alla fine sono il vero elemento nuovo del gioco.
Il resto, come ho detto, è un pretesto per chiudere definitivamente il cerchio, per dire tutto quello che non era stato detto o che, nella visione originale di Kojima, doveva rimanere silenzioso perchè non necessario alla veicolazione del messaggio di Metal Gear.
Con questo ultimo titolo Metal Gear conclude, definitivamente, l’avventura di Solid Snake iniziata negli anni 90 su PSX, forse, al tempo, Kojima era all’oscuro della tempesta che avrebbe scatenato il suo titolo nel mondo videoludico introducendo elementi spiccatamente cinemaografici all’interno di un videogioco, prima di Metal Gear nessuno si sarebbe sognato di inserire in un videogioco d’azione dei dialoghi di oltre un quarto d’ora e, se si pensa che su PSX i dialoghi erano quasi sempre tra due ritratti verdi su schermo nero, beh, questo fa capire come la chiave di volta stesse nei personaggi, nel pathos che riuscivano e trasmettere e nell’epicità di fondo della vicenda.
Metal Gear 4, come dicevo prima, è un prodotto esclusivamente per fan, giocarlo senza aver giocato gli altri tre titoli precedenti è pura follia, non si capirebbe il 75% della trama che, dovendo dire tutto quello che si può dire per mettere il punto conclusivo sulla storia, non presenterà riassunti di sorta, inoltre non aspettatevi nemmeno un tutorial iniziale, le sequenze introduttive vi faranno prendere familiarità con il sistema di controllo, leggermente modificato e migliorato, sulla vostra stessa pelle, senza insegnarvi nulla perchè non c’è nulla da insegnare, se state giocando questo gioco avete finito MGS 1, 2 e 3 quindi non serve assolutamente che qualcuno vi spieghi il sistema di gioco del 4… Se proprio volete c’è comunque un manuale in-game e una sezione practice dove sperimentare con le nuove mosse di Snake.
Snake…
…Kojima è stato decisamente poco gentile con Snake: ce lo consegna vecchio, malato, MORENTE.
Eppure, è sempre Snake, il soldato perfetto, l’ultima speranza che ha l’umanità per liberarsi dalle catene dei Patriots, l’unico uomo veramente dotato di libero arbitrio in un mondo dove il libero arbitrio è solo un’illusione data da un sistema artificiale che permea ogni tessuto della società, in eterna competizione con suo fratello Liquid che in realtà non è altro che il suo doppio oscuro, animato dai medesimi ideali ma che li persegue in modi violenti e distruttivi.
In tutto questo il videogioco è solo un pretesto (parlarne oltre sarebbe inutile nonchè impossibile senza rovinare l’esperienza a coloro che lo devono ancora giocare) un intervallo tra una cutscene e l’altra, sempre più lunghe e cariche di avvenimenti, animate da una regia attenta ed esperta che attinge a tutto l’immaginario dei migliori film d’azione e accompagnata da un commento sonoro di prim’ordine con una citazione finale tutta italiana che non potrà far altro che commuovere alle lacrime un già commosso giocatore, conscio di aver assistito all’ultima cavalcata videludica di Snake che lo conferma come uno dei personaggi videoludici più importanti, se non IL più importante, degli ultimi dieci anni.
In definitiva, emettere un giudizio su Metal Gear 4 è impossibile: come gioco non va oltre il mediocre in quanto non fa che sviluppare un impianto di gioco collaudato in oltre dieci anni di iterazioni con ben pochi elementi nuovi e comunque non incisivi come si voleva far credere nei trailer di presentazione.
Come esperienza videoludica complessiva, invece, siamo su standard di perfezione totale, difficilmente eguagliabile in futuro, ma che appunto può essere apprezzata solo da coloro i quali hanno già finito i tre titoli precedenti e che si sono appassionati alle vicende di Snake e famiglia.
Sicuramente, nel bene e nel male, siamo di fronte a una pietra miliare del videogioco e io sono assolutamente orgoglioso e fiero di esserne arrivato alla fine, consapevole del fatto che difficilmente un’altra serie di videogiochi sarà dotata di una tale forza narrativa.
Ora, però, caro Kojima, non hai più scuse: tira fuori Zone of the Enders 3

Here’s to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!

