Goro Hatakeyama 1928 – 2009

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Sebbene questo sia il secondo post della versione 4.0 di questo blog, è effettivamente il primo post *vero* e non è certamente un buon auspicio di inaugurazione.
D’altrocanto trovo doveroso spendere quattro parole.
L’8 di Dicembre, si è spento presso l’ospedale di Ofuna (Giappone), il Maestro Goro Hatakeyama, IX Dan Menkyo Kaiden di Katori Shinto Ryu.
Potrei passare una abbondante mezz’ora a fare una cronistoria del Katori narrando la vita del Maestro ma, sinceramente, tutte queste informazioni sono tranquillamente e agilmente reperibili in rete.
L’unica cosa che qua voglio sottolineare è che se il Katori oggi è una arte marziale viva, conosciuta nel mondo e che ancora non si fossilizza in katà che rimangono immobili nel tempo, il merito è stato suo e del suo maestro Yoshio Sugino.
Più che del budo, però, preferirei parlare della persona, una persona che sebbene abbia incontrato solamente due volte nella mia vita è riuscita a trasmettermi tutto l’entusiasmo di una persona che la vita l’ha dedicata alle arti marziali, diffondendo il Katori nel mondo senza mai venderlo, per i suoi stage chiedeva semplicemente un obolo che gli permesse di coprire le sue spese di viaggio.
Questo mese il Katori e il mondo delle arti marziali in generale si trova un po’ più povero per la perdita di questo piccolo grande uomo, io personalmente lo sovrastavo di tutta la testa ma lui era in grado, all’età di 80 anni, di atterrare un adulto di un metro e ottanta con una sola mano, con il sorriso sulle labbra, facendo apparire qualsiasi tecnica un gioco da ragazzi, mentre la spiegava con quel miscuglio linguistico di itariano, giapponese e francese che parlava riuscendo comunque ad essere chiarissimo nelle spiegazioni.
Dire che mi mancherà potrebbe sembrare stupido, dopotutto è una persona che ho visto solo due volte nella vita e non ci ho intrattenuto chissà che discorsi, però sento che la nostra pratica è diventata un po’ più vuota avendo perso un punto di riferimento di tale importanza.
Non posso non interrogarmi dei destini della nostra scuola di Katori Shinto Ryu ora che abbiamo perso il nostro referente tecnico, sicuramente in Italia è pieno di grandissimi maestri, i fratelli Morstabilini su tutti, ma la comunità è troppo dispersa e impegnata a farsi le pulci a vicenda, come sempre nello sport del Belpaese, e l’unico fattore aggregante era appunto Hatakeyama-sensei.
Mi auguro che la sua perdita sia di stimolo a tutti noi per ritrovare nella via, uno stile di pratica e di convivenza più genuino, più aderente ai principi del budo in modo da non disperdere gli insegnamenti che questo grande maestro ci ha tramandato.
Chiudo con quello che diciamo sempre al termine dei nostri allenamenti, in quanto non voglio usare qualche elaborata chiusura teatrale per salutarlo, mi sembra già di essere stato eccessivamente prolisso.
Dico, semplicemente, domo arigatou gozaimasu.

Announcing now Ninj4′s Den 4.0

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Siamo tornati.
Cioè, sono tornato, ma va beh, insomma, Ninj4′s Den è tornato con una nuova veste grafica.
Il perchè di tutto questo sbattersi è molto semplice: mi sono finalmente dotato di una attrezzatura fotografica seria, o presumibilmente seria, e trovavo il vecchio tema, con le sue foto non più larghe di 500 pixel, piuttosto costrittivo; è inutile insomma avere una reflex da millemila megapixel se poi devi ridurre tutto a un francobollo.
Ecco dunque il motivo essenziale di questo cambiamento.
Spero di poter presto iniziare a popolare questo blog di belle immagini e cose così anche se so che ci vorrà del tempo perchè l’attrezzo che al momento sta nel suo zainetto è tutto fuorchè facile da maneggiare, in un certo senso posso dire di aver fatto il passo più lungo della gamba ma il portafogli poteva permettersi questo cazzotto e preferisco avere da subito un oggetto che non mi precluda opzioni che “sbloccherò″ nel tempo che partire con un oggetto sicuramente più tarato alle mie abilità attuali ma suggettibile (esiste questa parola?) di rapida obsolescenza man mano che le mie abilità matureranno (?).
Per ora mi fermo qua, ci sarebbero molte cose da dire che non ho potuto dire in questa settimana e mezza, purtroppo inizierò questa nuova generazione di bloggate con un annuncio per me tristissimo al quale preferisco dedicare una bloggata a parte per rendergli il giusto peso.
Termino ringraziando infinitamente Flavia per l’ottimo lavoro svolto e se qualche malalingua sta guardando l’header anzichè leggere il testo sappia che è una header provvisoria.
Per il resto se qualcosa non vi piace prendetevela con me perchè lei ha lavorato esclusivamente sotto mia indicazione, anche il tema da lei modificato è stato fornito dal sottoscritto, quindi fate tutti i complimenti alla mia schiavetta bahahaahahah.
Bon, è tutto per oggi.
La foto di sopra è stata scattata con una Canon G9 in quattro e quattr’otto, senza flash, con la sola luce della camera come fonte luminosa e un tempo di esposizione di 5 secondi, apertura 2.8, ISO 100, non mi ci sono sbattuto troppo perchè sono di fretta. Adios!

