L’Angolo del Videogiocatore – “Mass Effect 2″

Buon lunedì a tutti.
Sono le 10.00 di un grigio lunedì padoano e, approfittando dell’anarchia generalizzata causa ferie di Unohana-taicho, posso dedicarmi, almeno per una decina di minuti, a impostare la recensione di Mass Effect 2, finito in rush giusto sabato notte.

Il primo Mass Effect mi aveva lasciato abbastanza asciutto in quanto, sebbene coniugasse magnificamente splendida grafica, splendida ambientazione (ma quando si parla di Bioware non c’è da stupirsi, semmai lo si da per assodato) e uno stile cinematografico degno di un blockbuster hollywoodiano, il primo Mass Effect peccava innanzitutto per una scarsa varietà di approccio a molte situazioni, costringendo il giocatore a cercare di capire come il gioco intendeva risolta detta situazione, un sistema di gestione degli equipaggiamenti al limite del ridicolo e una scarsa varietà del party che si suddivideva tra soldato ignorante, personaggio bilanciato e per questo mediocre in tutto e maghetto della situazione che moriva con uno sputazzo.
L’unico personaggio che si distingueva davvero, il buon Wrex, ti veniva forfettariamente ucciso a tre quarti di gioco a meno che tu, non sapendolo prima, pimpassi a manetta le tue doti carismatiche.
Ultima macchia sul curriculum del suo illustre predecessore, il fatto che Mass Effect, concepito come una trilogia, servisse meramente da battistrada per le vicende a venire e quindi aveva quel non so che di potenziale non sfruttato che sui titoli di coda mi fece un po’ storcere il lato destro della bocca.
Ma questo è il passato.
Veniamo a oggi.
Parlare della trama in un gioco dove le scelte del giocatore possono generare giochi completamente differenti è abbastanza inutile, vi basti sapere che da questo punto di vista Mass Effect 2 è, per dirla alla Blezinsky, “bigger, better and far more badass”.
Shepard, o meglio, le opzioni che ha il giocatore nel gestore le reazioni di Shepard, l’intero cast, completamente rivisto, stravolto e ampliato, la vicenda di sfondo, tutto è più grosso, più carismatico e ancora più entusiasmante, la galassia ora sa davvero di galassia, con molte più metropoli visitabili, non solo la Cittadella, e ognuna ha i suoi elementi caratterizzanti che la distinguono.
Davvero, sotto questo punto di vista, forse, Mass Effect 2 è ineccepibile, secondo solo a Dragon Age che, guardacaso viene dalla stessa casa; c’è da dire che Dragon Age non ha le pretese di creare una intera galassia quindi, sotto questo punto di vista, è avvantaggiato.
Il gameplay è stato rivisto in modo piuttosto radicale: sono state introdotte le munizioni anzichè quella fastidiosissima barra del surriscaldamento, il fucile da cecchino finalmente ha un senso d’esistere e hanno fatto il loro ingresso le armi pesanti, divertenti gingilli da centellinare nell’uso per abbattere i nemici più grossi.
E’ stato inoltre introdotto il concetto di ricerca, che permette di sbloccare nuovi potenziamenti e nuove armi al posto dell’obbrobrioso inventario del primo Mass Effect il quale dipende dalle forniture di cinque minerali che possono essere ottenuti esplorando i pianeti della galassia.
Apriamo qui il primo punto dolente del gioco, in quanto, ahimè, nemmeno questo Mass Effect 2 è perfetto.
L’esplorazione.
Se da una parte l’esplorazione della galassia è stata migliorata cancellando dalla faccia della terra l’inutile, fastiodoso e frustrante Mako, l’esplorazione ora avviene tramite scansione della superficie del pianeta.
Quando viene incontrato qualcosa di interessante, siano minerali o interferenze che sbloccheranno missioni secondarie, si potrà lanciare una sonda a investigare, e fin qua tutto normale… O NO?! No, perchè la scansione dei pianeti, almeno finchè non viene sbloccato il relativo potenziamento, è lento, e quando dico lento intendo PALLOSO, tanto che sono sicuro i giocatori meno pazienti snobberanno quasi nella sua interezza il fattore ricerca, cosa che, stando ad alcuni pareri recuperati nell’internet, non inficia sulla possibilità di finire il gioco.
Certo è che vi perdereste piccole chicche come il lanciamissili nucleari che, ahimè, non sono riuscito a sbloccare o il lanciafiamme che, sempre ahimè, non ho capito come ricercare.
I glitch.
Ora, io qua mi devo incazzare, e tanto, perchè comunque ho cagato fuori quasi 80 euro per l’edizione da collezione e in ogni caso il consumatore medio caccera fuori una somma oscillante tra i 50 e i 70 euro a seconda se comprerà l’edizione per PC o per 360 e dove la comprerà.
