In Padova

La postazione di comando in trasferta

La nuova postazione di comando temporanea

Con oggi si conclude la prima settimana padovana e si segna il mio effettivo ritorno a una vita virtuale regolare.
Devo dire che il cambio è stato piuttosto duro anche per me che ho fatto dell’improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo un po’ la mia ragione di vita.

Il peggio sono stati i quattro/cinque giorni di albergo in cui ero sospeso in una specie di limbo in attesa di una sistemazione definitiva, lontano da tutto, con unico mezzo di svago una televisione con Sky mutilato (senza cinema), davvero, stare da solo in una stanza d’albergo è una cosa che non auguro a nessuno, è pura noia distillata.
Solo l’ultima sera mi sono riuscito a convincere di prendere il pc, strumento così limitato quando offline, e guardarmi una puntata di Vandread che è lì ad occupare spazio da qualcosa come tre anni.
La prima puntata era divertente, bisogna vedere se avrò la voglia di andare avanti.
Il peggio della settimana però è stato raggiunto quando sono andato a vedere il residence che la nostra avanguardia in terra padoana ci aveva rimediato: io e il mio collega di sventura alle 8.15 eravamo immersi nel gelo e nella bruma della periferia padovana, davanti a un casolare di settecentesca memoria, se non ancora antecedente.
Il proprietario del casolare adibito a residence iniziò a mostrarci i monolocali, alcuni così essenziali da non avere nemmeno il bidet in camera, l’angoscia di passarci tre mesi lì dentro montava monolocale dopo monolocale, l’unica soluzione abbordabile era il numero 20, sufficientemente spazioso per due persone e adattissimo per una ma, complice la cornice non proprio ridente del rustico con mattoni e travi di legno a vista condita da letto matrimoniale ricavato da due letti singoli legati assieme (sono serio), complice il fatto che la mattina non sono mai di buon’umore per motivi che un giorno scoprirò, ormai ero così depresso dall’idea di abitarci lì che ho relegato l’opzione residence come WCS (worst case scenario por quien no habla) e, grazie al mio potentissimo HTC Magic, unica mia finestra sul mondo in quei giorni visto che a lavoro ottenere l’accesso a internet è più difficile di ottenere un’udienza personale dal Papa, mi sono attivato personalmente per trovare qualcosa di un po’ più ridente.
La mano del fato mi porta a incrociare la strada con tale Luca, simpatico studente vicentino al quarto anno di medicina, proprietario di un interessante trilocale che mi offre un letto in mansarda.
Ci sono voluti tre giorni di trattative a convincerlo, dopotutto io ogni tre mesi posso sparire per sempre e ho dovuto dar fondo al budget concessomi dall’azienda più tutte le mie skill contrattualistiche (no, non gli ho piazzato un coltello alla gola, ero vestito troppo bene per sporcarmi) per mettere le mani sul posto letto.
Perchè tanto accanimento direte voi?
Beh, molto semplice.
Intanto la permanenza in hotel si stava estendendo fino a pericolosi limiti che sottesi dal “cerchiamo di mantenere le spese di trasferta al minimo” pronunciato dal Grande Capo prima della partenza, inoltre il residence degli scappati, così l’ho soprannominato, ogni giorno si faceva più concreto, con il pericolo di dover condividere la connessione del posto venduta a botte di 15 euro al mese senza nessuna promessa di banda o continuità del servizio.
Evitare ciò significava affidarsi alle ancora più pericolose chiavette internet le cui uniche davvero buone sembrano essere quelle di 3 che però funzionano solo sotto rete 3 che chissà se esiste in quel lembo di campagna.
Inoltre l’appartamento è davvero bello, molto bello, tolto il bagno senza finestra e il fatto che la mansarda non abbia la porta ma solo una tenda (ma tanto io non ho necessità di insonorizzazione… per ora ;D) è tutto arredato con molto gusto, anni luce dal rifugio milanese di via Neera (che infatti verrà scaricato a Giugno), persino gli infissi sono dritti! MARAVIGLIA!
Inoltre il ragazzo offriva la bellezza di 12 mega di ADSL Infostrada che devo dire essere davvero davvero molto performante, tanto da farmi pensare in futuro a mollare la fibra oticca che alla fine non è che mi fornisce chissà quali potentissime performances, soprattutto con Bittorrent.
Insomma, si, a far bene i conti ho scelto l’alloggio sulla base della connettività offerta, ma vi assicuro che sta mansardina è davvero un bel riparo, non fosse per i vicini che oggi si sono messi nella loro mansarda quale cazzo di album di pop islamico o rumeno che mi ha visto rispondere con la fanfara del Cadore; ora bisogna solo vedere come progredirà la convivenza e soprattutto che ne sarà di noi il 31 Marzo, data di scadenza del mio contratto di consulente qua a Padova.
I miei piani personali per ora sono che, se a Settembre sarò ancora qua, cercherò una casetta per i fatti miei in modo da dover definitivamente dire addio alla questione coinquilini che, si, bere spritz in compagnia a mezzanotte e mezza è divertente e tutto, ma alla fine è una vita di continui compromessi che inizia a starmi stretta.
Per il resto a lavoro va tutto bene, non mi spacco certo la schiena per ora, ma per lo meno faccio qualcosa che trovo che star dietro alle scadenze di cinque gruppi che operano su almeno cinque progetti ciascuno, sia decisamente più nobile che tener traccia dei bachi del caro vecchio ABR New Age di DS Group, questa settimana tra l’altro, pare avrò la mia prima riunione ma per questo vedremo.
Ultima nota è sulla viabilità della città: è stata chiaramente disegnata da un alcoolista fatto di acidi, non c’è altra possibilità, inoltre sono già in attesa di un verbale per un, temo, transito in ZTL che, non capisco per quale motivo, a Padova funziona a “permessi” e non sulla base dell’inquinamento del veicolo, certo lo segnalassero meglio questo anzichè mettere solo due enormi minacciose telecamere sarebbe meglio… Boh, chi vivrà vedrà, tra un paio di settimane mi darò a una ricognizione approfondità del centro, che volevo fare ieri ma sono rimasto bloccato all’Ikea prima e all’Auchan poi…

