La fortuna è cieca…

…ma la sfiga ci vede benissimo.

E’ conclamato che la mia vita segue dei periodi altalenanti: ci sono dei momenti di culo estremo e momenti di sfiga estrema, questi ultimi generalmente quando arrivano durano sulla settimana circa, ultimamente non capisco se stanno stabilendo un nuovo record, o sono io che me la creo la sfiga.
La settimana appena conclusa è stata una settimana davvero tosta, che mi ha visto zompettare tra un tavolo e l’altro a raccogliere informazioni.
Inizio a capire quello che diceva Sampietro al master: iniziare come project manager è una cazzata.
Fortunatamente se io sono un project manager, Unohana-taicho è Dio in terra, diciamo che io mi occupo di aspetti circoscritti al controllo dei progetti, e già così è un casino, diecimila cose da ricordare, diecimila cose di cui non sai un cavolo e di cui l’internet è avara di informazioni (dopotutto Banca d’Italia non sente il bisogno di fare un portale sugli applicativi di gestione dei finanziamenti o su come interagiscono questi con gli applicativi di segnalazione delle normative anti-riciclaggio e anti-usura).
Questo barcamenarsi in mondi sconosciuti, dove tutti sono troppo impegnati per te (anche perchè gli fa sicuramente noia essere controllati sulle scadenze in modo che si scopra che a fine mese, se va bene, ne hanno rispettate un decimo) e soprattutto dove costantemente fai la figura del pirla che parla a pappagallo.
Io lo sapevo che a lavorare con le banche erano solo guai, ma per ora mi accontento di quello che ho, rassegnato al fatto che Padova sarà la mia casa fino al 2011 (chissà che invece non me la stia gufando).
A tutto questo si aggiungono le piogge torrenziali di giovedì e venerdì (si, sono meteopatico) e… LE GRANDI OPERE.

Succede infatti che il coinquilino universitario, ovvero il padrone di casa, decide di cambiare la caldaia, anche perchè eravamo un po’ stufi della doccia che faceva le transizioni caldo-freddo-caldo, alle terme per cinque minuti sono divertenti e tonificanti, ma se vuoi lavarti sono solo una rottura di palle.
Fatto sta che arrivo a casa un giorno e sembra che sia esplosa una bomba.
I pensili della cucina completamente spariti, polvere ovunque, il cibo nella credenza tutto sul tavolo, il divano completamente ingombro.
Era arrivata la caldaia nuova.
Con aplomb del tutto zen, sopporto pensando che il giorno dopo si sistemerà tutto.
Sbagliato.
Tre giorni.
Tre giorni per sistemare una caldaia e tre pensili.
Il tutto per risparmiare sulla mano d’opera, cosa di cui sono ormai abituato con mio padre, con la differenza che mio padre generalmente riesce a venire a capo della situazione e ha un parco attrezzi immenso, mentre lui ha fatto tutto da solo, con competenze limitate e attrezzature ancora più limitate.
Il che si traduce nel fatto che alla sera del secondo giorno era entrato in quello stato d’animo che ha chi si è dato al bricolage e si è reso conto di aver fatto una cazzata: autocommiserazione, sospiri e bestemmie.
Immaginate questo quanto renda contento una persona che torna da un ufficio che alle 16 diventa irrespirabile (non vedo l’ora parta l’aria condizionata) e non vuole più avere a che fare con i problemi.
Tremendo.
Ora la situazione è tornata quasi alla normalità, resta da pulire un po’ il piano cucina che penso sistemerò più tardi e il bagno, che è quasi in emergenza sanitaria.
Insomma, è stata una settimana molto molto pesante dal punto di vista psicologico con in più lo schiaffo finale di uscire stanchissimo il venerdì sotto la pioggia torrenziale alle 19.00 (quando normalmente il venerdì la gente inizia a scappare alle 16.00, non scherzo) e dire “nah, a Milano ci andiamo domani”.
Il risultato? Erica inizia a cantare Ohayoo Ohayoo BONGIUUUUUUUR alle 9.00 e viene prontamente zittita.
Mi sveglio alle 10.00 (ora alla quale sarei dovuto essere ormai dopo Brescia) ma il mio corpo si rifiuta di muoversi.
Inutile scontrarsi con la natura, il weekend milanese salta e con esso la prima lezione di katori dopo… dopo dicembre.
CHEMMERDA.