Ho perso la pazienza

Mi sono sempre considerato una persona con una capacità di sopportazione molto superiore alla media e credo di averne dato prova più volte nel corso degli anni.
Oggi, dopo quasi tre mesi, lo posso finalmente dire: ne ho piene le palle.
Sono stato assunto con la promessa di lavorare come business analyst mentre invece sono ormai tre mesi (e il quarto sta per iniziare) che fungo da tappabuchi generale.
Questa potrebbe essere una buona gavetta non fosse che il mio stage dura sei mesi e in questi tre mesi posso tranquillamente dire che NON HO IMPARATO UN CAZZO.
Cioè, intendiamoci, qualcosa ho imparato ma la suprema vetta delle mie conoscenze acquisite si ferma a un rudimentale smanettamento dei tools di amministrazione Genesys, proprio cose coerenti con il percorso di una persona che ha fatto Economia Aziendale.
Da quando l’ordalia dei test si è conclusa, all’interno del nerdteam, si respira un’aria pesantissima: delle sette persone che lo compongono solo due sono effettivamente impiegate mentre le altre sono lasciate al totale sfanculo.
Davanti a questo sfanculamento spinto che si trascina ormai da tre settimane, il gigacapouniversale se l’è presa un po’ a male vedendoci ormai scivolare nel completo cazzeggio (stavo per reinstallare Caesar III, detto tutto) e quindi siamo stati più o meno riassegnati a mansioni di cui, in sintesi, non fotte un cazzo a nessuno.
Il sottoscritto deve rifare la RACI dell’ufficio, che volendo in tempi migliori potrebbe essere un ottimo esercizio di project management, peccato che, siccome non conosco un cazzo dell’ufficio, devo disturbare personaggi che, al contrario di me, sono pieni di lavoro fin sopra i capelli.
Appunto per questo sono stato riassegnato alla gestione dei bug di produzione.
Rispondendo a qualche bug è venuto fuori che i poverelli di IBM si sono sentiti offesi per come mi sono espresso in un paio di volte (fighe di legno, nemmeno li avessi fanculati) e quindi mi sono pure sentito dire che rispondo alle persone in modo poco opportuno, nemmeno gli ruttassi bagna cauda addosso.
Siccome la situazione dei bug di produzione langue, la RACI langue e il fancazzo è ritornato con sommo disappunto del gigacapo galattico (che la prima volta che mi parla di persona mi farà davvero perdere le staffe, lo sento), sono stato riassegnato alla compilazione di un bellissimo manualone per l’allineamento degli ambienti di test e produzione, evento che tutt’oggi ci sfugge di riuscire a fare completamente.
Insomma si salta da un lavoretto all’altro senza il minimo tutoring o coaching che dir si voglia, alla facciazza dell’esperienza formativa! Qua è tutto un improvvisare continuo con le conseguenze che si sono viste sopra.
Siccome però dopo l’improvvisazione segue l’adattamento al fine di raggiungere lo scopo, ovvero trovare un lavoro gratificante, ho iniziato a muovermi in giro spedendo ieri il primo curricula a una importante azienda di auditing che si occupa anche di auditing dei processi e dei sistemi informativi… Un mio amico ci lavora e sembra essere ottima come posizione in quanto si impara molto, si è seguiti e soprattutto si è assunti con un contratto biennale di formazione che incluse anche corsi pagati di aggiornamento.
Mica cazzi!
Il tutto però sta nell’essere chiamati, cosa che spero succeda entro Gennaio in quanto ulteriori nubi si addensano all’orizzonte: un altro stagista del nerdteam si è visto scadere il contratto di stage, trasformato in contratto a progetto; un contratto a progetto di SETTE MESI!
Sette mesi, che se facciamo i conti appropriati vuol dire fino a Giugno.
Cosa vuol dire questo? Che arrivata l’estate, valuteranno lo stato di avanzamento dei progetti (praticamente congelati a causa di quello sul quale sto “lavorando” io) e vedranno quante risorse servono.
Se ne servono ancora tante, si rinnova il contratto, se ne servono di meno, si procederà a liquidazione del personale con la promessa vaga di riassunzione a Settembre/Ottobre quando si riprenderà a lavorare (?!) a pieno regime.
Ok che tanto le ferie non vengono pagate ma TRE mesi di ferie forzate non sono il massimo della vita quando ci si sforza di diventare indipendenti.
Tutto questo mi fa pensare che questa impresa stia venendo pilotata, almeno per la parte IVR/CMS, a vista, facendo calcoli di breve periodo per compensare la merda nella quale è affondata con questo progetto e potete solo pensare con quanta motivaazione mi alzi dal letto tutti i giorni per farmi la mia mezz’oretta di macchina fino alla ridente località chiamata Cesano Boscone, vero e proprio ano della galassia!
Spero vivamente di riuscire a spostarmi in una azienda più seria di questa, se cercate un valido analista volenteroso che non mangia tanto, non sporca e cerca di diventare project manager, allora faccio per voi!