Insomma, porca di quella puttana, ma il beta testing chi cazzo l’ha fatto? IBM India? No perchè TUTTO il gioco è inficiato da una serie di glitch grafici che vanno dal fastidioso all’esasperante.
Inziamo con il clipping delle palpebre presente in un abbondante 70% dei personaggi, alcuni anche importanti, che ogni volta che chiudono gli occhi scappa semrpe qualche pixel bianco dell’occhio.
Passiamo poi, sempre nella zona occhi, dell’evidente strabismo di cui godono alcuni personaggi, in primis Ashley che compare in un cameo (ma sono sicuro non sia l’ultima volta che la vedremo) e ha la pupilla destra sinistra completamente bloccata mentre quella destra segue Shepard rovinando così un momento che vorrebbe anche essere piuttosto emotivo.
Continuiamo poi con i personaggi che spariscono, si spostano, scattano in varie direzioni e posizioni durante i dialoghi e terminiamo con, somma ira funesta, L’AUDIO CHE SPARISCE IN DUE CUTSCENE DI CUI UNA IL MOMENTO CLIMATICO DI UNA QUEST!!!!! PORCA! DI! QUELLA! TROIA! CHI! CAZZO! HA! FATTO! IL! QC! FUUUUUUUUUUUUUUUUUUCK!
No, davvero, non avete idea di quanto sia frustrante.
Davvero.
L’ho sofferta.
E la cosa che mi fa ancora di più rosicare è che sicuramente il problema verrà fixato via patch su PC mentre per console ce lo terremo così com’è e in culo a tutti; non che io sia uno che rigioca i giochi per, sinceramente, un gioco che punta tutto sulla forza e il carisma delle scene e poi viene rovinato da queste CAZZATE merita tutto il mio nerdraging. Soprattutto quando mi è costato quasi 80 euro.
Non parliamo poi del doppiaggio italiano in alcuni momenti (rarissimi a onor del vero) assolutamente fuori sincrono ma per quello basta non fare la cazzata che ho fatto io e comprare la versione inglese che sfoggia nel cast talenti quali Martin Sheen nel ruolo de L’Uomo Misterioso (sigh), Carrie Anne Moss e Seth Green (Joker, pilota della Normandy).
Ultimo appunto va per lo sviluppo dei personaggi che è stato estremamente semplificato in questa edizione, forse troppo a mio avviso rendendolo praticamente residuale ma Mass Effect 2 non vuole essere un gioco di ruolo quanto più un’avventura d’azione dove la narrazione svolge un ruolo cardine quindi non glielo si può molto imputare come difetto anche perchè il cast è sufficientemente variegato da garantire approcci estremamente vari al gioco anche senza un complesso sistema di assegnazione dell’esperienza.
Mass Effect 2 è infatti un gioco di scelte, scelte che porteranno a un finale sensibilmente diverso (influenzato addirittura anche da quanti upgrade farete alla nave!) a seconda di come tratterete la vostra squadra, quanto la ingrandirete, e alcune addirittura avranno impatti in Mass Effect 3!
Che giochiate da eroe o da malvagio, o un mix dei due a seconda di come vi gira, state sicuri che, in un modo o nell’altro, raccoglierete ciò che avete seminato e, questo, è sicuramente una delle cose più belle che si sia inventata Bioware tanto che, confontandomi con altri miei amici che hanno giocato il gioco assieme a me, loro, facendo scelte diametralmente diverse dalle mie, hanno praticamente giocato un gioco completamente diverso!
Chiudo questa recensione anche perchè, sinceramente, parlare ancora di un gioco che, pur con tutti i suoi difetti riesce comunque a risultare eccelso, mi sembra inutile; un ultimo appunto che voglio muovere a Bioware è che, siccome il 70% del gioco è costituito da quest personali che sviluppano le sottotrame dei membri della Normandy, avrei preferito un po’ più di profondità in queste in quanto non proprio tutte brillano per coinvolgimento e cura ma, mi rendo conto, in un gioco così complesso, fare tutto giusto al primo colpo sia impossibile e già son contento che nelle cutscene il gioco non scatti più come nel primo episodio.
Faccio solo più un preambolo al voto (ma a qualcuno frega poi?).
Il voto è un voto punitivo, in quanto non tollero un betatesting così mediocre in un gioco di tale rilevanza e spessore che, comunque, DEVE essere giocato (come il suo predecessore) da ogni videogiocatore che si vuole definire tale.
Chi non lo gioca brucerà per sempre all’inferno. Punto.
Anzi, ottima idea, spezzerò il voto in due: tecnica, dove verranno pesati grafica, sonoro e gameplay e coinvolgimento, dove verranno pesati fattori emotivi come narrazione e quella voglia di arrivare alla fine che ogni buon gioco dovrebbe possedere.

