Il congresso di arti marziali dei gatti

Siccome ultimamente a lavoro sto tornando ad avere troppo tempo libero, ho ripreso a leggere un manga che tempo fa abbandonai per mancanza grave di pecunia (si, succede anche a me u.u) oltre al fatto che trovavo l’autore avesse snaturato un già di per se splendido finale per ricavarne altro denaro.

Sto parlando della seconda serie di Alita, Last Order.

Personalmente devo ricredermi, parte un po’ fiacca ma poi si evolve eccellentemente dando una nuova visione dell’universo diviso tra la Città Discarica, Salem e Jeru che nella prima serie a malapena si intuiva; per alcuni magari era superfluo ma per me, che mi piace sapere tutte le cosine che stanno sotto la sceneggiatura, è diventato una manna dal cielo.

Negli ultimi capitoli sta allungando un po’ il brodo con la minchiata del karate spaziale che in realtà è divertente per un praticante di arti marziali in quanto credo che Kishiro, nemmeno troppo sottilmente, perculi in modo stupendo tutte le vicende politiche e drammatiche, molto tipo telenovela devo dire, che avvengono nel mondo delle arti marziali.

Ma non è questo il punto.

Nell’ultimo capitolo che ho letto, Kishiro cita la mia storia zen preferita, che secondo me racchiude l’essenza dello studio delle arti marziali, qualunque essa sia, di qualunque paese sia; la favola del topo e dei gatti.

Copioincollo qua sotto la versione della storia così come è resa dal maestro Taisen Deshimaru Roshi, il monaco che è riuscito a diffondere la cultura zen applicata anche alle arti marziali in Europa e al quale, in estrema sintesi, si rifà il mio dojo di Katori Shinto Ryu; certo, il fatto che un dojo di un’arte marziale che ha le sue radici nello scintoismo si richiami ha un monaco buddhista può essere assurdo, ma non ho mai detto che siamo un dojo normale…

Ad ogni modo qua sotto c’è la storia, buona lettura, spero che, al di là del significato prettamente marziale, riusciate a parafrasarne la morale anche nella vita quotidiana.

Io da parte mia ci sto provando.

Duecento anni fa, in Giappone, prima dell’era di Meiji, un maestro di Kendo, Shoken, era importunato da un grosso topo nella sua casa.
Tutte le notti, un grosso topo, penetrava nella sua casa impedendogli di dormire. Era obbligato a riposare durante il giorno.
S’accordò allora con un amico che allevava gatti, un ammaestratore di gatti.
Shoken gli domandò: «Prestami il più forte dei tuoi gatti». L’altro gli prestò un gatto di grondaia molto rapido ed abile nel catturare i topi; le sue unghie erano forti ed i suoi salti potenti!
Ma quando entrò nell’alloggio, il topo risultò essere più forte ed il gatto fuggì.
Questo topo era davvero molto misterioso.
Shoken prese in prestito un secondo gatto, dal color fulvo, dotato di un Ki molto forte, una forte energia ed uno spirito combattivo.
Questo gatto entrò e combatté, ma il topo ebbe la meglio ed anche il secondo gatto fuggì.
Fu provato un terzo gatto, bianco e nero, ma anche questo non poté vincere.
Shoken prese allora in prestito un quarto gatto, nero, vecchio, assai intelligente, clip_image004ma molto meno forte del gatto di grondaia e del gatto tigrato.
Entrò, il topo lo guardò e s’avvicinò. Il gatto si sedette, molto calmo, senza muoversi.
Il topo iniziò allora a dubitare. Si avvicinò ancora, leggermente impaurito, e repentinamente il gatto gli afferrò il collo, lo uccise e lo trascinò fuori dalla casa.
Shoken andò quindi a congratularsi con l’amico e gli disse: «Ho spesso inseguito questo topo con la mia spada di legno, ma è lui che mi ha graffiato. Perché questo gatto nero ha potuto vincerlo?».
L’amico gli rispose: «Bisogna organizzare una riunione ed interrogare i gatti.
Voi porrete le domande poiché siete un maestro di Kendo. I gatti capiscono sicuramente le arti marziali.»
Ci fu quindi un’assemblea di gatti presieduta dal gatto nero che era il più anziano.
Il gatto di grondaia disse: «Ero molto forte». Il gatto nero allora gli domandò: «Perché non hai vinto dunque?»
Il gatto di grondaia rispose: «Sono molto forte, possiedo molte tecniche per catturare i topi. I miei artigli sono forti e i miei salti potenti ma questo topo non era come gli altri».
Il gatto nero allora dichiarò: «La tua forza e la tua tecnica non possono essere al di là di questo topo. Anche se i tuoi poteri ed il tuo waza sono molto forti, non hai potuto vincere grazie alla tua arte. Impossibile!»
Allora parlò il gatto tigrato: «Sono molto forte, alleno sempre il mio Ki, la mia energia, e la mia respirazione attraverso lo Zazen. Non mi nutro che di legumi e zuppa di riso, per questo la mia attività è molto forte. Ma non ho potuto vincere questo topo. Perché?»
Il vecchio gatto nero gli rispose: «La tua attività ed il tuo Ki sono forti, ma questo topo era al di là di questo Ki. Tu sei più debole del grosso topo. Se il tuo Ki è troppo repentino, troppo breve, non sei altro che sopraffatto dalla passione. Si può quindi dire, per esempio, che la tua attività è paragonabile all’acqua che esce da un rubinetto, quella del topo è simile ad un potente getto d’acqua. Ecco perché la forza del topo è superiore alla tua. Anche se la tua attività è forte, in effetti essa è debole poiché hai un’eccessiva fiducia in te stesso.»