A Hard Day’s Night

video://www.youtube.com/watch?v=cQwwqajZXD8

No non sono ancora arrivato a lavorare di notte… Anche perchè di lavoro non ce n’è.
Il solo fatto che aggiorni con tale frequenza il blog è sintomo che qualcosa non va.
Il 28 si avvicina e, come sempre quando bisogna organizzare qualcosa, ringrazio i pochissimi (alcuni anche con un preavviso davvero minimale) che hanno, a ormai due settimane dall’evento, dato una conferma certa addirittura fornendomi l’orario di arrivo.
Gli altri li ringrazia la mia ulcera logistica, ormai vera e propria patologia presente nei dizionari medici, che da tre giorni inficia le mie serate con lancinanti dolori addominali.
Se mi volete bene, e soprattutto se volete venire (perchè sappiate che non vi obbliga nessuno, ma ricordatevi che sono una persona vendicativa), MUOVETE IL CULO. FUORI GLI ORARI!
Nel frattempo gioisco da solo per il fatto che mi sono ricordato grazie alle mie telefonate serali con il mio ammmore segreto (il dott. Panni che però non ci legge qua gne gne), che c’è un localigno interessante nelle vicinanze della Bocconi per fare un rinfresco decente.
Ho telefonato ieri e pare ci sia disponibilità quindi andrò in avanscoperta questa sera per un aperitivo fulmine prima di Dynamis Xarcabard per prendere accordi con il gestore… Questo dovrebbe già in parte mitigare la mia ulcera logistica che però stamattina è stata fortemente aggravata da un pessimo caffè sfornato dalla infernale macchinetta dell’ufficio.
Fortunatamente domani è Mercoledì, il che vuol dire che mancheranno soltanto tre giorni a venerdì e quattro a sabato che dovrebbero finalmente (KANTZ NON TRADIRMI) segnare l’arrivo di tutti i pezzi di HAL 9000 MK3.
A tal proposito una cosa: non -e dico NON- usate FedEx come vettore.
Ho speso 15 euro di spedizioni per una tastiera che è partita il 13 dalla Francia e ad oggi non è ancora arrivata.
La consegna era indicata come in 24/48h… Della serie persino SDA sa fare di meglio.
Potrei parlare di molte altre cose, tipo il fatto che devo preparare praticamente da solo un documento di Specifiche Funzionali per un progetto e che non l’ho mai fatto in vita mia (qua dentro si fidano troppo di me, no good), del fatto che verremo presto trasferiti in quel di Cesano Boscone (che di boschi non ha proprio un cazzo) dove, a parte il Trony sotto il nostro ufficio, non so nemmeno se c’è parcheggio, figuriamoci un posto dove pranzare.
Sento che mi mancherà il mio nerdteam, ma era ora che mi si mettesse a fare ciò per cui sono venuto qua a lavorare.
Come ho detto potrei parlare di moltissime altre cose ma sento i conati che salgono…
…Vi odio tutti, dal primo all’ultimo, avrò le vostre teste su un palo quanto prima, sappiatelo.

13 > 17

Chi dice che Venerdì 17 porta sfiga evidentemente non si è mai accorto di QUANTA sfiga porti Venerdì 13.
Riassumiamo in fretta gli accadimenti della giornata:

-Mi alzo con un mal di stomaco tremendo

-Esco di casa con il mal di stomaco tremendo, monto in auto, faccio per fare la mia solita svolta che è tre mesi che la faccio per prendere il cavalcavia e vengo apostrofato a malissime parole da una vigilessa che mi dice che non vedo le frecce, che non posso svoltare. Il tutto questo in mezzo alla strada mentre un autobus incombe infatti poi mi lascia andare impunito… Evidentemente i cartelli messi all’angolo di una strada a tre corsie di cui la terza, quella sotto il cartello, è separata dalle altre due dalla pensilina del tram, vale per tutta la via; anche oggi abbiamo imparato qualcosa.

-Causa incapacità a guidare del milanese medio rischio di fare due incidenti. Fortuna vuole che io sia ancora meglio di un milanese medio, purtroppo non ho il motore per umiliare un CLK 2200 CDI che ti si insinua sulla destra tagliandoti la strada… E comunque ci sono troppi semafori.

-Causa incapacità della gestione del progetto in ufficio, come tutta la settimana, il nerdteam di test è col culo a terra, salvo il buon australiano che mi fa uploadare release su release… Ormai è tutto quello che faccio, oggi avrei potuto inziare dei test di routing ma è arrivata l’una e avevo un pomeriggio da recuperare, meglio così, ma questo stage si sta rivelando professionalmente una esperienza che definire deludente è riduttivo.

-Pixmania non mi ha ancora spedito la tastiera per HAL 9000 MK3, e ho pure pagato per la spedizione gigaveloce che ormai è inutile, avrei potuto pagare per quella uberscrausa, 15 euro nel cesso.

-HAL 9000 MK3 è rinviato alla prossima settimana, o meglio, arriva Lunedì ma per me è come se arrivasse la settimana prossima.

Il grigio di Milano mi sta entrando dentro, sento le sue grigie dita stringere il mio povero cuore, se Pietro stasera si dimentica di portarmi l’ultimo pezzo del mio regalo di compleanno (fuck yeah distaccamento di Lupi Siderali, almeno questo weekend monterò comunque qualcosa) potrei avere un tracollo nervoso.

Ad ogni modo, mia cara DS Group, se entro 15 Dicembre non cambia la solfa io inizio a mandare CV… Ormai il vostro scopo l’avete servito, l’11 Dicembre ci sarà la cerimonia di proclamazione del master, dopo di quello posso tranquillamente andarmene verso lidi più professionali.