TECNICA: 6,5
COINVOLGIMENTO: 9

(non) siamo tutti uguali

Sull’onda del successo del precedente post, ci riprovo di nuovo a scrivere qualcosa di veramente interessante.
Qualche mio fan (?) potrebbe essere deluso dal fatto che non parli della mia vita padovana; si consoli sapendo che prosegue nella totale, ma a volte benefica, monotonia mentre pondero sulle mosse da fare in futuro.
Penso succederà poco o niente di interessante da qui a dicembre, ma potrei sempre sbagliarmi.

Ragguagliati i curiosi (?), possiamo andare avanti con la dissetazione odierna sui tempi moderni, partendo da uno spunto del buon Massimo Gramellini che scrive su La Stampa.

Gita di classe
Un istituto di Pordenone ha organizzato le vacanze-studio degli allievi sulla base del loro reddito: la fascia alta a Londra in un buon albergo, la fascia bassa a Monaco in una pensione abitata dai pidocchi. Faremo causa all’agenzia di viaggi, ha detto il preside, come se il problema fossero i pidocchi. Il problema è aver avuto l’idea di separare i ricchi dai poveri, riproducendo persino in una gita scolastica, emblema della comunità conviviale, quelle differenze sociali che all’interno della scuola semplicemente non devono esistere.

Ma cosa ci sta succedendo? In poco più di una generazione siamo passati dall’egualitarismo diseducativo del «sei politico» al calpestamento di ogni sensibilità e del significato stesso di scuola pubblica. Leggevo con gli occhi sbarrati le spiegazioni del sindaco e dell’assessore, entrambe donne ed entrambe giovani, di quel Comune vicentino che l’altro ieri non ha servito il pranzo a nove bimbi dell’asilo nido perché i genitori non pagano la retta. Mica possiamo darla vinta ai furbi, spiegavano le due amministratrici. Giustissimo, e allora denunciateli. Ma senza smettere di garantire ai figli dei furbi l’identico trattamento riservato ai loro compagni. Sono bambini, non divani pignorabili. Mi spaventa il pensiero di come cresceranno i discriminati di Vicenza e di Pordenone. Ma mi spaventa ancora di più come cresceranno i privilegiati: privi dei vincoli minimi di solidarietà umana, per insegnare i quali la scuola pubblica era nata.

Vi lascio solo immaginare i commenti che sono scaturiti da questo articolo visto che il sito de La Stampa permette di commentare (senza ricevere risposta quindi mi domando il senso di tutto ciò visto che alla fine un dibattito non è possibile instaurarlo), cosa che mi fa sempre più pensare che il diritto di parola non dovrebbe essere un diritto ma una facoltà da acquistare dopo un esame di “buon senso”.

Facciamo qualche esempio anon:

tutto questo grazie a chi? al berlusca e alle sue televisioni.

come cresceranno i figli dei ricchi e privilegiati? lo stiamo già vedendo, caro Gramellini: senza alcun rispetto dei valori, senza alcuna idea di come si fa a conquistarsi un posto nella vita (parlo di voglia di lavorare, capacità, studio..)con la consapevolezza che tutto è dovuto loro grazie al denaro e che gli altri sono meno di loro perchè hanno meno! Del resto siamo governati da un uomo che ha fatto della sua ricchezza uno status simbol, che vogliamo aspettarci?

Come spesso avviene, mi trovo in assoluta sintonia con Gramellini. Aggiungo che nella classe di mia figlia, nella provincia di Torino, l’insegnante ha diviso la classe (2° media, scuola pubblica!!!!)in due, i bravi ed i cattivi (nel senso del rendimento scolastico), e svolge un programma diffeenziato; alla faccia della mutualità e dell’identità di trattamento insegnati nella scuola pubblica…

Bon non continuo più perchè il procedere in questo scolo di pensieri da Bar Sport 2.0 mi piglia male, è palese che la gente non collega il cervello ormai e la cosa succede bipartisan.
Le persone “di sinistra” (virgolette obbligatorie perchè dopo l’abbandono di Bertinotti io fatico ancora a capire dove sia questa sinistra) riconoscono Berlusconi come supremo male del mondo: piove in Sicilia? è colpa di Berlusconi perchè ad Arcore fa bello, buchi la ruota? è colpa di Berlusconi che sicuramente è passato di lì e ti ha fatto un dispetto, ti tiri la pellicina del dito? anche lì, con un po’ di fantasia, potremo ricondurre la colpa a Berlusconi.

Che sicuramente Sirvio sia diventato un modello (negativo) per l’italiota medio (inteso fusione di italiano ed idiota) ci sta, che stia uscendo di melone è un fatto ormai conclamato, ma trasformarlo nel capro espiatorio dei mali della penisola proprio non mi va giù, è troppo facile così, è la sempre italica abitudine del “e io che ci posso fare? ci penserà quello sopra di me” e via così in una escalation verticale.

Impugnamo ora torce e forconi e giochiamo un po’ anche noi agli inquisitori.
Chi decide le gite? Berlusconi? Non credo proprio, le deciderà un organo scolastico, che sia il collegio dei docenti o direttamente il preside, pardon, il dirigente scolastico, non lo so, sicuramente non lo decide il Consiglio dei Ministri dove mandare le classi in gita.
In questo, la scuola di Pordenone ha peccato di ingenuità, ha voluto, come diciamo dalle mie parti, pisciare troppo in là, dando davvero una possibilità a tutti, in un periodo in cui i soldi sono pochi anche per le scuole (le quali finanziano buona parte delle gite, ripensate un po’ a quanto vi costava andare a fare le gite al liceo e pensate un po’ a quanto vi costerebbe andarci da soli) e quindi hanno cercato di arrangiarsi.
Fallendo miserrimamente.
Fallendo miserrimamente perchè in primis magari fanno più bella figura a mandare tutti un po’ più vicino, dopotutto alle gite del liceo che te ne frega se sei a Londra, a Firenze o a Pietra Ligure, tanto sarai comunque troppo devastato per goderti il posto, in secundis perchè hanno toppato clamorosamente con la risparmiosa soluzione tedesca scatenando così lo scandalo che, a noi, ce piasce tanto.