Cercando di riprendermi almeno un briciolo di dignità, ed essendo il coinquilino ancora completando le grandi opere, mi decido finalmente a chiamare Daria che rivedo dopo, pare, cinque anni.
Pazzesco.
Beh devo dire che finalmente però che ci siamo divertiti, s’è finalmente visto il centro e si è fatto quattro chiacchiere sul tempo che è passato, dai tempi dei grandi raduni mangaitalioti, a quelli di #mirthegreat e più avanti fino a comporre quella parabola discendente (numerica non qualitativa), che ci ha portati a #encanta.

Di tempo ne è passato davvero tanto, troppo da quando, a quattordici anni mi ero iscritto, su Mangaeco, ebbro dei primi manga che non fossero Dragonball che compravo verocemente dal fumettaro di Ivrea (sempre del cuore).
Mangaeco… FFMD… #mirthegreat… I raduni bolognesi… AD… #lifeinsanity… ffrpg poi seventh sigil… il relativo takeover… #ffrpg… #suca… e ora #encanta.
Ne sono successe davvero tantissime, persone sono arrivate, altre se ne sono andate, altre ogni tanto fanno fugaci ritorni per poi sparire di nuovo, l’internet è un enorme mare con le sue maree che vanno e vengono e purtroppo rimane una seconda vita che subisce inevitabilmente i cambiamenti che si verificano in quella principale, quella reale, con la quale ci confrontiamo tutti i giorni e con la quale dobbiamo sempre riuscire a conciliare tutto; anche perchè a 14 anni potevi dire che non uscivi (tanto comunque non potevi) perchè c’era il torneo di Starcraft, ora se dici che non esci perchè c’è Dynamis Xarcabard fai un po’ ridere e quindi allora via a riservare cantucci e scampoli di vita, ricordandoci sempre che il tempo che di notte giochiamo è tempo che non dormiamo e la sveglia suonerà sempre, inevitabilmente alla stessa ora.
I mezzi per ridurre le distanze aumentano ma contemporaneamente si riducono i momenti in cui utilizzarli, che ironia.

CHIUDIAMO QUESTO MOMENTO NOSTALGIA CHE MI HA GIA ROTTO PER PASSARE A UN MOMENTO ATTUALITA ASSOLUTAMENTE OFF-TOPIC.

(more…)

Una mela al giorno…

Repubblica oggi ha pubblicato un’interessante intervista a Guy Kawasaki, ex Apple ai tempi del Macintosh, quando i prodotti Apple non erano in, non erano fescion, e non servivano come complemento d’arredo o per intonarlo alla borsa di Vuitton in università.

Non mi dilungo troppo per due motivi: ho poco tempo (ovvero quello che impiegherà Unohana-taicho ad uscire dal bagno) e soprattutto si spiega da se, delineando un futuro probabile e tuttosommato verosimile nel lungo termine. Enjoy.

La Apple rischia di sperperare il capitale di credibilità che si è costruita e di allontanare proprio i consumatori che la sostengono con maggiore forza. E ancora: Google sembra la divisione MacIntosh di Apple. Quello del social networking è un mondo in rapida evoluzione ma non diverso dagli altri fenomeni che l’hanno preceduto e resta ancora da provare che possa generare profitti. L’iPad potrebbe rivoluzionare il mondo dei media e dell’intrattenitmento ma è stato pensato troppo in fretta. Troppo. Guy Kawasaki, 55 anni, americano di chiare origini giapponesi nato a Honolulu, autore di How to Change the World (Come Cambiare il Mondo), ora blogger affermato, è stato un veterano di Apple ed è considerato il regista del successo commerciale del Macintosh computer.