EDIT E’ arrivato HAL 9000 MK3… o meglio è arrivato tutto tranne HD e scheda video… Mabbbaffffffff

Twentyfive

No, non è il seguito di Fourteen, Dio ce ne scampi, è il numero di anni durante i quali ho calpestato il suolo di questo pianeta.
Numero importante, importante davvero quando viene interpretato come “un quarto di secolo”, molto meno importante quando viene chiamato con il suo vero nome “venticinque” che, se paragonato alla durata media della vita (mani sulle palle quando si dicono ste cose!) non è proprio ancora sto granchè.
Citando Miller diciamo che è “Un buon inizio… Buono abbastanza” per iniziare a combinare qualcosa di buono.
Diciamo più o meno due anni fa ho fatto una wishlist di cagate più o meno importanti da acquistare nei prossimi tempi a venire:

  • Macchina
  • PC nuovo (povero HAL, l’ho veramente trascurato tantissimo in questi ultimi tre anni)
  • Smartphone serio
  • Reflex
  • NAS
  • CASA
  • Donna (i cui prezzi di mercato però sono occulti)
  • Televisore tutto mio
  • Sistema home theater arrogante tutto mio
  • X360, PS3, ammennicoli

Ad oggi, la lista può essere tranquillamente aggiornata

  • Macchina
  • PC nuovo (povero HAL, l’ho veramente trascurato tantissimo in questi ultimi tre anni)
  • Smartphone serio
  • Reflex
  • NAS
  • CASA
  • Donna (i cui prezzi di mercato però sono occulti)
  • Televisore tutto mio
  • Sistema home theater arrogante tutto mio
  • X360, PS3, ammennicoli

C’è ancora molto su cui lavorare, soprattutto il fattore donna, ahhhhh che sudor, ma ci stiamo lavorando.
Intanto annuncio ufficialmente il prossimo avvento di Hal9000 MK3 il quale, oltre a fungere da piattaforma di collaudo di Windows 7, sarà fonte del prossimo post nerdaholicco dove verranno illustrate tutte le sue specifiche con dovizia di particolari.
Dico solo che è una configurazione pensata all’insegna dell’arroganza, si poteva fare di un po’ di più ma il budget è stato veramente tirato all’estremo quindi va più che bene così.

Circa la casa posso assolutamente e incontrovertibilmente affermare che la Vecchia si troverà con un trilocale alquanto vuoto i primi di settembre in quanto il sottoscritto (e deve ringraziare che sono una persona che quando da la propria parola va sempre fino in fondo altrimenti sparivo già da oggi, ogni tanto fare il samurai ha i suoi svantaggi) e il resto della ciurma della Tana del Ninja spariranno tutti in quanto ha ufficialmente ROTTO I COGLIONI.
Potrei scrivere davvero un wall of text circa quanto ha incontrovertibilmente rotto il cazzo oltre ogni possibile aspettativa, vi basti sapere che giovedì scorso (o era mercoledì) ha rotto il cazzo AMME sul fatto che io dovrei assolutamente fare la specialistica perchè altrimenti solo con la laurea e il master io sono sprecato e blablabla, gnegnegne, gugugugu e pupupupu.
Intendiamoci: io di studiare mi sono rotto ir cazzo.
Se studierò ancora sarà per prendere le certificazioni la project manager il che non avverrà prima di cinque anni e devo comunque trovare qualcuno che mi sponsorizzi perchè altrimenti all’esame senza raccomandazione (in senso positivo non in senso di aiuto clientelare) non ci entri nemmanco.
Tornando all’argomento principale, appunto, a settembre traslocheremo praticamente tutti: io perchè mi sono rotto il cazzo, Filippo perchè anche lui s’è rotto il cazzo e forse parte in Orga… Erasmus in Canada, Francesco perchè finalmente vorrebbe non essere in nero e detrarre qualcosa dalle tasse e Alessandro perchè, record dei record, s’è già rotto i coglioni dopo nemmeno due mesi che è qua. Fuck. Yeah.

Nel frattempo continuo la mia permanenza nel nerdteam di test, ormai completamente scarico essendo l’iniziativa praticamente conclusa, quindi tanto tanto tantissimo cazzeggio come potete notare osservando l’ora di pubblicazione del presente post.
Come al solito vengo cockteasato su base mensile dal mio capo dicendo che finalmente dovrei essere messo a fare analisi su una nuova iniziativa (l’evoluzione di questa qua appena conclusa) entro la prossima settimana.
Questo una settimana fa.
Però è lunedì, quindi sono ancora speranzoso… Invano aggiungerei.

Cambiando argomento, tra due settimane ci sarà la cerimonia di laurea.
Iniziamo dicendo che, come tutti i giorni che capitano UNA volta nella vita, se qualcosa può andare storto, va irrimediabilmente storto, soprattutto quando tu devi subire l’organizzazione anzichè farla… Il giorno che mi sposo giuro che tirerò su una infrastruttura di progetto colossale con tanto di Gant, milestone e SAL e allora vedremo.
Resta comunque che l’appuntamento è presso l’aula magna dell’università Bocconi alle 14.30 il 28 Novembre.
Chi vuole venire è benvenuto.