Quello che mi da fastidio è che, ora, bisogna tutti gridare all’egalitarismo spinto, perchè bisogna essere tutti uguali, se io guadagno più di 1000 euro al mese devo comunque vivere con 1000 euro al mese perchè altrimenti è un affronto a quelli che vivono con 1000 euro al mese.
Che volete che vi dica, cioè, a me spiace che ci sia ancora un così grosso divario tra famiglie di una regione comunque ricca come il Veneto ma, se la scuola stessa mi mette davanti a una scelta che io mi posso permettere, perchè devo per forza far fare a mio figlio la gita “economica”? In nome di quale ipocrita ideale? Nessuno lo farebbe e il primo che dice che manderebbe comunque suo figlio a fare la gita economica per perorare la causa dell’egalitarismo o è un fotutto residuato del 68 che, con i capelli ormai radi e bianchi gira ancora con la coda, l’eskimo e i pantaloni a zampa oppure è un maledetto ipocrita bugiardo; e su questo voglio essere chiarissimo.

Ridicolo poi il commentatore che si lamenta del professore che ha diviso la classe in “buoni” e “cattivi”.
Si perchè, di nuovo, in nome dell’egalitarismo spinto in una classe è meglio essere tutti dei caproni ignoranti anzichè aiutare sia le persone più intelligenti a sviluppare le loro capacità superiori, sia quelli più svantaggiati a recuperare il passo con programmi mirati, perchè a volte ci va veramente poco, e ve lo dice una persona che questo sistema l’ha vissuto sulla sua pelle.

Nella mia scuola media, la professoressa di Matematica, divise per qualche mese la classe in tre gruppi: quelli bravi, quelli che se la cavavano e i caproni.
Ogni gruppo aveva un libro di testo apposito.
Indovinate dov’era il sottoscritto futuro laureato in Economia Aziendale presso la più prestigiosa università di economia del paese? Nel gruppo dei caproni.
Mi sono sentito umiliato? No. Anzi, era una opprtunità per evitare gli ancora più umilianti 9/20 (si perchè da me si usavano i ventesimi, gente strana i piemontesi, sempre detto).
Si sono sentiti feriti nell’onore i miei genitori? No. Erano consapevoli che loro figlio era un “ciuccio” (come diceva il mio professore di italiano al tempo), e se vostro figlio non brilla in matematica la colpa, vi assicuro, non è di Berlusconi, anche perchè l’intelligenza e la logica, fortunatamente, non ce li può rubare.

Quello che spero Gramellini intendesse è appunto che la scuola pubblica statale, in quanto pubblica, deve fare tutto quanto in suo potere per offrire eguali possibilità a tutti gli studenti quindi, se il dirigente scolastico fosse davvero un dirigente e non una vecchia cariatide residuo di un sistema ormai obsolescente, si fosse sbattuto per capire le possibilità medie delle famiglie della sua scuola, anzichè fare operazioni spot con le quali poi riempire il POF (Piano dell’Offerta Formativa) per attrarre ancora più alunni (che poi dove cazzo li stipi?) l’anno successivo come succedeva dalle mie parti, forse, sarebbe riuscito ad individuare una destinazione e una struttura ricettiva che potesse accontentare tutti anzichè andare A LONDRA.
A Londra il figlio ce lo mandi in estate se te lo puoi permettere… Con tutte le cose belle che ci sono in Italia, io ridicolmente conosco più l’estero che le regioni della mia nazione!
Se la scuola stessa non si fa promotrice di iniziative alla portata di tutti ma si abbandona a stupide pubblicità non date la colpa a Silvio e soprattutto, non prendetevela con i genitori che poi mandano i figli a Londra, date la colpa alle persone che gestiscono la scuola perchè queste questioni non dovrebbero proprio comparire in primis.
Non siamo tutti uguali e cercare di diventarlo è una cazzata: ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia ricca che però per diventarlo ha fatto molti sacrifici.
Mio padre non è mai stato in casa fino a quando non ho compiuto 13 anni perchè se non era a Roma all’Acquacetosa era in ritiro con la nazionale di sci, se non era in ritiro con la nazionale di sci, lavorava con la Sparco, se non la lavorava con la Sparco era nel suo studio a lavorare, dal quale, ora che è diventata la sua unica occupazione, torna a casa non prima delle 22.00.
Mia madre ha sempre lavorato in banca dalle 9.00 alle 19.00, affidandomi al doposcuola fino alla quarta elementare e poi facendomi tornare a casa da solo ad aspettarla quando c’erano altre famiglie appartenenti alla grande famiglia Olivetti dove i genitori uscivano alle 17.00 tutti i giorni (se non prima) e li venivano a prendere all’uscita e d’estate restavano a casa UN MESE E MEZZO.
Ora posso dire che di preoccupazioni non ne abbiamo troppe, o almeno, se ci sono io non le percepisco, ma non è che sia sempre stato tutto rosa e fiori, è un benessere comunque costruito su sacrifici… E ora, una volta ottenuto, bisognerebbe nasconderlo? Vergognarsi? Scegliere la scelta più proletaria perchè altrimenti sarebbe un’offesa alle famiglie operaie?
Con un modo d’orgoglio forse degno del peggiore arricchito, a costo di attirarmi addosso l’odio dei lettori mi si permetta di rispondere: MA ANDATE A LAVORARE VA!