Autore di svariati best sellers, tra cui The Macintosh Way, un libro che fu considerato a lungo il Libretto Rosso di Apple, Kawasaki negli anni ’80 è stato il primo a parlare di “evangelismo tecnologico”, ovvero della dottrina che spingeva gli impiegati della Apple a trasformarsi in promotori dei prodotti della casa di Cupertino cercando di convincere programmatori e ingegneri elettronici a sviluppare programmi, hardware e applicazioni per il mondo Mac. Successivamente il concetto è stato adottato da altre ditte dell’hi-tech: Vinton Cerf, inventore dell’interent è per esempio l’evangelista capo di Google mentre Bill Gates, oltre che fondatore, è stato per anni chief software evangelist di Microsoft.

Congedatosi da Apple verso la fine degli 80′ Kawasaki è anche capitalista di ventura con la Garage Technology Venture nella Silicon Valley e creatore di Alltop, un aggregatore internet di notizie tecnologiche. Lo abbiamo raggiunto a San Francisco durante il MacWorld 2010, il maggiore incontro annuale degli appassionati dei prodotti della Apple. Il primo, dal 1985, senza la partecipazione dell’azienda di Cupertino.

Cominciamo con il MacWorld senza la presenza di Apple.
“Mi pare che sia un successone. Non c’è stato l’esodo che si temeva dopo l’abbandono dell’azienda di Cupertino. Le cifre rese note dalla IDG, l’azienda di Boston che gestisce l’evento, parlano di appena 600 partecipanti in meno rispetto all’anno scorso. Un’inezia considerando il fatto che siamo nel pieno d’una fortissima recessione. La Apple dovrà trarre le dovute conclusioni da questi risultati”.

Lei pensa che Jobs abbia commesso un errore ad abbandonare questa kermesse?
“Purtroppo Apple ogni giorno che passa diventa sempre più simile alla Microsoft di un tempo, alla Microsoft che era odiata da tutti e che non mancava mai di prevaricare sia i consumatori che il resto dell’industria. In molti sensi è diventata simile alle aziende che soleva criticare. E’ diventata una compagnia affamata di soldi e di potere”.

Cosa ne pensa dei suoi prodotti, della loro affidabilità. Qual è il suo giudizio?
“I suoi prodotti sono ancora tra i migliori che si possano trovare sul mercato ma non certo i meno costosi.  Il rapporto tra Apple e il pubblico si sta indebolendo, anche considerando le decine di migliaia di sostenitori che – a dispetto dell’assenza di Jobs – sono calati su San Francisco al MacWorld. A questo punto la Apple ha le mani in pasta in così tante torte che è difficile dire quali e quante siano. La Apple deve imparare a prestare attenzione ai suoi consumatori soprattutto perché sta crescendo in ambiti di mercato, dalla telefonia ai computer, nei quali sono disponibili prodotti simili che costano di meno e sono di ottima qualità.  Oggi Apple vende più brani di musica digitale di tutti gli altri siti musicali messi assieme, produce la piattaforma mobile (l’iPhone) più veloce e più richiesta del mondo e ha messo radici nell’ambito educativo, però allo stesso tempo sembra aver perso la capacità di trattare i consumatori con la considerazione e il rispetto che gli sono dovuti”.

Crede che Google ne stia prendendo il posto?
“Se non sul versante dell’industria hi-tech e musicale, di sicuro su quello della vanità. L’atmosfera che si respira oggi a Google mi rammenta moltissimo quella che si respirava ai tempi miei alla divisione Mac di Apple che, oltre ai talenti offriva un concentrato di megalomania senza pari”.