Ciò detto, quagliamo un po’ le cose: sono passati 25 anni, sono successe tantissime cose, ho incontrato un casino di gente, con alcune ho legato, con altre no, con alcune mi vedo di più di prima, con altre meno di prima, insomma come diceva il caro… boh… Panta rei. Tutto scorre e tutto cambia e anche noi cambiamo.
Penso in questi ultimi cinque anni di essere molto cambiato, se in meglio o in peggio non lo so, penso questo lo capirò tra altri cinque anni credo.
Ma alla fine, a venticinque anni ci si sente più vecchi di prima? Citando il buon Jack, filosofo e comandante di plotone del 666° Memoriano, “a venticinque anni puoi finalmente scegliere come sentirti: puoi sentirti più giovane o più vecchio”.
Penso che affronterò i prossimi cinque con la solita dose di determinazione, turbodisprezzo e oltrerancore; finchè ulcera perforata non ci separi.

EIMEN.

Il congresso di arti marziali dei gatti

Siccome ultimamente a lavoro sto tornando ad avere troppo tempo libero, ho ripreso a leggere un manga che tempo fa abbandonai per mancanza grave di pecunia (si, succede anche a me u.u) oltre al fatto che trovavo l’autore avesse snaturato un già di per se splendido finale per ricavarne altro denaro.

Sto parlando della seconda serie di Alita, Last Order.

Personalmente devo ricredermi, parte un po’ fiacca ma poi si evolve eccellentemente dando una nuova visione dell’universo diviso tra la Città Discarica, Salem e Jeru che nella prima serie a malapena si intuiva; per alcuni magari era superfluo ma per me, che mi piace sapere tutte le cosine che stanno sotto la sceneggiatura, è diventato una manna dal cielo.

Negli ultimi capitoli sta allungando un po’ il brodo con la minchiata del karate spaziale che in realtà è divertente per un praticante di arti marziali in quanto credo che Kishiro, nemmeno troppo sottilmente, perculi in modo stupendo tutte le vicende politiche e drammatiche, molto tipo telenovela devo dire, che avvengono nel mondo delle arti marziali.

Ma non è questo il punto.

Nell’ultimo capitolo che ho letto, Kishiro cita la mia storia zen preferita, che secondo me racchiude l’essenza dello studio delle arti marziali, qualunque essa sia, di qualunque paese sia; la favola del topo e dei gatti.

Copioincollo qua sotto la versione della storia così come è resa dal maestro Taisen Deshimaru Roshi, il monaco che è riuscito a diffondere la cultura zen applicata anche alle arti marziali in Europa e al quale, in estrema sintesi, si rifà il mio dojo di Katori Shinto Ryu; certo, il fatto che un dojo di un’arte marziale che ha le sue radici nello scintoismo si richiami ha un monaco buddhista può essere assurdo, ma non ho mai detto che siamo un dojo normale…

Ad ogni modo qua sotto c’è la storia, buona lettura, spero che, al di là del significato prettamente marziale, riusciate a parafrasarne la morale anche nella vita quotidiana.

Io da parte mia ci sto provando.

Duecento anni fa, in Giappone, prima dell’era di Meiji, un maestro di Kendo, Shoken, era importunato da un grosso topo nella sua casa.
Tutte le notti, un grosso topo, penetrava nella sua casa impedendogli di dormire. Era obbligato a riposare durante il giorno.
S’accordò allora con un amico che allevava gatti, un ammaestratore di gatti.
Shoken gli domandò: «Prestami il più forte dei tuoi gatti». L’altro gli prestò un gatto di grondaia molto rapido ed abile nel catturare i topi; le sue unghie erano forti ed i suoi salti potenti!
Ma quando entrò nell’alloggio, il topo risultò essere più forte ed il gatto fuggì.
Questo topo era davvero molto misterioso.
Shoken prese in prestito un secondo gatto, dal color fulvo, dotato di un Ki molto forte, una forte energia ed uno spirito combattivo.
Questo gatto entrò e combatté, ma il topo ebbe la meglio ed anche il secondo gatto fuggì.
Fu provato un terzo gatto, bianco e nero, ma anche questo non poté vincere.
Shoken prese allora in prestito un quarto gatto, nero, vecchio, assai intelligente, clip_image004ma molto meno forte del gatto di grondaia e del gatto tigrato.
Entrò, il topo lo guardò e s’avvicinò. Il gatto si sedette, molto calmo, senza muoversi.
Il topo iniziò allora a dubitare. Si avvicinò ancora, leggermente impaurito, e repentinamente il gatto gli afferrò il collo, lo uccise e lo trascinò fuori dalla casa.
Shoken andò quindi a congratularsi con l’amico e gli disse: «Ho spesso inseguito questo topo con la mia spada di legno, ma è lui che mi ha graffiato. Perché questo gatto nero ha potuto vincerlo?».
L’amico gli rispose: «Bisogna organizzare una riunione ed interrogare i gatti.
Voi porrete le domande poiché siete un maestro di Kendo. I gatti capiscono sicuramente le arti marziali.»
Ci fu quindi un’assemblea di gatti presieduta dal gatto nero che era il più anziano.
Il gatto di grondaia disse: «Ero molto forte». Il gatto nero allora gli domandò: «Perché non hai vinto dunque?»
Il gatto di grondaia rispose: «Sono molto forte, possiedo molte tecniche per catturare i topi. I miei artigli sono forti e i miei salti potenti ma questo topo non era come gli altri».
Il gatto nero allora dichiarò: «La tua forza e la tua tecnica non possono essere al di là di questo topo. Anche se i tuoi poteri ed il tuo waza sono molto forti, non hai potuto vincere grazie alla tua arte. Impossibile!»
Allora parlò il gatto tigrato: «Sono molto forte, alleno sempre il mio Ki, la mia energia, e la mia respirazione attraverso lo Zazen. Non mi nutro che di legumi e zuppa di riso, per questo la mia attività è molto forte. Ma non ho potuto vincere questo topo. Perché?»
Il vecchio gatto nero gli rispose: «La tua attività ed il tuo Ki sono forti, ma questo topo era al di là di questo Ki. Tu sei più debole del grosso topo. Se il tuo Ki è troppo repentino, troppo breve, non sei altro che sopraffatto dalla passione. Si può quindi dire, per esempio, che la tua attività è paragonabile all’acqua che esce da un rubinetto, quella del topo è simile ad un potente getto d’acqua. Ecco perché la forza del topo è superiore alla tua. Anche se la tua attività è forte, in effetti essa è debole poiché hai un’eccessiva fiducia in te stesso.»