Fu quindi il turno del gatto bianco e nero che non aveva potuto vincere. Non era molto forte ma intelligente. Aveva il satori.
Aveva sperimentato tutti i waza e si accontentava di praticare Zazen. Ma non era mushotoku (senza scopo né spirito di profitto), e anch’esso era dovuto fuggire.
Il gatto nero gli disse: «Tu sei molto intelligente e forte, ma non hai potuto vincere questo topo poiché avevi uno scopo e la sua intuizione era più grande della tua. Quando sei entrato, ha capito subito il tuo stato mentale. Per questo non hai potuto trionfare. Non hai saputo armonizzare la tua forza, la tua tecnica e la tua coscienza attiva, che sono rimaste separate anziché unificarsi. Mentre io, in un solo istante, ho utilizzato queste tre facoltà inconsciamente, naturalmente ed automaticamente. È così che ho potuto uccidere il topo.
Ma qui vicino, nel villaggio accanto, conosco un gatto più forte di me. È molto vecchio ed il suo pelo è grigio.
L’ho incontrato, e non appare affatto forte!.
Non mangia affatto carne né pesce, solamente guenmai (zuppa di riso)… Qualche volta beve un po’ di saké.
Non ha mai preso un solo topo; tutti hanno paura e fuggono davanti a lui.
Non si avvicinano mai e così non ha mai avuto occasione di catturarne uno!
Un giorno è entrato in una casa infestata da topi. Tutti i topi sono rapidamente fuggiti.
Poteva cacciarli anche dormendo.
Questo gatto grigio è veramente molto misterioso.
Tu devi diventare come quello, essere al di là della posizione, della respirazione e della coscienza.»
Grande lezione per Shoken, maestro di Kendo!

L’Angolo del Videogiocatore – “Batman Arkham Asylum”