Momento Smemoranda

Sto brano che mi ha passato Sara fa davvero un casino Smemoranda, sia i pezzi scritti dentro dai vari collaboratori, sia quelle scemenze che ti scrivevano dentro i compagni e che ti leggevi quando ti annoiavi.
Dedicato a tutti quelli dall’84 in avanti

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Umberto Eco – Il Pendolo di Focault

Per la serie Gara e la letteratura…
Ho finito ieri notte di leggere Il Pendolo di Focault, un libro che è almeno tre libri assieme, forse quattro, un libro che non ti aspetti, che se approcciato superificialmente, superato lo scoglio del primo delirante capitolo potrebbe apparire come l’antenato del Codice Da Vinci.
Dicevo, Il Pendolo può essere visto come tre libri in uno: un’avventura a sfondo esoterico, la decadenza di una persona che per tutta la vita è rimasta in seconda linea, troppo timoroso di farsi avanti e mostrarsi al mondo osservato dal punto di vista dell’amico protagonista della suddetta avventua a sfondo esoterico e, non ultimo, vero e proprio canovaccio sul quale viene costruito l’intero impianto, una specie di trattato in cui viene ridicolizzata l’intera letteratura esoterica dimostrando come, partendo per gioco con una cosa come il tesoro dei Templari, si possa costruire a suon di coincidenze più o meno forzate una specie di piano cosmico per il dominio del mondo in cui si può incastrare chiunque, dai cabalisti ai massoni passando per gli Assassini, metafora della psicosi contemporanea.
Il quarto libro ovviamente è la somma delle sue componenti ed è quello che effettivamente leggete.
Di tutti i tre/quattro libri quello che alla fine, e solo alla fine ammetto, mi ha colpito di più (come si diceva nei pensierini delle elementari sulle letture estive) è stato il secondo che ho nominato: le vicissitudini di Jacopo Belbo, uomo che per tutta la sua vita rimane in ombra, soffre della sua situazione, vorrebbe passare alla luce ma, quando la vita gli presenta l’opportunità, non fa questo passo, continuando a rimanere nella sua situazione di inquietudine e sottomissione nei confronti di tutti e in un certo senso persino di se stesso… Ammetto un poco di essermici identificato, altrimenti non ne starei parlando così tanto.
Nelle sue storie (da quelle infantili sullo sfondo della Guerra di Liberazione a quelle ultime che culminano con l’avventura a sfondo esoterico) si può un po’ vedere la metafora del pendolo, in continua oscillazione tra un momento e un altro, tra la luce e l’ombra, costantemente, arrivare a toccare per un momento la luce per poi tornare nell’ombra, è un concetto decisamente sottile da spiegare con il mio vocabolario a qualcuno che non ha letto il libro e non ha potuto entrare con questo inaspettatamente interessante personaggio, purtroppo ieri sera avevo un bellissimo discorso pronto che, come al solito, si è dissolto con le luci dell’alba, come le idee e i piani migliori.

Pochi libri possono vantare di essere delle vere e proprie esperienze personali, che toccano il profondo del nostro animo, che ognuno vive a modo proprio e, forse, in un certo senso, alla fine ci cambiano; il Pendolo è sicuramente uno di questi, alla fine dell’ultima pagina, non potrete prendervela con l’autore per il finale inconcludente, per il fatto che alla fine, Eco, non ha fatto altro che prendere in giro il lettore per tutta la durata del libro facendolo saltare da una vicenda all’altra senza pudore di sorta, in un suo calcolatissimo piano perculatorio per il quale, alla fine, non potrete non mettervi a riflette anche solo per 10 secondi prima di addormentarvi su cosa abbia significato per voi leggere queste pagine.

Probabilmente a qualcun’altro sembrerà una puttanata, un’accozzaglia di roba messa assieme senza un filo continuo ma io diffiderei di quelle voci e mi gli darei un colpo, dopotutto costa solo 10 euro e per il volume di pagine che ha è davvero un bel prezzo, mal che vada vi ritroverete con una impressionante conoscenza di storia-spazzatura esoterica nella quale danzano Templari, Assassini, ordini cavallereschi vari, l’odioso conte di San Germano, i Massoni e persino Shakespeare.

Una avventura da vivere in intimità e della quale parlare solamente una volta voltata l’ultima pagina.