Fu quindi il turno del gatto bianco e nero che non aveva potuto vincere. Non era molto forte ma intelligente. Aveva il satori.
Aveva sperimentato tutti i waza e si accontentava di praticare Zazen. Ma non era mushotoku (senza scopo né spirito di profitto), e anch’esso era dovuto fuggire.
Il gatto nero gli disse: «Tu sei molto intelligente e forte, ma non hai potuto vincere questo topo poiché avevi uno scopo e la sua intuizione era più grande della tua. Quando sei entrato, ha capito subito il tuo stato mentale. Per questo non hai potuto trionfare. Non hai saputo armonizzare la tua forza, la tua tecnica e la tua coscienza attiva, che sono rimaste separate anziché unificarsi. Mentre io, in un solo istante, ho utilizzato queste tre facoltà inconsciamente, naturalmente ed automaticamente. È così che ho potuto uccidere il topo.
Ma qui vicino, nel villaggio accanto, conosco un gatto più forte di me. È molto vecchio ed il suo pelo è grigio.
L’ho incontrato, e non appare affatto forte!.
Non mangia affatto carne né pesce, solamente guenmai (zuppa di riso)… Qualche volta beve un po’ di saké.
Non ha mai preso un solo topo; tutti hanno paura e fuggono davanti a lui.
Non si avvicinano mai e così non ha mai avuto occasione di catturarne uno!
Un giorno è entrato in una casa infestata da topi. Tutti i topi sono rapidamente fuggiti.
Poteva cacciarli anche dormendo.
Questo gatto grigio è veramente molto misterioso.
Tu devi diventare come quello, essere al di là della posizione, della respirazione e della coscienza.»
Grande lezione per Shoken, maestro di Kendo!

L’Angolo del Videogiocatore – “Batman Arkham Asylum”