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E’ passato parecchio tempo dall’ultima recensione che ho fatto di un videogioco.
Questo è anche dovuto al fatto che sempre meno i videogiochi riescono ad esaltarmi come un tempo, quando per certe scene io rompevo i coglioni a destra e a manca per mesi narrando anche a persone che non gliene fregava chiaramente nulla di quanto era figo quel dato personaggio quando faceva quella data cosa.
Questo è dovuto fondamentalmente al passaggio dal single player alla modalità multiplayer cooperativa, vero e proprio leit motiv dei blockbuster di questa ormai non più next-gen.
A fronte di un ampliamento delle possibilità che offre il gioco, si assiste a un massiccio impoverimento della modalità singola che diventa, giocata senza un compagno in carne ed ossa affianco, niente più che un mero tutorial, una lunghissima demo di quello che è in grado di offrire il gioco una volta che si va online.
Questo può andare bene per giochi nati per il multiplayer come i vari Call of Duty ma quando giochi che una volta erano il simbolo della giocata in solitaria, dove proprio l’essere DA SOLI era fonte di valore aggiunto, si piegano a questa vera e propria moda dilagante… Beh, cazzo, è un bel problema.
Ma queste sono considerazioni personali per difficilmente trovano sostenitori, veniamo a cose più pregnanti e “in-topic”.
Batman Arham Asylum.
Un titolo importante, un titolo… “molto serio”, citando l’opera letteraria da cui prende, impropriamente, il titolo e la trama di fondo, il capolavoro di Morrison e McKean che, ad oggi, assieme a Anno Uno e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller, rappresenta una delle storie più rappresentative della lunga, lunghissima (sono infatti ormai sessant’anni) vita dell’uomo pipistrello.
Il gioco riuscirà quindi a sopportare la fama che si porta dietro un titolo così altisonante?
Ovviamente no.
Quel che è buono, però, è che non ci prova nemmeno.
Di Arkham Asylum, infatti, vi è solo la trama di fondo, ovvero Joker che riesce a prendere controllo del manicomio criminale di Arkham, la prigione in cui sono intrappolati tutti i nemici di Batman, riuscendo a intrappolarvi all’interno, per tutta la notte, anche il Cavaliere Oscuro.
Con questo pretesto, Eidos riesce a sfornare un più che convincente picchiaduro/platform che fa eccellente uso dell’Unreal Engine di fatto producendo quello che si può considerare come il miglior gioco su Batman mai prodotto (ok che non ci vuole una scienza).
Punto forte del gioco è riuscire a creare nel giocatore l’idea di essere veramente il GODDAMN BATMAN, l’uomo che Superman ha definito come “l’uomo più pericoloso del pianeta”, una macchina da guerra mossa sostanzialmente da un profondissimo trauma emotivo e dotata dei migliori gadget che la tecnologia può offrirgli assieme il tutto condito da profondo addestramento marziale.
E su questo Eidos ci ha davvero marciato.
Il sistema di combattimenti si basa su due/tre pulsanti: X per picchiare, Y per contrattaccare e il trigger destro assieme a Y per mettere definitivamente a K.O. i nemici storditi, il resto è tutto spettacolo.
Seriamente, vedere Batman picchiare con inaudita cattiveria gli sgherri del Joker è una delle cose più appaganti del gioco.
Ma non la più appagante.
Eidos, infatti, non si è limitata a realizzare un becerissimo action a scorrimento in alta definizione in quanto nemmeno il Cavaliere Oscuro in persona è a prova di proiettile e davanti alle armi da fuoco è solo un uomo profondamente turbato che va in giro con un costume da pipistrello all’interno di un manicomio.
Davanti a nemici armati, il gioco costringe il giocatore a un approccio più stealth che prevede il riuscire a isolare i nemici neutralizzandoli alle spalle uno a uno nei modi più stravaganti: si può ricorrere al bat-gel esplosivo per far esplodere muri pericolanti in faccia al malcapitato, gli si può piombare in testa appendendolo a una gargolla, gli si può planare in faccia con i bat-stivali o, molto più semplicemente li si può aggredire alle spalle stordendoli a cazzottoni o con un batarang in faccia da dietro un angolo.
Le possibilità sono infinite e, sebbene ogni stanza abbia una strategia d’approccio prevalente, sta al giocatore decidere qual’è il migliore approccio per lui.
Ad esempio io adoravo appendere a testa in giù la gente alle gargolle trasformando le stanze nella fiera dell’appeso.
Inoltre è bellissimo vedere come i nemici, mano a mano che rimangono in pochi, sotto gli attacchi invisibili di Batman, diventano sempre più terrorizzati, passando da formazioni di pattuglia pseudo militari, a poveracci in preda al panico che abbandonano i propri compagni al grido di ognuno per se.
Il vero fan di Batman non può non nascondere un ghigno di compiacimento nel diffondere la paura nei criminali perchè Batman è soprattutto questo, paura.
Sebbene alla lunga le situazioni risultino ripetitive il gioco non diventa mai noioso (complice anche il fatto che non dura più di 12 ore a patto di non mettersi a cercare di risolvere tutti gli enigmi sparsi dall’Enigmista per tutto il manicomio) e nel giocatore non si spegne mai il desiderio di sapere cosa succede dopo, una dote che recentemente scarseggia nei giochi che ho giocato ultimamente.
Il fan di Batman non potrà non gioire nel giocare questo splendido prodotto che, nella versione italiana, porta con se tutto lo splendido cast di doppiatori del cartone animato, mentre il neofita del personaggio (ma davvero qualcuno può considerarsi neofita di Batman?) si potrà beare delle appaganti meccaniche di gioco che Eidos ha escogitato.
Personalmente avrei gradito una maggiore cura della trama che risulta piuttosto pretestuosa, si poteva fare molto più leva sulle profonde contraddizioni che Batman porta con se ma, tra una trama che cerca di essere introspettiva e fallisce miserrimamente e una trama che potrebbe essere degna di uno dei film pre-Nolan (facciamo finta che Batman e Robin non sia mai esistito) preferisco sicuramente la seconda.
Il finale potrebbe far pensare a un possibile seguito ma personalmente preferirei che questo gioco rimanesse una perla isolata anzichè dare vita a un franchise che alla lunga finirebbe solo per generare giochi fotocopia.
Assolutamente da comprare se si trova a un prezzo compreso tra i 40 e 50 euro. Sopra questa soglia solo il fan del Cavaliere Oscuro è tenuto a sborsare il contante.