Del futuro dei blog

Diciamocelo chiaro e tondo: i blog non sono più fescion.
Dallo spopolare di sei anni fa di piattaforme come Blogger (da cui ricordo essere partito Ninj4′s Den) e Splinder (sinonimo della prima ondata di teenager emo autolesionisti), ormai nessuno inizia più blog, e se lo fa, beh io non ne sono al corrente!
Molto più semplice, dopotutto, impiegare servizi come Facebook o Twitter che, da servizio misconosciuto e dalla dubbia utilità che era all’inizio, ormai è diventato il giocattolo cool del momento anche grazie alle sinergie possibili con i cellulari di ultima generazione… Dopotutto come resistere alla tentazione di far vibrare contemporaneamente il cellulare di qualche decina di persone solo per far sapere che su quale frocio stai consumando la tua vita? Ahem… Torniamo in argomento.
Quello che voglio dire, chiaro e tondo, è che i blog stanno morendo.
Perchè?
Dopotutto fino a sei anni fa cani e porci avevano un blog che era aggiornato, diciamo, su base mediamente mensile, oggi ormai i blogger sono rimasti una sparuta minoranza di utenti specializzati che usano il medium come se fosse una specie di magazine aperiodico nel quale trattano di argomenti sui quali si sentono confidenti con alterne fortune.
E fin qua tutto bene… Ma gli altri?
Che fine ha fatto quella maggioranza affamata di attenzioni che, quasi paradossalmente, affidava un diario personale nel quale si parlava anche di fatti piuttosto riservati, al sistema più pervasivo e pubblico mai concepito?
Come dicevo sopra la risposta è semplice: Facebook oppure Twitter a seconda direi dei gusti della persona in quanto attraverso opportuni sistemi si può tranquillamente crosspostare in diretta su entrambe le piattaforme (no Anna, non ti dirò come fare per il bene del mio feed Facebook… Anche perchè non mi sono mai documentato!).
Questo, se vogliamo, ha creato una seconda ondata di blogger della domenica che hanno abbracciato rapidamente e completamente la splendida sensazione che da sfogare le proprie emozioni attraverso uno schermo, sicuramente più facile, visto che comunque le si consegna alla collettività nell’intimità della propria stanza rispetto a guardare il proprio interlocutore negli occhi.
Ho detto blogger della domenica.
Perchè questo termine dispregiativo?
Semplice.
Facebook, Twitter e compagnia cantante mancano completamente, per limiti insiti nella loro raison d’etre, di profondità.
I pensieri dell’utente vengono compressi in una, due, MASSIMO TRE righe o, nel caso di Twitter negli stessi carattersi di un SMS più o meno.
La facilità di accesso al mezzo, poi, genera veri e propri attacchi dissenterici di pensiero, tutti mai argomentati, spesso ermetici, completamente a tenuta stagna, comprensibili a pochi o, più realisticamente, a nessuno, il paradosso del blog all’ennesima potenza.
Questa superficialità di pensiero arriva a generare veri e propri mostri, come i gruppi “quelli che” o ancora peggio “qll ke”, delle specie di manifesti di pensiero generalmente politicamente scorretto per dimostrare che la persona, che magari nella realtà è la peggio pecora oppure un’insicura cronica, non è davvero così! Dentro è bad! E’ cattiva! E tutti sappiamo che nella vita quelli che vincono sono quelli che sanno essere cattivi, scorretti, che fanno il medio facendo la lingua così oltre a essere cattivi e scorretti sono anche cccciovani e ribbbbellli che male non fa mai.
Non voglio poi entrare nel merito dei gruppi “il 98% non condividerà questo messaggio” oppure quelli politici nei quali la comunicazione faziosa è argomentata con la stessa perizia di post di Beppe Grillo (detto tutto).
Certo, ai tempi d’oro del blog c’era questa tendenza, dopotutto chi di noi non ha mai prodotto qualche bloggata ermetica per lanciare sassi nello stagno, pensieri veloci di tre righe nei miei vecchi blog si trovano a bizzeffe (si me li sono letti recentemente come ho detto qualche tempo fa) ma erano comunque sempre seguiti da altre bloggate più lunghe e argomentate nelle quali farsi un’idea di chi è la persona al di là della tastiera era, non dico più facile, ma almeno possibile.
Ulteriore assurdità (tutto sempre a mio avviso) del nuovo sistema di pubblicazione dei propri pareri non richiesti sull’internet: se prima si leggevano pagine di persone che generalmente non si conoscevano di persona o che si incontrava saltuariamente (ah! l’arcadia dei raduni), ora abbiamo sott’occhio costantemente i pensieri di persone che all’80% abbiamo conosciuto nel mondo reale e che quindi appaiono ancora più… Ridicole, mi si passi il termine, nello sposare questa pratica di autopompaggio ingiustificato dell’ego via social network.
Insomma, più o meno si sarà capito che il sottoscritto, pur essendone, un po’ come tutti daltronde, massiccio utilizzatore, non è molto felice della piega che la rete sta prendendo: se una volta leggere una bloggata era un po’ come sedersi a un tavolo con lo scrittore, traslando la metafora su Facebook, è un po’ come se l’utente entrasse in camera mia, urlasse una frase degna dei peggiori Baci Perugina, e poi se ne andasse sbattendo la porta.
A quel punto a me non resta che alzarmi dalla sedia, correre per i corridoi della rete fino a trovare la sua porta e fare altrettando, alimentando, inevitabilmente e controvoglia, questo malefico meccanismo.
E la cosa più brutta è che, al netto delle imposte, è pure divertente.