Tra Apple e Google si arriverà a un battaglia senza esclusioni di colpi?
“La convergenza dei contenuti sulla piattaforma mobile, l’avvento dell’internet mobile per intenderci, li pone necessariamente in rotta di collisione, non solo sul versante della telefonia mobile e della distribuzione della musica e dei video ma anche del software. E’ inevitabile che si calpestino i piedi, con quale esito è difficile dire a questo punto, però lei ha ragione c’è stata una accelerazione delle dinamiche di scontro”.

Veniamo al social networking. Che cosa ne pensa?
“Non sono un esperto ma a Facebook e MySpace preferisco Twitter. E questo perché mi offre la possibilità di proiettare la mia presenza nel web in profondità. Gli altri mi paiono più  un modo di aggiornarsi con gli amici e la famiglia che altro. Di tenersi insomma in contatto con il proprio circolo di relazioni piuttosto che per fare un discorso diretto al mondo intero dell’internet. Io ho bisogno di far circolare le mie idee. Con Twitter riesco a contattare con un solo click oltre 250 mila persone. Inoltre Twitter mi pare l’unico che può generare entrate che non siano esclusivamente pubblicitarie”.

Che intende dire?
“Che io per utilizzare Twitter finirei anche col pagare, non farei lo stesso per nessuno degli altri social network”.

Nemmeno per Buzz, ultima creatura social di Google?
“Buzz proprio non lo capisco. Mi pare un coacervo di tutto quello che s’è già visto. Un po’ di Facebook, MySpace e Orkut messi assieme e il gioco è fatto. Ma come faccio a contattare qualche centinaio di migliaia di persone premendo un solo tasto?”

Facebook ha quasi 400 milioni di utenti sparsi per il mondo, non le pare che abbia un peso  maggiore di Twitter?
“Ma quanti di questi 400 milioni lei riesce a contattare con un solo click? Solo quelli che fanno parte della sua cerchia di amici oppure quelli di qualche gruppo, ma non certo tutti. Inoltre Buzz potrebbe presentare dei problemi seri di privacy. Non mi fraintenda, però, sono anche io dell’idea che il social networking è la via del futuro ma le iperboli mi sembrano fuori posto. Facebook, Twitter, MySapce e pure Buzz potrebbero fare la fine di tanti servizi  del passato, di aziende che prima hano dominato il web e poi sono sparite lasciando solo un vago ricordo di sé. E’ probabile che il social network in grado di dominare il mercato lo devono ancora inventare. Come niente lo costruirà qualche ragazzino lavorando in qualche sottoscala di Palo Alto”.

Come vede l’iPad?
“Potrebbe essere interessante ma che non è stato pensato abbastanza. Dal punto vista dell’hardware lascia a desiderare. Non ha una camera, non ha telefonia e non ha porte Usb. Anche la durata della batteria mi preoccupa”.

Dieci ore di uso continuato e un mese in stand-by non le sembrano abbastanza?
“Quando la Apple dice 10 ore bisogna leggere 5 nella realtà e poi chi ce lo lascia un computer in stand-by per un mese. Ma insomma cosa stavano pensando quando hanno sviluppato questo nuovo gadget? Non certo ad produrre un oggetto che doveva dare vita ad un nuovo segmento di mercato”.

Lo considera un fallimento?
“No, piuttosto un work in progress. E’ probabile che la versione che arriverà sul mercato tra un paio di mesi sarà dotata di camera fotografica e forse anche di porte Usb. Ma a prescindere da tutto l’iPad segna l’avvento di una nuova era nel mondo dell’intrattenimento personale e dell’immagazzinamento dei libri e dei periodici. I personal reader, o per meglio dire i centri di intrattenimento multimediale portatili, diventeranno una realtà diffusa come quella degli mp3 adesso. E’ solo questione di tempo”.