VOTO: 7/8

Un Post contro la Noia

Giacchè a lavoro c’è poco o nulla da fare oggi essendo ormai le sorti del mondo in persone ben più capaci di me ed essendo fondamentalmente relegato a compiti di reportistica di fine giornata (di cui oggi il mondo potrebbe benissimo fare a meno per come stanno girando le cose), ho deciso che non posso continuare a guarda spezzoni di Metal Gear Solid tutto il giorno (BOSS DIED FOR OUR SINS ;____;) e quindi ho deciso di spargere in questo post un po’ di pensieri in libertà.

Situazione casa: domenica entrerà un nuovo coinquilino nella Rocca dei Ninja 2.0, una spaurita matricola della Cattolica proveniente dalla Basilicata. Sarà mia premura iniziarlo alla sacrosanta abitudine di prepararmi il caffè la mattina quando si alza per andare in università e soprattutto di scaldarmi la tazza del cesso in inverno essendo che noi non siamo awanti con l’ingegneria dei sanitari come in Giappone e la tazza riscaldata non ce l’abbiamo.
E’ inoltre emerso nuovamente il problema più drammatico di tutti: la caldaia è tornata a minacciarci con docce che oscillano rapidamente tra l’ustionante e il glaciale.
La cosa positiva è che è come avere un calidarium con annessa vasca di reazione in casa… Ovviamente sono sarcastico.
Ad ogni modo la transizione è stata gestita decisamente male dalla Vecchia che ora voglio vedere con che celerità sistemerà il problema caldaia, ad ogni modo è stato unanimamente deciso, alla faccia della matricola basilicatese (?), che noi veterani dell’alloggio ce ne andremo fuori dal cazzo anche perchè la quest di Salvatore per un alloggio nuovo ci ha mostrato quanto cazzo stiamo pagando di troppo per un alloggio che ormai ha bisogno di seri e professionali interventi di manutenzione… Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni, sicuramente il fatto che la terronità dei miei coinquilini che riescono a dimenticarsi anche per quattro giorni di fila di comprare la carta igienica quando finisce, combinata al fatto che io essendo fuori casa dalle 9 alle 19 tutti i giorni, non volge a favore di una rapida risoluzione del problema…