Ma quando ti guardi intorno, vedi i bambini povri e non solo

Come forse saprete, da quando ho iniziato a lavorare nella SupremaEnterpriseConsortile di Servizi, ho preso l’abitudine dalle 09.00 alle 10.00 (salvo paduli a volo radente) di farmi una piccola rassegna stampa visto che non sempre sono in grado di guardare i telegiornali che, in ogni caso, sono anno dopo anno sempre più scadenti alternando notizie di cronaca nera che ti generano disprezzo verso l’umanità tutta, a interessantissime ricerche inglesi (della serie c’avete troppi fondi per la ricerca voi) o servizi su poveri animali salvati (della serie non bastava Geo&Geo).

Oggi, sul Corriere della Sera è apparsa una interessantissima notizia.

Berlusconi sempre più ricco

Il reddito del presidente del Consiglio cresce di 9 milioni di euro. Bersani invece perde 13 mila euro

“Orca la forca!” -esclamo- mentre mi butto a leggere il breve articolo; analizziamolo assieme per decifrare la verità soggiacente.

Il reddito di Silvio Berlusconi del 2009 è stato di 23.057.981. L’anno precedente era invece di 14.532.538. Il presidente del Consiglio si conferma così il più ricco tra i parlamentari della Repubblica. Tra i beni immobili a lui intestati risultano anche 5 appartamenti a Milano, 2 box sempre a Milano, e un terreno ad Antigua. Alla voce «variazioni in aumento» compare l’acquisto di un immobile a Lesa (Novara) e la costruzione di un immobile sul terreno di Antigua. Lo rivelano le dichiarazioni dei redditi presentate nel 2009, relativamente alle entrate percepite nel 2008, rese note dal Parlamento.

E fin qua… Lo sappiamo che il nostro sempreamatissimo, benedetto (nonchè unto dal Signore)  Cavaliere non ha certo problemi ad arrivare alla fine del mese.

Ma come risponderà davanti a tutta questa tracotante opulenza l’opposizione?! Il titolo già vi da un indizio, ma la parte più divertente è un’altra!

Se il leader Pdl nell’anno nero della crisi si arricchisce di 9 milioni di euro, il segretario del Pd perde circa 13 mila euro in un anno. La sua dichiarazione Irpef del 2008, segnalava infatti un reddito imponibile di 163mila 551 euro. Tra l’altro, Bersani non risulta in possesso di beni immobili.

PORCA PUPAZZA! Povero Bersani, non possiede alcun immobile! E’ un senza tetto! Ovviamente gli immobili saranno intestati altrove, magari in punti strategici del parentado in modo da spartire al meglio la ricchezza onde pagare meno tasse (tutti gli immobili al di fuori della prima casa sono sottoposti a una tassazione piuttosto pesante se sono lasciati sfitti).

Insomma, come sempre, destra o sinistra, la puzza di guano è sempre la stessa.

Personalmente, e lo dico con la morte nel cuore dopo il definitivo cadimento di coglioni, il 28 Marzo c’ho di meglio da fare…

L’origine di tutto quasto mal di vita?! Semplice!

Che c’avete 9000 euro da allungarmi? GIURO CHE VE LI RENDO ;_;

Si, ok è un motivo molto stupido, se vi sentite offesi ne avete piena ragione.

Il cerchio della vita

  • Lunedì: un nuovo inizio, la speranza che questa settimana sia diversa e/o migliore di quella precedente
  • Martedì: la conferma che tanto sarà una settimana come tante
  • Mercoledì: il giro di boa; l’entusiasmo per il weekend che si avvicina
  • Giovedì: il giorno infinito, così vicino eppure così lontano
  • Venerdì: WIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII~
  • Sabato: WOOOOOHOOOOOOOOOO~
  • Domenica: l’angoscia; una settimana finisce e un’altra si appresta a cominciare, il cerchio si chiude.