Statistiche

Non c’è nulla di peggio di un giorno di stanca in ufficio: complice l’assenza combinata della capa (d’ora in avanti Unohana-taicho, per i suoi modi di fare affabili che nascondono un’indole pericolosa) e di un’altra responsabile d’area che assisto, assolti i miei compiti giornalieri rimango con un nulla in mano, a parte l’impossibile macro di Excel che dovrei realzizare a tempo perso ma non so da che lato approcciare… Credo che finirò per pagare da bere a vita a Zitta di questo passo, in alternativa potrei cercare un libro serio sull’automatizzazione di Excel… O imparare il VBA… Boh.
Fattostà che sono oscenamente annoiato, ho già divorato tutto Google News e, sebbene potrei lanciarmi in una articolata filippica sul caso Bertolaso, scandalo-bolla di sapone del mese, e sul mio ormai totale convincimento delle indagini a orologeria, non mi pare il caso di annoiare tanto la platea con questi moralismi, per cui vi fornirò con qualcosa di molto più divertente! LE STATISTICHE DI NINJ4′S DEN!

Il sito è stato visitato dai seguenti paesi:

  • Italia (ma va?)
  • Francia (ulalà!)
  • Stati Uniti (FUCK YEAH!)
  • Polonia (wat-)
  • Germania (SIEG HEIL!)
  • Chile (llama llama duck)
  • Canada (BLAME CANADA!)
  • Olanda
  • Messico (got beans?)
  • Spagna (carramba!)
  • Brasile (non sono ancora abbastanza importante per conoscere travoni)
  • Irlanda
  • Gran Bretagna (God save the Queen)
  • Thailandia (questa mi perplime al pari di Chile e Polonia)
  • Australia (lulzland)
  • Austra (bratwurstel ftw!)
  • Indonesia (e___e)
  • Giappone (BANZAI!)
  • Slovacchia (non mi risulta di avere amanti slave…)
  • Ungheria (esiste internet in Ungheria?)
  • Grecia (GIIIIZAH!)
  • Bulgaria (non potevano restare indietro rispetto all’Ungheria)
  • Romania (tutti a bordo del bandwagon!)
  • Venezuela (hmmmm)
  • Repubblica Dominicana (ESISTONO PC IN REPUBBLICA DOMINICANA?!)
  • not set (questi sono i marziani negri comunisti, dico io)
  • Finlandia
  • Taiwan

Il 54,47% dei visitatori non visita nuovamente questo blog, segno che non gliene frega un cazzo di quello che c’è scritto… E va bene così, ma ben il 16,84% dell’utenza è tornata per più di DUECENTO VOLTE! Ammiro la vostra perseveranza.

L’83,68% dei visitatori abbandona il sito entro 10 secondi, evidentemente cercavano le tecniche segrete del ninjutsu, sfiga.

Le hotkeys che puntano a Ninj4′s Den sono 83, elencarle tutte sarebbe troppo lungo, rimango sulle più lollose.

  • forum jobcrawler mckinsey (pensavate che potessi introdurvi a McKinsey? (aahahah folli)
  • Nazinga Pizzardone (un classico senzatempo)
  • Modelli Cn22 – Cn23 (non so nemmeno che siano)
  • A scuola con gli antichi egizi
  • autelsionista compulsivi (no, non sono emo)
  • che vuol dire giubilo? (ma ti sembro un vocabolario?!)
  • cosa vuol dire pupupupupupu (questo ha ascoltato la canzone di Mokona)
  • diminuire circonferenza pancia (al massimo ti insegno ad aumentarla)
  • dragon ball fumetti porno (ANCORA?! Siamo nel 2010 cazzo)
  • pantaloni antitaglio low cost (ma ti sembro un cinese del cazzo?)
  • porno mezzolara (questo mi riservo di ricercarlo a casa)
  • psicologia gestuale nel sesso (si si sono proprio un espertone io)
  • quand’è il compleanno dell’imperatore giapponese (chiedilo a lui!)
  • succhia l’uccello (no.)
  • superobor concimi (mah)
  • vendita doujinshi italia (potrei iniziare un business)

E con questo si sono fatte le 12.26… Tra mezz’ora andrò a pranzo, chi mi vuole dare una mano con la macro di excel può scrivermi al mio indirizzo di posta, tanto penso che se sai come fare una macro di Excel sai come trovare qua dentro il mio indirizzo di posta.

