Un post in due parti
Continuiamo questa cavalcata di aggiornamenti, consci che non durerà per sempre.
Diciamoci la verità, il lavoro del PMO è un lavoro di alti e di bassi, di giornate piene e di giornate incredibilmente vuote a seconda di quale che sia la fase del progetto in corso.
Questa è una delle fasi in cui le mie expertise (ahahahah) non sono particolarmente richieste per cui esco alle 17, faccio i fatti miei su quel poco di internet che riesco a browsare da questa LAN bloccatissima (almeno i forum su warhammer potevate lasciarmeli, stronzi), specialmente i siti dei quotidiani.
Ah, dimenticavo, questo sarà un post in due parti: la prima parte parlerà di una cosa che ho letto pochi minuti fa e mi ha lasciato basito, la seconda è il solito noiosissimo post sull’avvendo della Tavola della Legge da ieri nota come iPad… Mancava solo la buon anima di Charlton Heston vestito da Mosè ieri, davvero.
Torniamo alla prima parte.
Come stavo dicendo, pochi minuti fa (anche se quando leggerete questo post sarà sicuramente sera tarda perchè non riesco a fare l’upload delle immagini da qua) sono tornato alla lettura di uno dei miei trafiletti preferiti: il Buongiorno di Massimo Gramellini sulla Stampa.
Per moltissimo tempo è stata l’unica parte di un quotidiano che abbia mai letto, la sua abilità di dare in pochissime righe e con un cipiglio sempre fresco e ironico importanti riflessioni sull’attualità è una dote davvero rara.
Molti lo imitano, nessuno ci riesce.
Fattostà che oggi leggevo un paio di trafiletti con gran gusto rimembrano gli antichi fasti di quando dirigevo la redazione del giornalino del liceo e passavo il tempo a prendere il sole in cortile quando ho letto questo articolo che mi ha lasciato basito.
Non lo commento in modo approfondito perchè si commenta da se (inoltre io il libro non l’ho mai letto, cough): una fotografia a colori di quanto siamo diventati ignobilmente perbenisti, ipocriti e bigotti.
Un parlamentare della Lega ha chiesto al ministro Gelmini di scoraggiare la lettura nelle scuole della versione integrale del «Diario di Anna Frank», dato che in una pagina del testo la protagonista «descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime, suscitando inevitabile turbamento». Francamente di quel libro sono sempre state altre cose a turbarmi: per esempio il razzismo, per esempio i nazisti. Certo non la scoperta della propria sessualità da parte di un’adolescente.
Ma non voglio farne colpa all’onorevole Grimoldi o ai genitori degli allievi della scuola elementare di Usmate Velate, in provincia di Monza, che gli avrebbero segnalato il gravissimo caso. Sono vittime anch’essi di quella incapacità di cogliere il senso complessivo di un evento o di un’opera, arrestandosi davanti al particolare scabroso o semplicemente irrituale, che chiamerei la sindrome del divano. Il divano è la normalità, il simbolo di un’esistenza tranquilla da abitare in tinello, dopo avere chiuso la porta a doppia mandata. La tv fa parte dello stesso tinello in cui si trova il divano: la sua volgarità è rassicurante, indigna e spaventa di meno.
A indignare e spaventare sono la diversità, l’originalità, l’imprevisto: tutto ciò che distrae dalle certezze sedimentate e perciò va rifiutato e rimosso. Gli occhiali che si indossano davanti al divano assomigliano alle lenti dei microscopi: magari di un capolavoro non afferreranno l’essenza, ma ne coglieranno sempre la riga fuori posto.
E ora passiamo al giorno dell’avvento, che da ieri non è più l’8 di Dicembre ma il 27 di Gennaio, perchè Egli giunse, e rivelò al mondo La Tavola.
Circa tre anni sono passati dall’arrivo sui mercati dell’eeePC (non mi ricordo mai quante e abbia) e della piattaforma Atom e per tre anni gli analisti di mercato si sono chiesti quando Apple, l’azienda guidata dall’uomo più influente del decennio, capace di stabilire trend con una facilità ignobile (chi prima di loro aveva preso in considerazione che il PC non è solo uno strumento ma anche un accessorio? e potrei continuare per decine di righe), sarebbe salita sul bandwagon dei netbook, computer dalla mobilità spinta, ridotti all’essenziale per far si che Toz possa ammorbare il prossimo con la sua musica d’essai ovunque, quantunque e comunque.