Considerazioni sparse

Questo post doveva assumere molte forme e trattare molti argomenti, come tutte le volte che rimugino su un post finirò per fare un minestrone di tante cose… Alcune verranno a galla, altre rimarranno sul fondo della marmitta; evidentemente non era loro destino venire trattate.

Iniziamo con i pensieri più vecchi.
Settimana scorsa è stata dura, molto dura.
Sono capitate diverse incombenze nel grande ufficio della GigaImpresaConsortile che ha deciso (poveri loro!) di prendermi come consulente dell’ufficio progetti, roba che mercoledì e giovedì sono tornato a casa ben oltre le 20.30, mercoledì forse anche alle 21.00 perchè mi ero fermato a far la spesa… Oh beh, finchè la paga è buona di quello non mi lamento.
Ciò di cui mi lamenterò è invece il fatto che ormai, dal lunedì al venerdì, io faccio unicamente lavoro-casa-lavoro, routine che mi sta lentamente, ma inesorabilmente, logorando.
Il problema è che, diciamocelo, a Padova proprio non riusciamo ad abituarci.
Certo, il fatto di avere si e no 3/4 ore di tempo libero al giorno, tutte concentrate di sera, non ti permettono in alcun modo di abituarti alla città, ma tante piccole cose, come ad esempio l’inconcepibilmente malato piano viario, le ZTL poco segnalate con accesso tramite piccoli ponti medievali che se imbocchi sei fottuto perchè non puoi far marcia indietro, proprio non riescono a farmela piacere, peccato perchè il centro è davvero una delizia e ho ancora in arretrato quella passeggiata fotografica che avevo programmato nei primi giorni di Gennaio.
Tutto questo per dire che più ci rimugino sopra, più voglio tornare a Milano, non solo per un fatto geografico (che tornare a Ivrea ogni weekend era una gran comodità) ma anche per il fatto che, dopo cinque/sei anni, Milano è un po’ la mia seconda casa, ho un mio giro là, che ho mollato di corsa senza nemmeno dire “ciao”, ho un sistema di mezzi pubblici che, per Dio, ti permette di essere ovunque da qualunque punto della città, e soprattutto ho delle possibilità di impiegare il mio tempo libero che non sia marcire a casa davanti al televisore, pessima abitudine che mi ha portato a sfondare quota 80 chili.
Ho immediatamente messo in atto un piano di contingenza che mi vedrà darmi al jogging non appena le condizioni climatiche lo permetteranno anche se penso che, se oggi non faccio troppo tardi, potrei già fare un tentativo oggi.
Lo scopo dell’iniziativa è duplice: innanzitutto fare un po’ di moto senza vincoli come quelli che ti impone la palestra, secondo iniziare a esplorare un po’ i dintorni e, magari, col tempo, anche il centro… Ma questi sono progetti troppo in là nel tempo, se le prime volte riuscirò a sopportare 20 minuti di corsa leggera mi definirò assolutamente soddisfatto di me stesso.
Altra cosa che mi fa rodere di Padova è che a Milano stavo iniziando a fare dei progetti di costruzione di uno spazio mio personale.
Ad Agosto lasceremo la Rocca dei Ninj4 1.5, finalmente direi.
Quella sistemazione era partita un po’ come mio purgatorio personale, sperando che una casa di studenti mi desse la spinta necessaria a concludere l’università.
Ora che l’università è finita e che non ho più bisogno di sentirmi spronato dalla produttività altrui, era tempo di muoversi verso altri lidi, peccato che con altri lidi io non intendevo Padova!
Il piano originale era trovarsi sempre con Filippo e con chiunque altro volesse aggiungersi, un trilocale nel quale potessi trovare una camera singola che sarebbe presto stata adornata dalla nerdstation che avevo assemblato a Ottobre, oppure addirittura un appartamento per i cavoli miei fuori Milano in quei paeselli che finiscono in -ate, in -ano o in -sul Naviglio… Peccato che ora come ora tutto ciò sia impraticabile… O no?
La questione che si pone ora è sul da farsi: la persona intelligente et risparmiosa, semplicemente si rassegnerebbe spostando il suo centro di interessi in Veneto, barcamenandosi con grande dispendio di benzina e autostrada per gli impegni del Katori (che fortunatamente sono tutti nel bergamasco il sabato), nell’attesa che le cose cambino.
La persona meno intelligente et meno risparmiosa, d’altro canto, cercherebbe comunque una sistemazione meneghina, facendone però la nuova Rocca dei Ninj4 2.0 e tornando ogni santo weekend nel milanese, riducendo le comparsate nel canavese a circa una al mese salvo ecceziunalità.
La questione però si tradurrebbe in un maggiore esborso economico perchè comunque sono un affitto e delle bollette da pagare (lode al GigaCapoSupremo che mi paga l’affitto a Padova) che sfrutterei unicamente otto giorni su 30 salvo ecceziunalità; non proprio il massimo dell’efficienza.
Insomma, ho tempo diciamo fino ad Agosto per pensarci su e sia mai che il GigaCapoSupremo si riveda e mi faccia rientrare di sua sponte in terre non dico migliori ma comunque più vicine alle mie sfere affettive e d’interesse, nel frattempo me la spasserò come posso a Padova dove il mio tasso alcolemico sta rapidamente ritornando ai livelli di un tempo… Questo si che mi piace del Veneto! C’è sempre una occasione per riempire il bicchiere!