Spero vi siate divertiti tanto quanto mi sono divertito io… E il fatto che mi ci sia divertito è sintomo di quanto mi stia annoiando, se continua così finirò per tornare a leggere Softairmania.

Una vita da troll

Entrare in una routine lavorativa da ufficio, che riduce la tua giornata in intervalli ben definiti e prevedibili, ti porta a fare scelte di qualità.
Il tempo si riduce in modo palpabile tanto che a volte senti come un sequestro di tempo quella mezz’oretta che passi sotto la doccia quando arrivi a casa e che pensi “magari potrei usare quel tempo in un altro modo”; stesso discorso per altri momenti che la vita si prende a forza del tuo tempo libero come mangiare, lavare, rassettare etc. il tempo TUO va solo dalle 18.00 (a volte anche le 17.30 ma è raro) alle 00.30 quando inizi a darti del coglione per non essere a letto, certo che la pagherai con gli interessi la privazione di sonno per tutta la settimana… Con incrementi esponenziali.
Questa necessità di efficientamento del proprio tempo mi ha portato recentemente a fare un paio di considerazioni sul fenomeno del trolling, traducibile in italiano con “perculare per il gusto di farlo”, pratica che nell’internet è paragonabile a comprare il pane dal panettiere nel mondo reale. Una necessità.
Spessamente mi sono trovato a ridere perdendo un 15 minuti a leggere un post dove, con fare eccessivamente sarcastico veniva demolito il cacatone dell’ultimo minuto fosse questo un film, un libro, un videogioco, quello che volete. Se esiste è trollabile. Anche voi siete trollabili, dovreste saperlo e sicuramente siete già stati trollati.
Si, mi divertiva, prima di approdare nelle terre padoane, dove l’internet mi è precluso per buona parte dalle 9 alle 18.00 e il resto del tempo si deve distribuire tra mangiare, dormire, lavarsi, andare a fare la spesa e, se rimane del tempo, farsi i cazzi propri (per altro mi sono appena reso conto di aver dimenticato le camicie da portare in lavanderia a casa, questo mi costerà abbondanti 30 minuti tra tornare a casa, prenderle, tornare in lavanderia, posarle, tornare a casa di nuovo; immaginate quanto questo mi renda felice, ma sticazzi oggi è venerdì).
Leggendo oggi i troll provo solo una sconfinata pena, un pochino di invidia e una discreta dose di rabbia.
Analizziamole una per una.
Pena. Perchè pena? Innanzitutto partiamo dal presupposto che, facciamo l’esempio più facile, quello dei libri, leggere un libro che non piace può succedere.
Comprare sistematicamente libri fantasy scritti da autori adolescenti è masochismo.
Leggerli fino in fondo è chiaro segno che non sai cosa fare delle tue ossa.
Ripetere sistematicamente il procedimento è la dimostrazione che sei un mentecatto.
Qua non si tratta di prendersi la sonora inculata che a tutti capita su base regolare con libri, fumetti, videogiochi e salcazzo, si tratta proprio di andarsele a cercare, come andare in giro per Harlem vestito con la divisa del Ku Klux Klan e poi scrivere un articolo su quanto è violenta la comunità nera.
Non sono violenti, sei tu coglione che te la sei andata a cercare quindi prima di prendertela con loro prenditela con te stesso.
Calandoci di nuovo nel mondo dei libri la cazzata è duplice: non solo hai letto un libro che già sapevi era brutto (andiamo, cosa volete che scriva un Paolini a caso? Guerra e Pace? Delitto e Castigo? No scriverà quello che ogni quattordicenne nerd scriverebbe, la sua visione del Signore degli Anelli infarcito di altro stereotipamen derivante da altre sue passioni perchè gli sembra figo, ma di questo ne parliamo dopo), MA HAI PURE SPESO DEI SOLDI! HAI FINANZIATO IL SUDDETTO PAOLINI DI TURNO! L’HAI INCENTIVATO A PROSEGUIRE NEL SUO CAMMINO DI SCRITTORE, GRULLO CHE NON SEI ALTRO!
E tutto questo per cosa? Per passare un paio d’ore a scrivere un articolo sarcastico (che non ti porterà profitto alcuno) per il tuo personale autocompiacimento, la tua frustrata autostima e il tuo fandom di cretini che ti vedono come il successore di Ghezzi.
Peccato che Ghezzi ha inventato Blob, tu invece hai solo un blog del cazzo. Sfiga eh?