Ora che ho raccontato la summa delle cose interessanti che stanno arrivando in questi giorni (a breve però potrebbe arrivare un post shopaholico), passiamo a un po’ di commenti circa i fatti più pregnanti che flagellano il nostro paese; courtesy by ANSA.
Il nostro amatissimo ed efficientissimo e bravissimo e superlativo premier, in questi giorni, ha consegnato le case uberantisimiche ai terremotati (non pensavo si costruissero ancora le case in legno, spero vivamente nessuno lasci il gas acceso) commentando come il modello di ricostruzione abruzzese dovrebbe essere esportato per costruire nuovi quartieri per i ggggiovani nelle città, nuove infratrutture per il meridione (ebbbastaaaaa) e nuove carceri.
Cazzo capitan Ovvio, hai scoperto che fare i turni 24/7 impiegando quindi il doppio della mano d’opera dimezza se non di più i tempi di costruzione? Cazzarola… L’inventore dell’acqua calda ti fa una ricca pompa a confronto… Sigh, la demenza senile colpisce tutti.
Lasciamo perdere quando s’è parlato di nuove carceri quando l’Italia pullula di carceri perfettamente allestite MA COMPLETAMENTE INUTILIZZATE… Tristezza, ormai Silvio è indifendibile, ringrazio il fatto che quantomeno una buona percentuale della sua squadra è gente palluta.

La sanatoria sui capitali nascosti all’estero.
Iniziamo subito dicendo che io circa i capitali all’estero sono per il principio di residenza: se sei un italiano che esporta capitali in Svizzera questi capitali vengono tassati sulla base delle imposte italiane e concorrono al computo dell’imponibile IRPEF.
E fin qua tutto bene.
Il discorso dei paradisi fiscali invece mi fa incazzare: posto che comunque ormai ne rimangono pochissimi e spero che presto non ne esisteranno più, la nostra legge impedisce qualsivoglia soglia di franchigia sul computo dei capitali residenti in paradisi fiscali rispetto ai capitali residenti in paradisi fiscali per evidenziare il fatto che sono capitali che sicuramente ricevono un trattamento “privilegiato” rispetto ai capitali depositati nelle banche italiane (e qua ci vuole poco), oltre al fatto che se uno si copre con il segreto bancario che alcuni stati offrono gatta ci cova generalmente…
CIO NON TOGLIE CHE, essendo io sostenitore del libero mercato, i capitali detenuti all’estero in banche che quasi sicuramente offrono trattamenti migliori delle banche italiche, non debbano subire discriminazioni di sorta in quanto se le nostre banche non sono in grado di offrire interessi appettibili per i depositi sono solo cazzi loro, in un mondo che parla di Unione Europea e di globalizzazione discriminare fiscalmente i capitali all’estero è un po’ ipocrita, come invocare i dazi sulla Cina… Per quanto mi stiano sul culo i gialli del continente.
SHIKASHI!
Questa sanatoria, checchè ne dicano i soliti rosiconi rossi, non ha nulla di criminoso: è meglio lasciare nell’ombra questi capitali oppure permettergli di ritornare pagando un piccolo prezzo (perchè oggettivamente un 10% sarebbe stato preferibile ma tant’è) per poi farli tassare dall’anno prossimo nelle dichiarazioni IRPEF dei contribuenti redenti, oppure meglio lasciarli nell’ombra invocando una sorta di pseudoeticità che si regge in piedi come un castello di carte?
Sinceramente preferisco la prima, soprattutto in questi periodi, chissà che chi tuona così tanto contro questo “scudo” non abbia qualche interesse particolare in Lussemburgo e affini… La cosa non mi stupirebbe… Io non ci vedo proprio nulla di immorale, piuttosto è un compromesso per raddrizzare una situazione che nel lungo periodo POTREBBE (perchè fatta la legge trovato l’inganno) garantire all’erario ulteriori entrate.

Sono a corto di altri argomenti interessanti, potrei raccontarvi di come la mia macchina odia in automatico i lavavetri ai semafori in quanto se provano a lavarmi il vetro riconosce la loro acqua insaponata come pioggia e quindi attiva i tergicristalli, ma poi qualcuno potrebbe storcere il naso e dire che la mia macchina è razzista… Effettivamente i giapponesi non sono campioni di tolleranza ma è stata assemblata in Inghilterra per Dio!