Risalendo la china temporale dei pensieri, sempre settimana scorsa, ho avuto la spiacevole idea di rileggermi TUTTI i miei vecchi blog per via del fatto che mi sono chiesto “ma ci saranno ancora?”.
Ebbene… Rileggendo pensieri ormai vecchi di sei anni (i più vecchi sono datati 2004) non ho potuto fare a meno di alzare un sopracciglio in segno di perplessità… O perplimenza… Fate voi.
L’aspetto più interessante è di come la mia vita si possa spaccare in ante-Yamato Daisakusen e post-Yamato Daisakusen.
Da dopo il viaggio in Giappone il mio rapporto con la vita, o quantomeno con il blog, è cambiato radicalmente: da quaderno di lamentele e piagnistei su quanto fosse brutto il mondo, su quanto mi trovassi male, è diventata una pagina di pensieri in libertà sulla quale si può dissertare un po’ di tutto.
Certamente, i momenti brutti non sono mancati, ma a questi sono stati accostati anche momenti belli, descrivendo un quadro se vogliamo più veritiero di quello che è il mio mondo fuori dall’Internet; in questo posso decisamente dire di essere diventata una persona migliore, non c’è dubbio.
Certo è che nel 2004 ero proprio un figurino :(

Arrivando a cose praticamente di ieri (notate come la cosa sta descrivendo una parabola crescente) finalmente, come l’osservatore più attento avrà notato a inizio post, mi sono dotato della mia prima Detolf, mitico simbolo del collezionista che abbisogna di una vetrinetta di bell’aspetto senza spendere un capitale.
Giovedì mi sono recato all’Ikea, ormai luogo che conosco a menadito e del quale sono diventato maestro, riuscendo ad aggirare la perfida area espositiva e addirittura tagliando tutto il serpentone dell’area mercato arrivando direttamente nella zona mobili!
Davanti a me stava la pila di scatoloni di Detolf, quanto potrà mai pesare? Mi avvicino e, con non curanza, afferro lo scatolone, o almeno ci provo in quanto è praticamente inamovibile.
Provo a prenderlo da più parti ma niente, resiste a tutti i miei sforzi di sollevamento.
Dunque, se fallisce la forza, riesce l’ingegno: con un tutte le mie forze riesco a sollevarlo quel poco che basta per farlo sporgere a bordo carrello, dopodichè, per il principio del piano inclinato, lo faccio scivolare delicatamente dentro, trasformandolo in una specie di rostro da speronamento.
Carrello sbagliato; maledetta Ikea.
Fortunatamente vicino a me c’era un carrello di quelli enormi completamente abbandonato a se stesso sul quale ho fatto tosto trasferimento dello scatolone.
Anche caricarlo in macchina è stata una impresa e ringrazio che la Civic innanzitutto ha il bagagliaio a portellone e inoltre è sufficientemente bassa da avermi permesso di nuovo di far scivolare lo scatolone dentro, una volta oltre la metà mi è bastato farlo basculare all’interno del bagagliaio… Fottuti svedesi del cazzo, voi e le vostre scatole da 40 chili… Ora mi chiedo… Ma quelli che si portano a casa la cucina dell’Ikea… COME DIAVOLO FANNO?!
Il montaggio mi ha portato via oltre un’ora e mezza con l’aiuto di mio padre, soprattutto per via delle pesanti lastre di vetro da posizionare con attenzione; ora finalmente il mio esercito di Lupi Siderali, prossimo a completamento, ha un suo posto in bella mostra.
Il primo piano è stato occupato da Kureha, Nanoha e Fate che erano posizionate su un comodino che prima stava lì e ora è stato spostato nell’angolo al posto dell’osceno attaccapanni ormai completamente privo di raison d’etre.
Il problema è che le miniature di Warhammer 40000 sono troppo grosse e, con un calcolo veloce, ho già capito che i restanti tre piani verranno occupati dalla divisone corazzata del mio branco di Lupi, lasciando i poveri Alti Elfi del fantasy privi di una casa… Presto ci si dovrà nuovamente confrontare con la potenza scandinava.

Sono le 11.17, penso di essermi fatto a sufficienza i cazzi miei ed è ora di andare a disturbare qualcuno, fortunatamente di oggi ci sono poche cose da fare quindi può addirittura darsi che esca prima delle 18… Incrociamo le dita.

Eppure sono sicuro che ancora qualcosa la dovevo dire… Oh beh, sarà per la prossima volta, il tempo da sprecare in ufficio, fortunatamente, non manca.