Un anno di silenzio e due anni di rumors incontrollati su un oggetto RIVOLUZIONARIO dopo, Steve Jobs risale sul palco dopo aver sconfitto il recalcitrante tumore al Pancreas che ancora lo affliggeva dimostrando che la sua missione per conto di Dio non è ancora conclusa.
Ormai tutti sapevano che sarebbe stato un netbook, tutti sapevano che avrebbe implementato le tecnologie incorporate nell’iPhone, tutti sapevano che sarebbe stata una tavola.
E una tavola fu.
Una tavoletta da 10″.
Non mi sprecherò sulle specifiche tecniche, forse l’unica cosa che vale la pena di sottolineare è che monta un processore proprietario Apple quindi nessun ritorno di IBM e nemmeno lo zampino di Intel… Che Steve stia preparando l’ennesimo capovolgimento architetturale?
Torniamo alla tavoletta.
L’ultima volta che una superficie liscia lascio il mondo con un :O in volto fu ai tempi dell’antico testamento

Non appena placatosi il nerdgasming che generalmente segue tutte le rivelazioni di Steve Jobs alle masse, però, si inizia con le riflessioni intelligenti.
Innovativo? Rivoluzionario? Alla fine è solo un iPod Touch con schermo da 10″, avrà l’espansione per una SIM (nei modelli più pimped e secondo me con un costo improbo) in modo da collegarsi on the road per leggere la posta, fare acquisti dallo Store ecc.
Prima stoccata a Steve (PERDONO ;_;).
E’ completamente touch.
Benchè iWorks venga venduto a un prezzo irrisorio, fare della reale produttività su un simile giocattolo mi pare non poco follia, ma di questo mi riservo il beneficio del dubbio.
Seconda stoccatina a Steve (PERDONO ;_;)
Costa comunque uno sproposito quando un netbook che costa meno ha più potenzialità allo stato attuale. Period.
Terza stoccata a Steve (PERDONO ;_;)
Vedendo però in termini prospettici il giocattolo in questione ecco che si aprono nuove strade, strade appena tracciate fino ad oggi, quelle della diffusione dell’informazione cartacea via il web.
Ed ecco comparire l’iBook Store, che permettere di accedere al catalogo dei principali editori americani comprano ebook a basso costo, un tentativo di riuscire laddove Amazon sta riscontrando magri successi benchè l’ingegneria sui reader stia progredendo costantemente arrivando a proporre anche i primi modelli di ePaper, materiale simile alla carta (con la stessa resa ottica) con le proprietà di uno schermo in bianco e nero.
Bisogna quindi anche qua vedere quanto sia comoda la lettura di un libro su iPad perchè ritengo motlo interessante e competitiva la possibilità di girare con la Feltrinelli nello zaino ovunque.
A questo si aggiunge la distribuzione immancabile di musica, video e film e videogiochi (anche EA è stata irretita) attraverso iTunes trasformando de-facto l’iPad in un valletto tuttofare.
Un valletto tuttofare che potrebbe però essere eccessivamente in anticipo sui tempi, con il successo legato nelle varie nazioni agli accordi che Apple riuscirà a strappare con le case editrici e i quotidiani perchè fondamentalmente la fruizione dell’informazione cartacea è l’unico vero punto di forza che noto in questo oggetto che di rivoluzionario in termini tecnologici non ha proprio nulla se non il desiderio di porsi a metà strada tra l’iPhone (ma senza il phone, però potrebbe avere servizi di voice over IP come Google Voice, perchè no, basterebbe un auricolare BT) e netbook con il pericolo di rivelarsi un ibrido senza una funzione precisa in quanto è troppo grosso (e comunque non è stato pensato per farlo) per funzionare come smartphone e troppo “particolare” per funzionare come netbook.
Dunque questo device ha un futuro? Ottima domanda, Gartner, principale analista del settore IT pronostica una vendita nel primo anno MINIMA di tre milioni di pezzi e un massima di nove milioni, sicuramente buonaparte fanboy Apple che comprerebbero anche l’iToiletpaper, ma sono comunque pronostici che parlano di successo per un prodotto che, benchè non essendo per nulla nuovo, punta a cambiare il modo in cui ci serviamo di altri servizi.
Una cosa è certa, nessuno è più bravo di Steve Jobs a stabilire dei trend di mercato, basti pensare la febbre del touch che ancora non si è placata a tre generazioni di iPhone di distanza, sicuramente, anche se non sarà Apple a dominare questo mercato, ieri è stata posata una pietra angolare.
Riprendere questo post tra un due-tre anni, sarà quantomai interessante, comunque vada.