L’invidia.
Beh, questa è semplice, se hai tempo da buttare prestamene no? Devo ancora finire Dragon Age e giocare non necessariamente nell’ordine: Bayonetta, Mass Effect 2 e il mese prossimo Final Fantasy XIII il tutto per oltre un centinaio di ore di gioco senza contare quelle che mi rimangono di Dragon Age. Detto tutto.
Il weekend poi è una tortura perchè è un continuo gioco di costo-opportunità. Se monti miniature non giochi a Dragon Age, se giochi a Dragon Age non sfoltisci la pila di DVD, se sfoltisci la pila di DVD non expi su FFXI, se expi su FFXI non esci con gli amici. Da spararsi.

La rabbia.
Diciamocelo, troller caro, tu non sei niente di meno che un bullo dell’internet, con la differenza che prima o poi i bulli trovano quello che pensano sia un nerd sfigato mentre invece è cintura nera di pizze in faccia e lo gonfia come una zampogna, il troller bulleggia il prossimo dalla sicurezza inviolabile della sua camera, protetto dall’anonimato che garantisce (sempre meno) il web.
E chi bulleggi?
Della gente che comunque ha si prodotto qualcosa di scadente, nessuno qua sta facendo apologia di Paolini e compagnia cantante, ma l’ha fatto sicuramente con uno spirito onesto e spendendoci sopra tempo e fatica e magari soldi che sicuramente non gli ritorneranno perchè pochissimi casi a parte dubito seriamente che un libro fantasy di quart’ordine che non è altro che la scopiazzatura di qualche altra opera fantasy riesca a raggiungere il punto di pareggio, figuriamoci il profitto, sono scommesse che suppongo un editore fa perchè comunque c’è la famiglia benestante del ragazzo in questione che finanzia in parte la pubblicazione, o così mi piace pensare, dopotutto non sono organi di beneficienza, sono imprese che puntano al profitto.
Ciò detto, dunque, mi sembra il caso di trattare i suddetti autori, almeno nella piazza pubblica, con un po’ più di rispetto in quanto possono essere stroncati con sicuramente più professionalità, poi nella riservatezza della vostra casa, con il vostro gruppo di amici snobboni, potrete prenderli per il culo quanto volete mentre fumate il vostro Partagas Serie 2 preferito sorseggiando un Passito di Pantelleria che non vi verrà più sottratto da una cicciona alcolista del cazzo perchè l’avete lasciato a raffreddarsi sulla finestra e lei passava di lì.
Penso che anche il nerdino liceale che ha avuto la botta di culo immane di riuscire a pubblicare il suo polpettone fantasy meriti almeno questo, se pensate di poter fare di meglio, se pensate di essere la reincarnazione di Jordan (morirete comunque di nuovo prima di finire la vostra epopea prolissi del cazzo) o se Martin vi è apparso in sogno indicandovi la via per la rinascita del fantasy, prego, la carta, la penna e l’inchiostro costano poco e sono alla portata di tutti, perchè non ci provate un po’ voi?
Sarò ben lieto di leggere dalla prima all’ultima pagina del vostro prodotto e successivamente scrivere una recensione carica di sarcasmo, foto di roditori e priva del giusto arisotcratico distacco che una persona dovrebbe avere nel valutare il lavoro di un altro PUBBLICAMENTE.

Ci siamo capiti Gamberi Fantasy?