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E’ passato parecchio tempo dall’ultima recensione che ho fatto di un videogioco.
Questo è anche dovuto al fatto che sempre meno i videogiochi riescono ad esaltarmi come un tempo, quando per certe scene io rompevo i coglioni a destra e a manca per mesi narrando anche a persone che non gliene fregava chiaramente nulla di quanto era figo quel dato personaggio quando faceva quella data cosa.
Questo è dovuto fondamentalmente al passaggio dal single player alla modalità multiplayer cooperativa, vero e proprio leit motiv dei blockbuster di questa ormai non più next-gen.
A fronte di un ampliamento delle possibilità che offre il gioco, si assiste a un massiccio impoverimento della modalità singola che diventa, giocata senza un compagno in carne ed ossa affianco, niente più che un mero tutorial, una lunghissima demo di quello che è in grado di offrire il gioco una volta che si va online.
Questo può andare bene per giochi nati per il multiplayer come i vari Call of Duty ma quando giochi che una volta erano il simbolo della giocata in solitaria, dove proprio l’essere DA SOLI era fonte di valore aggiunto, si piegano a questa vera e propria moda dilagante… Beh, cazzo, è un bel problema.
Ma queste sono considerazioni personali per difficilmente trovano sostenitori, veniamo a cose più pregnanti e “in-topic”.
Batman Arham Asylum.
Un titolo importante, un titolo… “molto serio”, citando l’opera letteraria da cui prende, impropriamente, il titolo e la trama di fondo, il capolavoro di Morrison e McKean che, ad oggi, assieme a Anno Uno e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller, rappresenta una delle storie più rappresentative della lunga, lunghissima (sono infatti ormai sessant’anni) vita dell’uomo pipistrello.
Il gioco riuscirà quindi a sopportare la fama che si porta dietro un titolo così altisonante?
Ovviamente no.
Quel che è buono, però, è che non ci prova nemmeno.
Di Arkham Asylum, infatti, vi è solo la trama di fondo, ovvero Joker che riesce a prendere controllo del manicomio criminale di Arkham, la prigione in cui sono intrappolati tutti i nemici di Batman, riuscendo a intrappolarvi all’interno, per tutta la notte, anche il Cavaliere Oscuro.
Con questo pretesto, Eidos riesce a sfornare un più che convincente picchiaduro/platform che fa eccellente uso dell’Unreal Engine di fatto producendo quello che si può considerare come il miglior gioco su Batman mai prodotto (ok che non ci vuole una scienza).
Punto forte del gioco è riuscire a creare nel giocatore l’idea di essere veramente il GODDAMN BATMAN, l’uomo che Superman ha definito come “l’uomo più pericoloso del pianeta”, una macchina da guerra mossa sostanzialmente da un profondissimo trauma emotivo e dotata dei migliori gadget che la tecnologia può offrirgli assieme il tutto condito da profondo addestramento marziale.
E su questo Eidos ci ha davvero marciato.
Il sistema di combattimenti si basa su due/tre pulsanti: X per picchiare, Y per contrattaccare e il trigger destro assieme a Y per mettere definitivamente a K.O. i nemici storditi, il resto è tutto spettacolo.
Seriamente, vedere Batman picchiare con inaudita cattiveria gli sgherri del Joker è una delle cose più appaganti del gioco.
Ma non la più appagante.
Eidos, infatti, non si è limitata a realizzare un becerissimo action a scorrimento in alta definizione in quanto nemmeno il Cavaliere Oscuro in persona è a prova di proiettile e davanti alle armi da fuoco è solo un uomo profondamente turbato che va in giro con un costume da pipistrello all’interno di un manicomio.
Davanti a nemici armati, il gioco costringe il giocatore a un approccio più stealth che prevede il riuscire a isolare i nemici neutralizzandoli alle spalle uno a uno nei modi più stravaganti: si può ricorrere al bat-gel esplosivo per far esplodere muri pericolanti in faccia al malcapitato, gli si può piombare in testa appendendolo a una gargolla, gli si può planare in faccia con i bat-stivali o, molto più semplicemente li si può aggredire alle spalle stordendoli a cazzottoni o con un batarang in faccia da dietro un angolo.
Le possibilità sono infinite e, sebbene ogni stanza abbia una strategia d’approccio prevalente, sta al giocatore decidere qual’è il migliore approccio per lui.
Ad esempio io adoravo appendere a testa in giù la gente alle gargolle trasformando le stanze nella fiera dell’appeso.
Inoltre è bellissimo vedere come i nemici, mano a mano che rimangono in pochi, sotto gli attacchi invisibili di Batman, diventano sempre più terrorizzati, passando da formazioni di pattuglia pseudo militari, a poveracci in preda al panico che abbandonano i propri compagni al grido di ognuno per se.
Il vero fan di Batman non può non nascondere un ghigno di compiacimento nel diffondere la paura nei criminali perchè Batman è soprattutto questo, paura.
Sebbene alla lunga le situazioni risultino ripetitive il gioco non diventa mai noioso (complice anche il fatto che non dura più di 12 ore a patto di non mettersi a cercare di risolvere tutti gli enigmi sparsi dall’Enigmista per tutto il manicomio) e nel giocatore non si spegne mai il desiderio di sapere cosa succede dopo, una dote che recentemente scarseggia nei giochi che ho giocato ultimamente.
Il fan di Batman non potrà non gioire nel giocare questo splendido prodotto che, nella versione italiana, porta con se tutto lo splendido cast di doppiatori del cartone animato, mentre il neofita del personaggio (ma davvero qualcuno può considerarsi neofita di Batman?) si potrà beare delle appaganti meccaniche di gioco che Eidos ha escogitato.
Personalmente avrei gradito una maggiore cura della trama che risulta piuttosto pretestuosa, si poteva fare molto più leva sulle profonde contraddizioni che Batman porta con se ma, tra una trama che cerca di essere introspettiva e fallisce miserrimamente e una trama che potrebbe essere degna di uno dei film pre-Nolan (facciamo finta che Batman e Robin non sia mai esistito) preferisco sicuramente la seconda.
Il finale potrebbe far pensare a un possibile seguito ma personalmente preferirei che questo gioco rimanesse una perla isolata anzichè dare vita a un franchise che alla lunga finirebbe solo per generare giochi fotocopia.
Assolutamente da comprare se si trova a un prezzo compreso tra i 40 e 50 euro. Sopra questa soglia solo il fan del Cavaliere Oscuro è tenuto a sborsare il contante.

VOTO: 7/8

Un Post contro la Noia

Giacchè a lavoro c’è poco o nulla da fare oggi essendo ormai le sorti del mondo in persone ben più capaci di me ed essendo fondamentalmente relegato a compiti di reportistica di fine giornata (di cui oggi il mondo potrebbe benissimo fare a meno per come stanno girando le cose), ho deciso che non posso continuare a guarda spezzoni di Metal Gear Solid tutto il giorno (BOSS DIED FOR OUR SINS ;____;) e quindi ho deciso di spargere in questo post un po’ di pensieri in libertà.

Situazione casa: domenica entrerà un nuovo coinquilino nella Rocca dei Ninja 2.0, una spaurita matricola della Cattolica proveniente dalla Basilicata. Sarà mia premura iniziarlo alla sacrosanta abitudine di prepararmi il caffè la mattina quando si alza per andare in università e soprattutto di scaldarmi la tazza del cesso in inverno essendo che noi non siamo awanti con l’ingegneria dei sanitari come in Giappone e la tazza riscaldata non ce l’abbiamo.
E’ inoltre emerso nuovamente il problema più drammatico di tutti: la caldaia è tornata a minacciarci con docce che oscillano rapidamente tra l’ustionante e il glaciale.
La cosa positiva è che è come avere un calidarium con annessa vasca di reazione in casa… Ovviamente sono sarcastico.
Ad ogni modo la transizione è stata gestita decisamente male dalla Vecchia che ora voglio vedere con che celerità sistemerà il problema caldaia, ad ogni modo è stato unanimamente deciso, alla faccia della matricola basilicatese (?), che noi veterani dell’alloggio ce ne andremo fuori dal cazzo anche perchè la quest di Salvatore per un alloggio nuovo ci ha mostrato quanto cazzo stiamo pagando di troppo per un alloggio che ormai ha bisogno di seri e professionali interventi di manutenzione… Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, sicuramente il fatto che la terronità dei miei coinquilini che riescono a dimenticarsi anche per quattro giorni di fila di comprare la carta igienica quando finisce, combinata al fatto che io essendo fuori casa dalle 9 alle 19 tutti i giorni, non volge a favore di una rapida risoluzione del problema…