…Ecco…

Parliamo dell’Ikea.

Ci sono andato due volte questa settimana in quanto l’idea principale era il residence che pensavo fosse dotato di biancheria e tutto (cosa poi rivelatasi falsa) e quindi ero sprovvisto di qualsivoglia lenzuolo e coperta per affrontare il finesettimana.
Intanto entrando non posso fare a meno di provare la sensazione di sentirmi monitorato in ogni mio gesto.
Ogni cosa all’Ikea, dal percorso che fai dentro il punto vendita alla disposizione degli oggetti, alle casse, è tutto attentamente pianificato e ingegnerizzato, persino il ristorante!
“Da questa linea sono previsti 10 minuti circa di tempo fino all’uscita dalla cassa” recitava la scritta per terra quando ho preso il vassoio.
Cavolo, era vero.
Tremendo, davvero tremendo, dovremmo essere tutti un po’ più svedesi.
Quello che però per il non adepto del luogo è tremendo da affrontare, è cercare di capire cosa stai davvero comprando: VILA, TROMSO, MYSA, GULDLIN BLOM i nomi buffi campeggiano a scritte cubitali sulle scatole e tu ti chiedi “si, ok, ma qua dentro assieme alle federe e al copripiumino c’è anche il copriletto?” e allora parti alla ricerca della descrizione che generalmente è su un cartoncino scritto in font 10 o 12 e non è sempre così chiaro… Vedi appunto il fatto che nel set che ho comprato c’erano DUE FEDERE (che te ne fai di due federe in un letto a una piazza?), il copripiumino ma mancava il copriletto.
…Inoltre mi chiedo che cazzo ci facessero tutte quelle torme di persone là ieri… Devono tutti rifarsi la casa? Dov’è la crisi? Oppure semplicemente la struttura letto del pargolo è collassata dopo pochi anni che il pupo la utilizzava perchè il papà si trovava per sbaglio una ventina di viti di troppo sul groppone e non capiva dalle istruzioni dove inserirle?
Insomma, andare all’Ikea è proprio una esperienza di vita, una esperienza che ti porta a essere intollerante fino alla violenza verso le famiglie che si portano dietro il pupo di sei anni che si comporta come Dustin Hoffman in Rain Man e quelli che fanno gli sboroni a usare le casse fai da te (si, all’Ikea ti fai anche lo scontrino da solo) e poi ci impiegano il triplo del tempo che impiegherebbero alle casse tradizionali perchè sono degli handicappati.

Per ora è un po’ tutto quello che mi veniva in mente di dire, aggiungo che la differenza di inquinamento tra Padova e Milano si nota nel fatto che ho lavato i cerchi della macchina prima di capodanno e non sono ancora bruniti di smog, il che fa meditare…
Spero di avere presto altro di cui parlare, ci sono delle novità fotografiche all’orizzonte che però non si concretizzeranno prima di Febbraio, ma di questo parleremo un’altra volta.

One Comment

  • Elo says:
    Mozilla Firefox 3.0.17 Windows XP

    Sono stata ieri all’Ikea! erano tutti lì perchè di domenica solo loro sono aperti @.@

    Le due federe sono 2 perchè loro sono abituati a tenere 2 cuscini sul letto. Qando compri un letto ikea hanno le loro misure, i materassi pure, quindi devi per forza prendere lenzuola made in ikea e anche copriletti e affini.

    io e Dani abbiamo preso il piumino Ikea e il rivestimento per il piumino, ma si capisce che le misure sono un po’ tutte loro, infatti fa fatica a starci sul letto. Rimediamo lasciando i cuscini “fuori”. Devo dire però che, nonostante la puzza iniziale di questo piumino e le misure “strane”, esso tiene un caldo della miseria e lo consiglio (se ti dovesse servire).

    All’Ikea cmq io ci vado per stronzate più che per i mobili, anche se abbiamo deciso di fare lo studio (librerie, scrivanie etc) tutto made in Ikea, per questioni di budget. Non comprerei mai armadi, letti e cucine!!!
    Al massimo compreremo il divano letto per gli ospiti.

    Giovedì scendo a Ravenna da Fabio prima di riprendere a lavorare. Noi quando ci si vede? :)

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