Ora che ho raccontato la summa delle cose interessanti che stanno arrivando in questi giorni (a breve però potrebbe arrivare un post shopaholico), passiamo a un po’ di commenti circa i fatti più pregnanti che flagellano il nostro paese; courtesy by ANSA.
Il nostro amatissimo ed efficientissimo e bravissimo e superlativo premier, in questi giorni, ha consegnato le case uberantisimiche ai terremotati (non pensavo si costruissero ancora le case in legno, spero vivamente nessuno lasci il gas acceso) commentando come il modello di ricostruzione abruzzese dovrebbe essere esportato per costruire nuovi quartieri per i ggggiovani nelle città, nuove infratrutture per il meridione (ebbbastaaaaa) e nuove carceri.
Cazzo capitan Ovvio, hai scoperto che fare i turni 24/7 impiegando quindi il doppio della mano d’opera dimezza se non di più i tempi di costruzione? Cazzarola… L’inventore dell’acqua calda ti fa una ricca pompa a confronto… Sigh, la demenza senile colpisce tutti.
Lasciamo perdere quando s’è parlato di nuove carceri quando l’Italia pullula di carceri perfettamente allestite MA COMPLETAMENTE INUTILIZZATE… Tristezza, ormai Silvio è indifendibile, ringrazio il fatto che quantomeno una buona percentuale della sua squadra è gente palluta.

La sanatoria sui capitali nascosti all’estero.
Iniziamo subito dicendo che io circa i capitali all’estero sono per il principio di residenza: se sei un italiano che esporta capitali in Svizzera questi capitali vengono tassati sulla base delle imposte italiane e concorrono al computo dell’imponibile IRPEF.
E fin qua tutto bene.
Il discorso dei paradisi fiscali invece mi fa incazzare: posto che comunque ormai ne rimangono pochissimi e spero che presto non ne esisteranno più, la nostra legge impedisce qualsivoglia soglia di franchigia sul computo dei capitali residenti in paradisi fiscali rispetto ai capitali residenti in paradisi fiscali per evidenziare il fatto che sono capitali che sicuramente ricevono un trattamento “privilegiato” rispetto ai capitali depositati nelle banche italiane (e qua ci vuole poco), oltre al fatto che se uno si copre con il segreto bancario che alcuni stati offrono gatta ci cova generalmente…
CIO NON TOGLIE CHE, essendo io sostenitore del libero mercato, i capitali detenuti all’estero in banche che quasi sicuramente offrono trattamenti migliori delle banche italiche, non debbano subire discriminazioni di sorta in quanto se le nostre banche non sono in grado di offrire interessi appettibili per i depositi sono solo cazzi loro, in un mondo che parla di Unione Europea e di globalizzazione discriminare fiscalmente i capitali all’estero è un po’ ipocrita, come invocare i dazi sulla Cina… Per quanto mi stiano sul culo i gialli del continente.
SHIKASHI!
Questa sanatoria, checchè ne dicano i soliti rosiconi rossi, non ha nulla di criminoso: è meglio lasciare nell’ombra questi capitali oppure permettergli di ritornare pagando un piccolo prezzo (perchè oggettivamente un 10% sarebbe stato preferibile ma tant’è) per poi farli tassare dall’anno prossimo nelle dichiarazioni IRPEF dei contribuenti redenti, oppure meglio lasciarli nell’ombra invocando una sorta di pseudoeticità che si regge in piedi come un castello di carte?
Sinceramente preferisco la prima, soprattutto in questi periodi, chissà che chi tuona così tanto contro questo “scudo” non abbia qualche interesse particolare in Lussemburgo e affini… La cosa non mi stupirebbe… Io non ci vedo proprio nulla di immorale, piuttosto è un compromesso per raddrizzare una situazione che nel lungo periodo POTREBBE (perchè fatta la legge trovato l’inganno) garantire all’erario ulteriori entrate.

Sono a corto di altri argomenti interessanti, potrei raccontarvi di come la mia macchina odia in automatico i lavavetri ai semafori in quanto se provano a lavarmi il vetro riconosce la loro acqua insaponata come pioggia e quindi attiva i tergicristalli, ma poi qualcuno potrebbe storcere il naso e dire che la mia macchina è razzista… Effettivamente i giapponesi non sono campioni di tolleranza ma è stata assemblata in Inghilterra per Dio!

Della Mancanza di Serietà

“Ragazzi domani dovremmo venire un po’ presto così iniziamo prima i test in modo da finirli prima di pranzo”

Questi erano gli accordi per la mattinata di domani. 08.30 si iniziano i test.

Alle 09.07 non s’è visto nessuno con la differenza che però il sottoscritto ha dormito 40 minuti in meno per essere puntuale e si è beccato (non ho capito perchè) più traffico rispetto a quando esce di casa alle 08.30.
Questa io la chiamo mancanza di serietà…

…Se non altro ho trovato facilmente parcheggio.

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